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Regionali, tutti insieme separatamente
15 marzo 2015

Molfetta rischia, ancora una volta, a causa delle divisioni interne ai partiti e al clima di odio e contrapposizione che regna da tempo in città, di non avere alcun rappresentante nel prossimo consiglio regionale. È una città ormai «tafazzista» che ha perduto colpi negli ultimi anni di governo del centrodestra, proiettata in un’autarchia che più fascista non si può (basti per tutti l’esempio della gestione del porto, staccata dalla programmazione regionale), che continua ancora oggi con un’opposizione priva di idee, contraria all’inserimento nell’autorità portuale del levante, favorevole al distacco dalla città metropolitana e pronta a un’adesione alla provincia Bat o addirittura a quella di Foggia, come aveva ipotizzato il sen. Antonio Azzollini, preoccupato più del suo bacino elettorale che della crescita della città. Nella Bat, infatti, Molfetta sarebbe chiaramente emarginata, dopo che Barletta, Trani e Andria hanno raggiunto i loro equilibri e non permetterebbero a un terzo incomodo di modificarli. E mentre il porto continua a provocare danni economici e di immagine alla città, si assiste allo sgretolamento del centrodestra, un tempo compatto attorno al suo parlamentare e oggi proteso a demolirlo per cercare uno spazio autonomo, spingendosi perfino ai margini del centrosinistra, con un’operazione milazzista. Che cosa non si fa per una poltrona, unico obiettivo di una classe politica di basso livello, incapace di guardare al di là del proprio naso e delle proprie tasche! Non naviga in acque migliori il centrosinistra, anche qui per l’eccesso di protagonismo di qualche consigliere del Pd e per le fughe in avanti motivate da impossibili ambizioni personali, che non trovano riscontro né nella forza elettorale, né nel consenso dei cittadini, che con l’elezione di Paola Natalicchio a sindaco, hanno dimostrato di puntare al cambiamento, per cercare di risollevare Molfetta. Ed è quello che lo stesso sindaco sta cercando di fare, con tutte le difficoltà dovute alla situazione di degrado ereditata dal centrodestra, dalla scarsità di risorse economiche e di tagli governativi agli enti locali e soprattutto di fronte alle aspettative di chi crede che il cambiamento possa realizzarsi da un mese all’altro. Insomma, c’è chi pensa che Fata Paoletta, come la definiamo nella significativa vignetta di Michelangelo Manente di questo mese, sia il sindaco dei miracoli che, con un colpo di bacchetta magica, possa risolvere la questione del porto, la disoccupazione, asfaltare tutte le strade e rilanciare l’edilizia. Con quali risorse? Con quali mezzi? Già riuscire a fare l’ordinaria amministrazione, trascurata per 10 anni, sarebbe un grosso risultato politico, perché riporterebbe la città in equilibrio, per permettere la programmazione futura. Ma l’invidia, presente nel Dna dei molfettesi, gioca un ruolo determinante in una città che era avviata alla decadenza, dopo i fasti del passato. Ma era proprio necessario precipitare così in basso, per sperare nella rinascita? E siamo sicuri che non si voglia precipitare ancora più giù, azzerando tutto per poter puntare a un impossibile riscatto in una società e in un’economia fortemente globalizzata? Così, pensano in molti, se la fatina non fa i miracoli, che bruci come Giovanna d’Arco. È disarmante la semplificazione politica di una città ridotta ad una classe dirigente di basso profilo, che ha dimenticato le vette qualitative  di qual che decennio or sono. Così i consiglieri comunali e gli esponenti politici sembrano navigare a vista o quantomeno si mantengono in stand by in attesa del risultato delle elezioni regionali, che potrebbero modificare anche gli equilibri cittadini. Intanto non riusciamo ad eleggere alcun rappresentante nella città metropolitana per le divisioni nel centrodestra e per i franchi tiratori (che tutti conoscono) nel centrosinistra. E ci avviamo alla stessa prospettiva per il prossimo consiglio