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Molfetta, maggioranza sull'orlo di una crisi... di nervi
16 gennaio 2016

MOLFETTA - Dieci giorni fa vi abbiamo raccontato della spaccatura interna al Partito Democratico, con la volontà, mai smentita, da parte della consigliera comunale del PD Annalisa Altomare e del suo gruppo di consiglieri, Sergio De Pinto e Lia de Ceglia, di votare contro la sua amministrazione di centrosinistra per far cadere il sindaco Paola Natalicchio. E nella stessa prospettiva sarebbe l’altro consigliere Roberto La Grasta, dimessosi dalla presidenza della commissione Affari generali e firmatario di una lettera con il gruppo Altomare/Di Gioia contro la segreteria del suo partito retta da Piero de Nicolo. Anche questa circostanza non può certamente essere smentita.

Ma i malumori non riguarderebbero solo il Partito democratico. Anche il consigliere di “Signora Molfetta”, Onofrio Pappagallo, assente ingiustificato negli ultimi due consigli comunali sarebbe pronto a prendere le distanze dal Sindaco nella cui lista è stato eletto.
E qualcuno parla di mal di pancia anche nel gruppo di Sel, con Tommaso Minervini fuori dai radar e un processo di passaggio problematico verso Sinistra Italiana, la nuova formazione politica che si sta costituendo a Roma. Insomma, il momento non è dei migliori per la maggioranza che sostiene la giunta Natalicchio, priva di rappresentanti di Democrazia è Partecipazione, il movimento civico che conta due consiglieri comunali, che dalle regionali è in cerca di una definita identità politica.

Negli ultimi giorni la situazione si sarebbe ulteriormente complicata. Queste spaccature hanno spinto gli esponenti del centrodestra a cercare una sponda con Annalisa Altomare e a contattare tutti i malpancisti, da Sel a Centro democratico, in cerca di una sponda per dare la definitiva spallata all'amministrazione. Ci sono state anche riunioni che avrebbero visto allo stesso tavolo esponenti dell'opposizione e quelli che avrebbero dovuto essere i sostenitori della maggioranza pronti alla congiura.
E' intanto tornato in auge il più grande oppositore di Paola Natalicchio, proprio il senatore Antonio Azzollini che passata la paura degli arresti domiciliari per il caso della Divina Provvidenza, è in cerca di rivincite con ogni mezzo, dopo la bruciante sconfitta di giugno 2013. Alla sua corte è tornato Mariano Caputo, stanco degli imbarazzi di Saverio Tammacco, che ricordiamo nelle ultime elezioni regionali è stato nelle liste della coalizione di centrosinistra a sostegno di Michele Emiliano. E proprio dirette a Michele Emiliano sono state le parole più dure rivolte dal Senatore di centrodestra in occasione del tradizionale incontro con i suoi sostenitori al Garden Hotel. Naturalmente dopo quelle al Sindaco Natalicchio, contro cui Azzollini ha fatto capire di essere disposto a usare ogni mezzo. Da quello giudiziario, con una serie di denunce sull'operato dell'amministrazione, a quello di scendere a patti con Annalisa Altomare e Lillino Di Gioia, lo stesso che ha dedicato negli ultimi anni durissimi manifesti e parole contro il senatore. Ma come si dice il nemico del mio nemico è mio amico. E a oltre settant’anni la coerenza politica non è più una virtù nemmeno per un vecchio democristiano. E che coerenza può avere, si chiedono i cittadini di Molfetta, una consigliera comunale come Annalisa Altomare che vota contro il proprio partito e la propria maggioranza? E soprattutto quale credibilità e affidabilità può avere chi assume questi comportamenti disfattisti, tesi solo a demolire e non a costruire contro gli interessi della città e contro il voto popolare dei cittadini?
Il testo unico per gli enti locali disciplina lo scioglimento del consiglio comunale in caso di mancata approvazione nei termini del bilancio e di dimissioni contestuali di oltre la metà dei consiglieri democraticamente eletti. E starebbero congiurando proprio per quest'ultima ipotesi. Agli otto consiglieri dell'opposizione servirebbero altri 4 consiglieri della maggioranza. Altomare e De Pinto presenti. Tocca bussare alle altre porte. L'approssimarsi della finestra elettorale di primavera sta eccitando gli animi e moltiplicando le fantasie politiche.
Facendo cadere il Sindaco Molfetta sarebbe costretta al terzo commissariamento negli ultimi cinque anni. Un record conteso da Comuni nei quali i problemi sono le infiltrazioni mafiose e non certo gli le spaccature interne ai partiti politici.
Il Sindaco Natalicchio ha dichiarato già nell'intervista pubblicata in esclusiva sul numero di gennaio della rivista “Quindici” che non è disponibile ad altri allargamenti politici dopo il passaggio di Lia de Ceglia nel PD né a giocare al ribasso, soprattutto sul programma di governo. Che cosa succederà nei prossimi giorni? Chi la spunterà? Se il complotto al quale sta lavorando Annalisa Altomare dovesse fallire sarà espulsa dal Partito? La segreteria provinciale saprà essere conseguente? E cosa accadrà nel prossimo consiglio comunale?

