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Molfetta, il centro-sinistra cerca la svolta 'comune' Nel secondo incontro, tra le varie anime del centro sinistra, è emersa la necessità di smussare gli angoli delle diversità tra Pd, Sel e Rifondazione Comunista mettendo al centro del programma i cittadini; questa l'unica via per formare una alternativa credibile al centro destra
18 dicembre 2010

MOLFETTA – Giovedì c’è stato il secondo incontro tra le diverse forze del centro sinistra molfettese, Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione Comunista.
Incontro che segue al precedente del 26 novembre sul percorso di costruire un ‘cantiere comune’ tra i tre partiti per arrivare a formare un fronte compatto, ovvero una valida alternativa di governo della città, in vista delle elezioni del 2013, se ovviamente la terza legislatura di Berlusconi non finirà prima. Il tempo, se si dovesse andare alle urne in primavera, obbligherà a forzare i tempi di questo cammino comune del quale si stanno cercando di porre le basi proprio in questo periodo. Aldilà del tempistiche non sarà un lavoro facile eliminare diversità ideologiche, individualismi, o altri stop per un programma unitario.
Se però si pensa all’obbiettivo fondamentale, “Arrivare a governare per il bene della gente con modalità diverse da quelle attuali” c’è la speranza che quel cantiere diventi la “Città che vogliamo” anche per Molfetta e non solo per chi dopo anni sta tentando seriamente di ricostruire qualcosa che anche in Italia manca ormai da troppo tempo. Un partito, che diventi maggioranza od opposizione non importa, ma un partito senza contraddizioni, cricche interne, falsi moralismi che sappia rivolgersi alla gente rispettandola ricordandosi il motivo del suo mandato e il significato vero di fare ‘politica’. Forse, anzi sicuramente, qualcosa che non è mai esistita nella storia del nostro Paese ma se le motivazioni, le spinte e l’entusiasmo di base sono condite da quella etica pura che per molti è utopia, ne basterebbe poca a dire il vero, tutto è ancora possibile per riportare la città ad uno stato di ‘normale amministrazione’ e non amministrazione normale, quella presente ovunque.
Tornando all’incontro molti e interessanti gli interventi che si sono succeduti. Interventi apparentemente diversi e contraddittori ma ad una lettura finale un ideale filo di idee che se ben intrecciate possono formare una ottima ragnatela: elastica e resistente…
Seguono le parole dei presenti.
Giovanni Abbattista, segretario del Pd cittadino, ha aperto e chiusi le tante voci del coro. «L’incertezza del momento che viviamo non sapendo quando si andrà a votare – ha cominciato il segretario – ci spinge a farci trovare pronti già in primavera. Le modalità con cui intendiamo proseguire sono il primo nodo da sciogliere. Come riallacciare il filo con i cittadini e quindi quali le modalità di rapportarci a loro nel presentare il nostro futuro programma?».
Domanda ovviamente provocatoria che ha portato in molti sul ‘palco’.
Per Vito Copertino, professore universitario, partendo dalle diverse problematiche dell’Italia (vedi ad esempio la lotta universitaria contro il Ddl Gelmini), che si rispecchiano in quelle locali di Molfetta, ha sottolineato che una nuova presa di coscienza dei cittadini comincia ad esserci, e ciò rappresenta un terreno fertile su cui agire. E a Molfetta i problemi non mancano, ha fatto notare, Copertino, come il saccheggio del territorio, la disoccupazione etc etc.
«Bisogna dare alla gente contributi di dettaglio – specifica il professore – e diventare un loro punto di riferimento pronto ad accogliere le loro richieste o iniziative. Cancellare le ideologie il primo passo da fare per porsi su un piano più concreto e pragmatico».
Lo studente universitario Nicolo Aurora ha fatto notare la mancanza di forze fresche ma soprattutto nuove. Personalità che sappiano portare nuovi contributi e metodologie d’azione, ciò che la ‘vecchia’ classe dirigente dei partiti non è più in grado di fare.
A seguire Antonello Zaza, Rifondazione comunista, ha posto il ‘metodo prima del merito’.
«Dobbiammo connetterci con ciò che si muove – l’analisi del politico – fino a raggiungere la gente nei quartieri, nei comitati, e altro per conoscere a fondo le loro esigenze. Per questo servono iniziative di vario genere per avviare un reale confronto con chi ha il vero potere di cambiare le cose e non è più consapevole, oppure sfiduciato, confuso, allontanato. Incontrare i cittadini nonostante il loro pessimismo e malcontento giustificato e renderli partecipi concretamente per fargli capire che la cosa pubblica può essere gestita in maniera diversa e più trasparente possibile».
