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Quando la pesca era amore per il lavoro col saluto alla Madonna prima di partire
15 settembre 2020

Il segreto è cogliere i regali che la vita offre. Il segreto è gioire per la fiducia quando ti affidano la storia della propria vita. «Oggi ultimo giorno di fermo biologico – dice Domenico Facchini –. Stasera si riprende il mare, la pesca, il lavoro. Per anni, tanti tanti tanti, questa giornata ha avuto per me il “sapore” dell’ultimo dell’anno. Mi pareva di respirare l’aria carica di emozioni e desideri e buoni propositi e bilanci e gioia mista ad una vena di tristezza. Il pensiero era a “domani”, come fosse il primo giorno del nuovo anno. Quasi mai, forse mai, la sera della ripresa del lavoro venivo al porto a “mollare gli ormeggi” alle barche, alle nostre barche perché per un bel po’ erano due. Era un gesto scaramantico, pensavo: “faccio l’armatore a terra ed è brutto mollare gli ormeggi, sembra quasi volerli spingere verso un anno di lavoro”. Però al porto ci venivo, di nascosto, e senza farmi vedere aspettavo che le sagome delle barche imboccassero l’uscita del porto e poi a seconda della loro rotta mi spostavo lungo la litoranea, di levante o di ponente, per seguirle con lo sguardo e accompagnarle con i miei pensieri, sogni, speranze... Ricordo quando “le barche” lavoravano nello Jonio con base Taranto e Crotone, era bella la tradizione, una volta uscito il porto, fare un giro su se stesse e puntare la prora verso la “Madonna”, la basilica della Madonna dei Martiri in segno di devozione, saluto, preghiera e poi riprendere la rotta che le portava lontane da Molfetta per un anno intero fino al successivo fermo biologico... Chissà cosa passava nella mente dei marinai in quegli attimi. Ora non so se la tradizione viene ancora mantenuta. Io mi godevo con gioia e orgoglio questo momento “spiando” le barche, la Vittoria Terza e la Maria Domenica, dalla “punta del molo”, dove ora non si può più arrivare a piedi... ...quest’anno tutto questo non ci sarà più». Post del 30/08/2020 di Domenico Facchini su FB. «Vedi Beatrice, tuo padre e mio padre, nei rispettivi lavori legati al mare, erano uomini d’altri tempi e non sarebbero sopravvissuti a questo modo di lavorare». Domenico Facchini è uno che non si nasconde e che non nasconde i suoi sentimenti, il suo dolore per un sogno che non è proseguito, che è ad un pit stop ma che riprenderà la corsa appena possibile. Pluripremiato per un’utopia che è diventata realtà, portare il pescato fresco direttamente sulle tavole dei consumatori, raccoglie ricordi e delusioni. “Fish all days” il sogno di una pesca moderna, rispettosa dell’ambiente, dei lavoratori e dei consumatori, si è fermato. Facile attribuire colpe al coronavirus, ma i motivi reali sono da imputare a dinamiche pregresse più complesse. «Molfetta conta una flotta vecchia anagraficamente, non c’è ricambio generazionale, non c’è il turn over dei capitani che vanno in pensione e le giovani leve, poche in realtà, prendono il largo con imbarcazioni di altre marinerie. La flotta molfettese contava circa 150 imbarcazioni, ora circa 40. Si registra un aumento della piccola pesca che ha modalità diverse da quella dei motopescherecci di grossa stazza. Non comprendo il mancato interesse nel proseguire tradizioni familiari per un’attività che si è “modernizzata” e che ha reso lo standard a bordo molto più confortevole oltre ad un tempo di permanenza in mare che si è ridotto a quattro giorni e reso le operazioni di pesca più agevoli. Molfetta, in fondo, è una piccola città di provincia e “Fish all days” ha rotto stereotipi atavici che nessuno deve osare cambiare. Basti pensare alla modalità anacronistica con cui si svolgono le aste per la vendita del pescato portato nel nostro moderno mercato ittico. Non è il venditore che impone un prezzo di vendita ma è egli stesso che chiede all’eventuale compratore: Quanto mi vuoi dare? E’ evidente che questa modalità di vendita dequalifica un lavoro e una categoria che devono essere preservati poiché hanno come fine ultimo la tutela del consumatore. Fish all days permetteva di avere pesce fresco a prezzi contenuti, pesce ordinato appena pescato e consegnato a domicilio senza spese aggiuntive, con consumatori fidelizzati che avevano imparato a riconoscere etichette e caratteristiche organolettiche. Un successo che non mi è stato perdonato. I primi anni iniziati nel 2013 hanno avuto consistenti consensi, gli anni 2017-2018 sono stati gli anni migliori, mentre già a fine gennaio 2019 arrancavo. L’avvicendarsi di equipaggi che hanno inseguito incarichi erroneamente giudicati più remunerativi, mi ha costretto alla vendita dell’imbarcazione, senza possibilità di ripensare ad una ripartenza immediata, il cui obiettivo primario era, appunto, la vendita diretta, ma che sicuramente riprenderà su una base operativa diversa ma con gli stessi consolidati punti di forza. Ho creato qualcosa dal nulla e col nulla, senza alcun aiuto economico, rispettoso delle regole, sia per gli input che Giovanni, mio padre, mi ha trasmesso, sia perché il non rispetto delle regole comporta un impegno difficile da mantenere. Ciò che mi gratifica è il sostegno dei consumatori rimasti “orfani” di un servizio che aveva permesso di allacciare rapporti umani che non si sono interrotti. Uno dei punti di forza di “Fish all days” era il rispetto del disciplinare dell’Università di Bari - Istituto di Veterinaria, il quale rispettato da noi in pieno insieme all’accorciamento della filiera di ben 8-9 passaggi prima di arrivare sulle tavole dei consumatori, certificava la salubrità del pescato nonché di tutti gli altri parametri nutrizionali. Corre l’obbligo precisare che il pesce venduto attraverso canali tradizionali non è “meno fresco” di quello di Fish all days ma, consegnato direttamente al consumatore aveva sapori diversi, era più buono come asserivano i miei clienti». Ci sono sogni che tolgono il sonno, ci sono menti che ospitano idee grandi e ci sono uomini che non si accontentano ma accolgono le sfide. Sono i sognatori. Cosa sarebbe il mondo senza di loro? A volte ci si ferma solo per raccogliere le forze per ripartire. A Giovanni, Antonio e a tutti i galantuomini che, in un altro mondo, vegliano sui propri figli, scrutando il vento, aspettando l’ora migliore per accendere i motori, puntare la prua verso la Basilica e virare verso il mare aperto. E a Domenico Facchini, un sentito ringraziamento per avermi affidato i suoi pensieri, nel nome di un’antica amicizia che ha unito i nostri padri e che prosegue oltre la vita. © Riproduzione riservata

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