UN’ANALISI APPROFONDITA DI QUESTE SINGOLE QUESTIONI POTRETE LEGGERLE NEL NUMERO DELLA RIVISTA MENSILE “QUINDICI” DI GENNAIO DA QUESTA MATTINA NELLE EDICOLE.  

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Autore: Felice de Sanctis
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Elettore molfettese, non abbiamo il dovere di rispondere, se dovessimo farlo per tutti i commenti e giustificare i nostri comportamenti, passeremmo la giornata al computer. Ogni tanto facciamo un'eccezione, anche per quelli che come lei continuano a non voler capire. Ma sa che lei ha una bella faccia tosta? Intanto prima di fare la morale a noi, cerchi di vergognarsi, non crede di essere un po' vigliacco, perché si presenta come un anonimo e quindi esprime il pensiero di chi? E pretende la pubblicazione? Poi quello che lei scrive è un falso e noi lo sappiamo e certamente non possiamo contribuire alla pubblicazione di una cosa non vera, come sa anche lei, perciò si nasconde dietro l'anonimato. Pensiero unico? Non lo pensiamo: se altri non vogliono dialogare con noi civilmente, non è colpa nostra, ma loro. Gli imbecilli e gli arroganti non ci interessano. Quelli che ci insultano, li combattiamo. Dobbiamo quantomeno difenderci. Quelli che vogliono dialogare intelligentemente e correttamente, anche da posizioni diverse, li ospitiamo, come è già avvenuto in passato. Ma oggi c'è il pensiero unico dall'altra parte: o pubblichi quello che scriviamo noi, senza commentare (insomma una specie di velina fascista), oppure non ti consideriamo. E' come quel tipo che per punire la moglie che lo tradiva, si taglia gli attributi. Negli anni scorsi a Molfetta, ma anche in Italia, si è seminato odio, si è divisa la popolazione e questi sono i risultati. Noi combattiamo tutto questo, vorremmo dialogare, ma non troviamo interlocutori disposti a mettere in discussione anche il loro pensiero (anche a sinistra ci sono gli intransigenti che non accettando che li si possa criticare: del resto non esiste più destra e sinistra, ma persone intelligenti e tolleranti e no). Noi abbiamo la coscienza a posto, non ci interessa la politica, né abbiamo fini di lucro, ma solo il bene della città e sosteniamo chi opera in questo senso per il bene comune. Questo è anche il compito di un giornale e continueremo a farlo. Le critiche servono a migliorare le situazioni e la libertà di opinione serve anche a questo. E' la democrazia. E' la stampa, bellezza! Se non le piace, non possiamo farci nulla. Soddisfatto ora signor nessuno? Lei a quale categoria appartiene?

Al di fuori della politica l'uomo ha fatto miracoli: ha sfruttato il vento e l'energia, ha trasformato sassi pesanti in cattedrali, è riuscito a controllare e vincere quasi tutte le malattie, ha cominciato a penetrare i misteri del cosmo. “In tutte le altre scienze si sono registrate notevoli progressi” ebbe a dire una volta John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti “ma non in quella del governo, la cui prassi è rimasta immutata.” Esistono quattro tipi di malgoverno, spesso combinati fra loro: la tirannia, l'eccessiva ambizione, la inadeguatezza e la decadenza, e, infine, la follia o la perversità. Ma follia e perversità, potrebbe obiettare qualcuno, fanno parte della natura umana, e allora per quale ragione dovremmo aspettarci qualcosa di diverso dagli uomini di governo? La follia dei governi preoccupa perché si ripercuote con effetti più negativi su un maggior numero di persone; di qui l'obbligo per i reggitori di stati di agire più degli altri seconda ragione. Tutto ciò è risaputo da tempo immemorabile, e allora perché la nostra specie non ha pensato a prendere precauzioni e a cautelarsi? Qualche tentativo è stato fatto, a cominciare da Platone, che propose di creare una categoria di cittadini destinati a diventare professionisti della politica. Secondo lui la classe dominante, in una società giusta, doveva essere costituita da cittadini che avevano imparato l'arte di governare, e la sua soluzione, affascinante ma utopistica, erano i re filosofi: “Nelle nostre città i filosofi devono diventare re, oppure chi è già re deve dedicarsi alla ricerca della sapienza come un vero filosofo, in modo da far coesistere in una sola persona potere politico e vigore intellettuale.” Fino a quando ciò non fosse accaduto, riconosceva Platone, “le città e, io credo, l'intero genere umano non potranno considerarsi al riparo dai mali.” E' così è stato.




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