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Radio Bari nell’Italia liberata raccontata da Vito Antonio Leuzzi all’Aneb
15 maggio 2019

Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, dalla Puglia partì la lotta per la liberazione dal nazifascismo e Radio Bari, prima radio libera di tutta l’Europa continentale, raccontò, come sottolinea questa la decisiva svolta dell’Italia, contrastando le radio di regime dell’epoca (Radio Berlino e Radio Monaco) e costituendo un punto di riferimento per i resistenti italiani, dal settentrione d’Italia fino ai Balcani. Se il New York Times l’11 settembre del ’43 poté dare in prima pagina la notizia degli sbarchi degli alleati a Taranto fu grazie al lavoro di Radio Bari. E se Radio Bari poté trasmettere dopo l’8 settembre di quell’anno fu grazie all’eroica difesa delle infrastrutture della città il 9 settembre, giorno di gloria della Resistenza meridionale, da parte di civili e militari. Insomma Radio Bari giocò un ruolo fondamentale in quella che fu definita definito la “guerra delle onde”. L’Aneb (Associazione Nazionale Educatori Benemeriti) sezione di Molfetta, presieduta dal prof. Michele Laudadio, ha organizzato una videoconferenza dal titolo “La radio dell’Italia liberata”, relatore il prof. Vito Antonio Leuzzi, autore del libro “Radio Bari nella Resistenza italiana” scritto con Lucia Schinzano. E’ stata una serata di storia e di cronaca regionale per ricordare un periodo particolare della resistenza Italiana vissuto dal Sud. Leuzzi ha illustrato le vicende relative alla radiofonia dell’Italia libera nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre 1943, quando Radio Bari, salvata dalle distruzioni naziste, trasmise le prime notizie relative alla situazione del Regno del Sud e alle forme spontanee di resistenza contro il nazifascismo. Il recupero dei testi delle trasmissioni politiche-culturali (tra cui quelli di Michele Cifarelli, Benedetto Croce, Alba de Cespedes, Tommaso Fiore, Aldo Moro e altri) offre un quadro unico e d’insieme delle potenzialità del mezzo radiofonico e del suo apporto al processo di liberazione nazionale. Il prof. Leuzzi ha sottolineato l’importanza della informazione in una società come quella italiana dell’epoca fascista e della seconda guerra mondiale. Radio Bari divenne la radio dell’Italia liberata e fornì agli Italiani tutte le notizie sul reale andamento della guerra e sulle tragiche condizioni del paese che il fascismo occultava. Non sono mancati riferimenti ai tragici bombardamenti di Bari del 1943 e del 1944 che tante vittime provocarono e, i cui effetti, dal punto di vista dell’inquinamento marino, sono visibili ancora oggi. Tra i programmi sarà trasmesso «L’Italia combatte», bollettino quotidiano che informava gli ascoltatori di tutto il paese sulla situazione della guerra e cercava di coordinare l’azione partigiana grazie alla diffusione dei comunicati del comando alleato e di numerosi messaggi in codice. «Radio Bari – racconta ancora lo storico Leuzzi – divenne nei primi anni successivi alla liberazione un modello e un punto di riferimento per le radio di tutta Europa. La sua importanza sul piano strategico, militare e culturale fu straordinaria». Leuzzi ha parlato, inoltre, inoltre dell’importanza della lotta armata a Bari, messa in atto già dal 9 settembre, per la difesa del porto cittadino: episodio che vide protagonisti le donne e i ragazzi di Bari Vecchia; in particolare le donne, con le loro grida, attirarono l’attenzione del Generale Bellomo, che intervenne mettendo in fuga i tedeschi. I nazisti batterono in ritirata facendo vittime tra i civili (un’anziana contadina di Locorotondo e dei vigili a Barletta) e tra i militari italiani (a Murgetta Rossa e a Valle Cannella); inoltre “avvelenarono i pozzi”: minarono infatti alcuni ponti dell’acquedotto pugliese, causando un blocco nell’erogazione d’acqua per alcune settimane, e fecero saltare in aria una fabbrica di aggressivi chimici a Foggia, dando vita a problemi di contaminazione così seri da ripresentarsi ancora nel dopoguerra. Il prof. Vito Antonio Leuzzi attualmente è direttore dell’Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, nonché collaboratore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “La Repubblica” e “Il Corriere della sera”.

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