Certo la politica di questi ultimi anni ha distrutto quella poca fiducia del cittadino nelle istituzioni ma…«Dobbiamo smuovere le coscienze- prosegue Zaza -recuperando la loro sfiducia ad uno ad uno per arrivare a mille e poi oltre partendo prima dai problemi concreti come quelli delle buche. Perché noi della sinistra ‘non si è mai parlato’ di buche? Abbassare il tono intellettuale raggiungendo i problemi di ogni giorno del cittadino anche e soprattutto con la pubblica amministrazione». L’intervento di Zaza il più acuto e ascoltato come la sua teoria del come arrivare ‘dalle buche ai buchi neri dell’amministrazione’ coinvolgendo gli abitanti stessi nella risoluzione dei problemi. Questo perché il potere di chi ha i soldi è illimitato e troverà sempre consensi quando non pone nessun ‘no’ alle richieste del suo seguito elettorale.
«Non appartengo ad alcun schieramento – chiarisce subito il medico Gennaro Gadaleta – ma mi trovo nell’urgenza di partecipare alla politica per contribuire alla caduta dell’attuale fascismo che ci governa, questo berlusconismo strisciante che anche qui a Molfetta ha trovato linfa da succhiare. A questa coalizione di centrosinistra serve la partecipazione attiva delle persone. Inoltre credo che per affrontare un problema bisogna conoscerlo bene fin dalle sue radici e i politici conoscono ben poco di questa città. Inoltre strumenti di consultazione in passato usati e tuttora esistenti, come l’Agenda 21, devono esssere studiati a fondo. La cittadinanza deve essere inserita in qualche modo all’interno della macchina amministrativa per rendere la partecipazione reale e la gestione trasparente…».
Francesca La Forgia, Sel, ha proposto più coinvolgimento di movimenti, associazioni, comitati, e singoli cittadini e concepire assieme a loro un programma che venga seguito insieme anche dopo la partita elettorale. Allargare inoltre i temi affrontati per una platea maggiore di gente: parlare di pace, accoglienza, problemi di genere ( maschile o femminile), innescando processi partecipativi di routine.
«Il partito deve inchinarsi alla gente – parla con decisione Giuseppe Percoco, segretario dei giovani del Pd – cedendo alla loro sovranità come la Costituzione ci ricorda. Dobbiamo cancellare questo scollamento tra società civile e classe dirigente scollandoci dalle sedie e andando incontro alle persone per la strada e partire subito con azioni concrete». La politica com’era concepita una volta torna nelle parole del più giovane…
Antonello Mastantuoni, presidente del circolo Legambiente di Molfetta, è sembrato il più ideologo e lontano dalla realtà mentre la sua visione è ben ancorata al reale con previsioni di quello che sarà Molfetta, l’Italia e il mondo nel prossimo futuro ma certe logiche ambientali, che vanno a toccare certi tasti dell’economia, non sono ancora ‘percepite’ o semplicemente capite per mancanza di una informazione corretta e capillare.
«Andiamo verso il futuro senza saper guardare al passato – ha precisato Mastantuoni – La gente non distingue il Pil dalla felicità per ignoranza e mancanza di chiarezza delle fonti d’informazione. In Italia lo sport del calcio contribuisce al 3% del Pil a fronte di un contributo del 2,5 % dell’agricoltura. Come può esserci crescita e futuro con questi presupposti? Non si può pensare che stiamo passando un semplice crisi ciclica del capitalismo, assurdo pensarlo. Si va avanti come ‘muli’ producendo per il consumo ma senza avere tempo o denaro per consumare. Dobbiamo pensare globalmente e agire localmente…La città è svuotata da pompe che portano ricchezza nelle escrescenze, perché? E’ cambiata la struttura della società e le sue dinamiche dove anche la cultura è un ‘trust’, un circuito virtuoso nelle mani di pochi per ottenere consensi e basta».
Mino Salvemini, Pd, vede l’analisi di Mastantuoni troppo in avanti, puntando al motivo del dominio ‘molecolare’ azzoliniano.«Siamo sicuri di conoscere le criticità del territorio, che comunque cambi le sue dinamiche ‘comportamentali’ come mode del momento, è sempre sotto la presa del potere del Sindaco Azzolini?».
Beppe Zanna, Rifondazione Comunista, crede sia importante comunicare e infondere passione alla gente partendo dal particolare o più piccolo dei problemi per affronteare poi tematiche di spessore maggiore. Un processo induttivo usato dagli scienziati partendo dall’osservazione di una casistica ampia di eventi arrivando a delle conclusioni generali. Allo stesso modo per Zanna si dovrebbe procedere nella stesura del programma, supportato prima e dopo dal coinvolgimento della gente. Questo per invertire quella dittatura del bilancio, “l’atto politico per eccelenza” come lo definisce il politico, ovvero “Non ci sono soldi” di cui la cittadinanza è suddita anche per piccoli interventi e spese.
