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Scontro sulla destinazione della Fonderia Pal-Bertig. Maggioranza spaccata. L'opposizione: privilegiato l'interesse privato I consiglieri Angione e De Robertis rompono con la maggioranza
15 febbraio 2005

Questo comparto è rimasto finora sulla carta per i ricorsi dell'azienda al Tar contro sia il Prg sia il Piano 167. Il Tar ha respinto il primo ricorso, con cui la ditta chiedeva la modifica della classificazione dell'area da zona C (espansione) a zona B (completamento), ritenendo di aver subìto un trattamento peggiore rispetto agli altri opifici industriali dismessi, le cui aree sono state classificate proprio come di completamento. Ricordiamo che in tali aree B si attuano piani di recupero delle volumetrie esistenti (demolizioni e ricostruzioni o ristrutturazioni), incrementate di un ulteriore indice di fabbricabilità di 1,5 mc/mq. Il Tar, pur dando ragione al Comune, ha evidenziato che le richieste della Pal-Bertig possono essere recepite con l'applicazione dell'art. 34 delle NTA (Norme tecniche di attuazione del Prg), che stabilisce: nelle zone C (espansione) possono essere previsti interventi di conservazione e riqualificazione degli immobili esistenti. Su questa decisione la Pal-Bertig si è appellata al Consiglio di Stato, mentre è ancora in piedi l'istanza al Tar contro il Piano 167. Stando così le cose, il Comune ha elaborato una variante al comparto 17 e stralciato l'area della Pal-Bertig. In pratica, le palazzine ricadenti sul suolo della fonderia sono stati spostate altrove e, con lo stralcio, i proprietari dell'azienda potranno demolire i capannoni esistenti e costruire manufatti di pari volumetria. Inoltre, la Pal-Bertig con un “atto unilaterale d'obbligo”, si impegna a dismettere l'insediamento entro tre anni dall'approvazione definitiva da parte del Comune del progetto di conservazione o riqualificazione della zona, presentato dalla stessa azienda e a rinunciare a ricorsi legali. In caso di inadempienza scatta una penale di 200mila euro. Il dibattito in Consiglio Il provvedimento è stato contestato dall'opposizione, ma anche da parti della maggioranza. Secondo il consigliere Angione (eletto nella lista civica del sindaco), “gli atti unilaterali d'obbligo nei confronti della pubblica amministrazione sono nulli”, e ha chiesto invano il parere del legale che difende il Comune nei vari gradi di giudizio sull'opportunità o meno della variante e se tale provvedimento possa incidere sull'esito dei giudizi. Per il consigliere della “Margherita” Maria Sasso, con lo stralcio si va oltre la sentenza del Tar: “Si può prevedere un progetto specifico di riqualificazione dell'area Pal-Bertig nell'ambito del comparto, assoggettandolo alle norme che lo regolano”. A questa obiezione ha risposto l'ing. Parisi dell'Utc (ufficio tecnico comunale): “Non è possibile lasciare l'area nel comparto e applicare un indice di fabbricabilità che non consentirebbe di recuperare tutta la volumetria”. Già, cosa si farà nell'area stralciata, e quante sono le volumetrie in gioco? È stata la domanda evocata, cui l'assessore Uva non ha saputo o voluto dare una risposta: “Qui stiamo facendo pianificazione, adottando un comparto con l'allocazione in altra zona delle palazzine pubbliche e private e diciamo che l'area Pal-Bertig è normata secondo un articolo delle NTA. Quando Pal-Bertig presenterà un progetto di riqualificazione, verificheremo se le volumetrie sono quelle reali e se il progetto si attiene alle norme e leggi sull'edilizia”. Il futuro dell'area Di diverso avviso il consigliere Mauro de Robertis (ex Udc, oggi “Laboratorio politico”): “Devo sapere cosa si costruirà in quell'area e gli effetti che si determineranno nel quartiere, prima di votare il provvedimento. Non è questione di maggioranza o opposizione. Oggi con il proprio voto si dà una destinazione al rione Arbusto”. De Robertis ha puntato il dito sull'emergenza ambientale e sulle emissioni nocive della fabbrica, evocate dallo stesso assessore Uva, e chiesto una commissione d'indagine, preannunciando l'invio degli atti della seduta al Prefetto: “Non vorremmo che a Molfetta si creasse un caso Fibronit di Bari”. Per De Robertis l'assurdo è che l'amministrazione comunale parla di una fabbrica che emana sostanze nocive e, come atto consequenziale, adotta un provvedimento che consentirà di costruire nuovi palazzi attorno ad essa, in attesa che questa si trasferisca nell'Asi. Anche se sul trasferimento non ci sono tempi certi. Due maniere di progettare Gratta gratta alla fine sono emerse le idealità di fondo dei due schieramenti. Il consigliere De Bari (Forza Italia) nel suo intervento parla di ”atto che consente al privato di disporre di un suo diritto o meno che è consolidato e difeso dalla Costituzione e cioè la proprietà privata di una persona. Un signore ha realizzato delle volumetrie e noi le possiamo togliere, ma come lo paghiamo? Soldi per gli espropri non ci sono e quindi gli diamo le volumetrie”. Il consigliere de Bari parla chiaro: quando l'interesse pubblico entra in conflitto con quello privato, a Roma come a Molfetta (questo sì che è un “governo a rete”!, ndr), l'ente pubblico deve fare un passo indietro e lasciare che sia il mercato a regolare il tutto. La risposta del consigliere della “Margherita”, Nino Sallustio, è stata altrettanto chiara: “La pubblica amministrazione non può sempre rinunciare a governare questi processi e lasciare che i privati si organizzino nella sola e pura logica del mercato. Non stiamo parlando di quante palazzine si realizzeranno nell'area stralciata, ma dell'assetto ambientale di una zona. Avremmo preferito vedere assieme alla variante del comparto 17 un progetto di riqualificazione e recupero, un piano concertato con il privato e le sue esigenze di fare iniziativa economica e l'ente pubblico che deve tutelate gli assetti urbanistici della zona”. Alla fine il provvedimento è stato approvato con 18 voti favorevoli e 10 contrari e per l'ultima volta Angione e De Robertis si sono seduti nei banchi della maggioranza, perché hanno creato il gruppo autonomo “Laboratorio politico” con Centrone in attesa di schierarsi a destra o a sinistra, oppure decidere volta per volta le proprie posizioni: l'ultimo “capolavoro” politico di trasformismo a Molfetta. Francesco del Rosso francesco.delrosso@quindici-molfetta.it
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