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Natale Addamiano alla notte europea dei ricercatori
15 ottobre 2019

Grande successo ha riscosso l’originale personale di Natale Addamiano presso le Grotte di Castellana, in occasione della Notte Europea dei Ricercatori, il 27 settembre 2019. Un evento di notevole risonanza, che ha veduto l’organizzazione di un allestimento dal percorso durato per poche ore, con le tele dell’artista incastonate nella splendida cornice naturale castellanese, tra le rocce e gli anfratti. L’esposizione ha avuto luogo grazie all’impeccabile organizzazione dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) “Saverio de Bellis” di Castellana, orchestrata dal direttore scientifico, il prof. Gianluigi Giannelli e dal suo staff. L’Istituto ha aderito alla Notte Europea dei Ricercatori con il progetto ERN-Apulia, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito delle azioni Marie Sklodowska Curie. Alla realizzazione dell’allestimento, per il quale è stato anche prodotto un catalogo, hanno contribuito Dep Art Gallery di Antonio Addamiano e Avangart di Nicolò Giovine e Sebastiano Pepe. La serata è stata presentata da Stefania Losito e resa ancor più suggestiva, nel coinvolgimento di più esperienze sensoriali, dalle performance recitative e coreografiche condotte dall’attrice Giusy Frallonardo. Per l’occasione Natale Addamiano ha dedicato alle grotte alcune evocative tele, tra cui si segnala quella che mostra la Grave, voragine a cielo aperto (teatro dell’Introduzione e della Conclusione dell’evento), illuminata da un rasserenante notturno lunare. La luce rivela le bellezze di una natura petrosa; le ombre fasciano la roccia, mentre due stalagmiti, seminascoste, si innalzano dal suolo divenendo, con il loro candore, una sorta di apparizione e di sorgente di inattesa e splendente luminosità. Così, nel grembo della Terra, che Heidegger definiva la “custodente” e proteggente, si rivela improvvisa ed eterea allo sguardo una forma armoniosa. Talora il paesaggio delle grotte è visto come garbuglio ed è allora che l’ocra, colore molto caro alla tavolozza di Addamiano negli anni Settanta, riaffiora a suggerire un’idea di calda preziosità. In altri casi, il silenzio, la disposizione delle stalagmiti quasi a delimitare una sorta di recinto sacro (un temenos, insomma), e poi le ombre che si allungano a suggerire la presenza di un’indisturbata divinità, finiscono con il conferire un carattere etereo e mistico a quei luoghi. Accanto alla rappresentazione delle grotte, Addamiano ha esposto anche alcuni cieli e cieli stellati, a complemento dello slancio verso l’infinito che connota le sue opere e ne determina il senso di spazialità. Poche variazioni nella composizione, ma continui arabeschi nelle cromie e nelle percezioni, che conducono ad “astrazioni dal paesaggio”. Profondo è il senso dell’atmosfera, cui concorrono le nubi – ora stracci lattiginosi ora macchie scure, che però non turbano – e le variazioni di luminosità degli astri, ciascuna legata alla dimensione e alla distanza dall’osservatore. In quei cieli talora si possono leggere inscritti dei nomi: numi tutelari per l’arte come Mozart o Wagner, ma anche gente comune, cara all’artista. Artista che restituisce una dimensione pacificata del cosmo. L’azzurrità domina ed è tramata di luce. Talora la reversibilità mare-cielo suggerisce l’idea di un universo sconfinato che non “spaura”, perché l’io se ne sente parte. L’io non ha nemmeno bisogno di rappresentarsi, perché si identifica nelle costellazioni, nelle chiome degli alberi, nelle scie luminose sulla superficie equorea. Francescanamente nell’universo si specchia e lo ama in ogni sua forma di vita.

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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