Giulio Bufo invoca il coraggio della denuncia contro un’omertà dilagante; chi parla a Molfetta salta dalle posizioni che occupa ricordando don Tonino Bello al riguardo e l’omicidio del sindaco Carnicella avvenuto nel 1994.
La posizione del Circolo Arci di Molfetta è critica sulla mancanza di progettualità, sentendo le stesse cose del l’incontro precedente, sulla mancanza di giovani, comitati e associazioni.
Termina Nicola Piergiovanni (Sel) convinto dell’importanza di ascoltare ogni voce, indispensabile per avere un quadro generale.
«Fare di più e pensare di meno partendo dai problemi più semplici (ndr buche) – inizia Piergiovanni – Dobbiamo dare ascolto a tutti e risalire dal fallimento su vari fronti, come l’occupazione giovanile, che l’Outlet ha causato a tutta la città. Ragionare in maniera capillare – ha precisato – vuol dire raggiungere ogni voce inascoltata per essere più vicino ai cittadini».
«Dobbiamo metterci in gioco veramente – risponde Antonello Zaza a tuttimettendo da parte vecchie ostilità, diversità,  forme di autocelebrazione e tanto altro per proseguire in questo percorso e renderlo reale e non fatto di parole.
Ognuno si porti la propria croce per amore della gente e del ruolo di responsabilità a cui è chiamato, anche questo anzi molto spesso questa è la sola formula vincente. Dobbiamo diventare un gruppo in cui i limiti di uno si trasformino nella ricchezza di tutti, parlo di solidarietà comune, etica condivisa…questa la mia ansia che spero sia quella di tutti».
Al termine Abbattista trae le conclusioni dell’incontro dicendosi non deluso.
«E’ successo quanto immaginavo – la chiusura del segretario del Pd molfettese – la discussione era molto aperta e tutte le cose dette stasera possono convivere se orientate ad uno scopo funzionale.
Il potere di Azzolini è dovuto al fatto che lui pone davanti a tutto il consenso, pur non rispettando certe regole. Noi non condividiamo questa modalità di governare ‘clientelare’ ma vogliamo dare ai cittadini in altri modi quello che chiedono, a cominciare da una risposta ai problemi immediati.
Per tutti un compito ‘per le vacanze’: come poter arrivare a governare questa città».
Tante, e tutte utili parole, che ora attendono solo il primo passo concreto per cancellare ansie, paure e indecisioni perché “Quando hai troppe cose da fare o non fare nulla o fanne una sola ma bene” diceva più o meno così un personaggio chiamato Buddha oltre duemila anni fa.
Vedremo se queste idee, proposte e progetti si sposeranno in un programma unitario, partendo a piccoli passi con azioni concrete, già dal prossimo appuntamento che sarà fissato dopo le vacanze di Natale.

 © Riproduzione riservata
Autore: Domenico Sarrocco
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La cronaca dell'incontro è molto puntuale, anche se per ovvvi motivi, schematica. Bravo Domenico! Una notazione per "Mah?": non ho partecipato all'incontro, ma dal contenuto delle note, non credo che il "focus" sia stato parlare di Outlet, Ipercoop, ecc.. Saranno stati certamente evocati in qualche occasione, ma da questo a farne diventare l'oggetto dell'incontro, direi che ce ne passa. Detto questo, io continuo a domandarmi perché, come è giusto che sia in una dialettica di vera Democrazia, ci occupiamo di "incisi" e "pagliuzze" e non ci preoccupiamo di "atti" e "travi" che ricadono sotto i nostri sensi. Mi spiego: Nell'aprire le "news letters", stamattina, mi è capitato sotto gli occhi una ANSA che raccontava che l'ottimo Ministro per la semplificazione, ha scritto e probailmente fatto pubblicare una letterina a Gesù Bambino con alcune richieste funzionali agli obiettivi leghisti. Bene, personalmente la ritengo una cavolata, però... Da non credente, direi che sono comunque commistioni improprie se non addirittura blasfeme. Improprie perché al Bambino vi sarebbero cose ben più importanti da chiedere (anche da parte di un signore che ricopre la carica di Ministro della Repubblica ITALIANA!), blasfeme perché dimostra ancora una volta la rozzezza intellettuale della Lega, che non rispetta nemmeno delle icone della Cristianità. Sono certo che, visto il momento attuale di "feeling" fra il Governo e la Gerarchia, anche questo verrà rubricato (dalla Gerarchia, appunto) come un atto da ...contestualizzare - così come avvenne in occasione dell'uscita del Premier con la "bestemmia?" di qualche tempo fà. In altra sede dettaglierò il mio pensiero 8su questo aprticolare momento), ammesso che a qualcuno possa interessare.

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