regionale, ma anche per il Parlamento, considerato l’esaurimento dell’era Azzollini, ormai osteggiato anche dai suoi e rimasto solo, come Berlusconi, con il cerchio magico della Nutella. Il fatto stesso che a pochi giorni dalla scadenza della presentazione delle candidature per l’elezione regionale di maggio, non ci siano ancora nomi sicuri, è una conferma dell’incertezza che regna dei due schieramenti. Cerchiamo di vedere quelle che sono, ad oggi, candidature e possibili scenari. Nel centrodestra non esistendo più il dominus Azzollini, si presentano tre schieramenti: Nuovo centrodestra, Forza Italia, e quello che potremmo definire “fritto misto”. Per quanto riguarda il partito di Alfano, al quale, appartiene l’ex sindaco, senatore, presidente, almeno per ora (si è parlato, infatti, di un suo rientro in Forza Italia, con il solito fiuto e tempismo per il carro del vincitore, ora che Berlusconi è stato riabilitato e si prepara a tornare in campo con l’aria del vendicatore, pronto a tagliare con un colpo di sciabola i «traditori » schierati con Fitto), non vengono fatti nomi. La morte dell’amico fedelissimo di sempre, Antonio Camporeale, consigliere uscente, ha spiazzato Azzollini che avrebbe confermato questa candidatura. Oggi la situazione è diversa: c’è l’aspirante Luigi Roselli, ex assessore comunale, ma il senatore preferirebbe qualcuno della sua stretta cerchia, che possa essere la sua diretta proiezione. E chi meglio di Caterina Sallustio può rappresentare il candidato ideale? Ma c’è un altro candidato in pectore, che potrebbe risultare outsider: l’avvocato Isabella de Bari, figlia del compianto assessore del Pci, Donato, passata a destra col fratello il commercialista Giusi, presente nel cerchio magico. Sarebbe questo il coniglio che il prestigiatore Mandrake, tirerebbe fuori dal cilindro, lasciando a bocca amara Roselli, spintosi perfino a praticare un’opposizione cattiva e poco costruttiva, per guadagnarsi i galloni? Poi c’è il gruppo dei giovani di Forza Italia diviso fra chi è pronto ad appoggiare il bitontino Domenico Damascelli, vice coordinatore provinciale del partito e chi invece, vuole sostenere Saverio Tammacco nella sua lista «fritto misto » di destra-sinistra con appoggio alla candidatura alla presidenza di Michele Emiliano. Nella frittura finirebbe anche il gruppo Lillino Di Gioia e Annalisa Altomare (che non può candidarsi perché incompatibile con l’attuale ben remunerato incarico di direttore sanitario di cliniche private e sperava forse di essere recuperata come assessore alla sanità, ipotesi che Emiliano riservando a sé la delega, ha fatto sfumare). Sarebbe questa la prova del cosiddetto grande centro, pronto, dopo le regionali, a mettere in crisi la giunta Natalicchio, per portare a palazzo di città il fritto misto centro-destra-sinistra, magari col sostegno di Piero de Nicolo. Il duo centrista Di Gioia-Altomare sta ipotizzando le candidature di Serena La Ghezza, ex assessore comunale allo sport e di Leonardo Siragusa, sempre a caccia di una poltrona che non arriva. Certamente quest’ultimo non ha alcuna chance di essere eletto, ma potrebbe rimediare qualche contentino, come premio per i voti portati. Sul fronte del centrosinistra la situazione non è migliore. Tommaso Minervini, da troppo tempo in panchina, aspira a rientrare in campo, ma non trova un allenatore che lo sponsorizzi. Lo stesso Nichi Vendola, patron di Sel, non lo vedrebbe candidato vincente e, forse, preferirebbe dare il suo sostegno all’assessore uscente Guglielmo Minervini, che non si candiderebbe nel Pd (vista l’ostilità di Emiliano), ma con una lista autonoma di area Pd e filo vendoliana. Ecco perché Tommaso, nella eterna guerra con l’altro Minervini, ha deciso di effettuare una fuga in avanti candidandosi con Sel e facendo sostenere tale candidatura dal partito, che però non è compatto sul suo nome. Insomma, tutti insieme separatamente, per un’altra sconfitta della città.

Autore: Felice de Sanctis
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