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Molfetta, D'Ingeo: questi atti intimidatori non ci fermeranno
24 luglio 2009

MOLFETTA -Niente sdrammatizzazioni, né mezzi termini. La Molfetta delle pallottole, degli abusivi e delle minacce è, senza alcun dubbio, molto lontana dalla Molfetta sicura di cui il sindaco Azzollini ha parlato nell'intervista pubblicata sul numero di Quindici di questo mese. “Servono a ben poco gli atti di solidarietà”, in riferimento al comunicato di solidarietà da parte del Comune a Matteo d'Ingeo (nella foto durante la conferenza stampa), uno schiaffo morale se si considera la gravità della questione sicurezza alla luce del proiettile avvolto nella carta igienica recapitata pochi giorni fa nella sede del Liberatorio Politico. Lo scenario della sicurezza molfettese – sulla quale “Quindici” da mesi conduce la sua battaglia unitamente a quella contro il proliferare di bancarelle di frutta e verdura, ndr -, liquidato in poche parole da parte di questa amministrazione, secondo l'analisi del Liberatorio, fa parte di un progetto più ampio e che ci riporta alla Molfetta che molti, troppi, negli ultimi 17 anni, evidentemente hanno voluto dimenticare. “Nulla è da escludere. Personalmente non la metterei in riferimento agli ambulanti”, questione sulla quale il Liberatorio ha concentrato molti sforzi nel corso di quest'anno. I due metri regolamentari da lasciare sui marciapiedi sono chiaramente un'opzione, senza calcolare la contravvenzione di ogni regola igienica-sanitaria, dato che la frutta e la verdura vengono lasciate per strada la notte, coperte con dei teli. Se ciò non basta, si aggiungono le gomme tagliate alla multi servizi nei casi in cui ci sono state sanzioni agli ambulanti. In questa città, dunque, a ciascuno la giustizia che più gli aggrada. Ci sono numerosi casi eclatanti, su tutti via Bari, via Giovinazzo, Corso Fornari, via Tenente Silvestri, via Tenente Losito, via Carabellese. “La città non ha controllo del territorio, quindi non ci serve la solidarietà di un sindaco che nel suo quotidiano non sa far rispettare le regole”. In questa giungla ognuno si fa giustizia da sé. L'esigenza è a questo punto soprattutto di informare la gente e di sensibilizzare i cittadini sulla cultura della legalità, come “Quindici” sta facendo senza sosta. La rioccupazione della città da parte degli ambulanti, e altre situazioni come incendi e bombe, secondo d'Ingeo, “sono un modo per tenere sotto scacco l'amministrazione e per riappropriarsi di piazza Paradiso dopo lo smantellamento avvenuto con l'operazione Reset. Senza calcolare poi il terrore di andare nei supermercati agli orari di chiusura data la frequenza delle rapine nell'ultimo periodo”. La riflessione è che negli ultimi 17 anni non è successo nulla e ciò che si ipotizzava che ci fosse è diventato una realtà. Gli ambulanti sono al centro delle polemiche da più di un anno, cioè da quando in città si sono moltiplicati chioschi e rivendite di frutta e verdura ovunque e senza alcun genere di controlli, e, secondo quanto rivelato a d'Ingeo dall'ex assessore Corrieri che aveva cercato di tamponare il fenomeno, tutto rientrerebbe in un quadro volto a restituire il territorio a coloro che furono arrestati nell'operazione Reset. “È il momento di rizzare la schiena e rispondere”. E i segnali da parte dei presenti, su tutti Abbattista, Piergiovanni, e Porta, si tradurranno in proposte in ambito di consiglio comunale. Appuntamento dunque al consiglio comunale di oggi per discutere della sicurezza a Molfetta, premesso che la maggioranza stavolta ritenga opportuno presentarsi e affrontare la questione.
Autore: Corrado la Martire
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