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Missione Ucraina, il racconto di Don Samarelli di Molfetta: cronaca di una notte insonne
12 marzo 2022

MOLFETTADon Gino Samarelli, parroco del Duomo di Molfetta è tornato a casa col pullman della solidarietà che ha portato viveri e indumenti alle famiglie ucraine in difficoltà. Con lui sono arrivate 45 persone in fuga dalla guerra scatenata dal criminale Putin e che troveranno sistemazione nelle nostre comunità.

Ecco il racconto di don Gino, la cronaca di una notte insonne, riportato sul sito della Diocesi di Molfetta: «È notte e sono di ritorno.
Provo a dormire imitando l’immane stanchezza dei miei compagni di viaggio; non ci riesco.
Allora provo ad ascoltare il rumore di questo silenzio e immagino i pensieri che attraversano i loro cuori; non ci riesco.
Allora m’immagino cosa ha visto nei miei occhi il cane che ho coccolato nella stazione di servizio, ospite anche lui nel nostro viaggio; non ci riesco.
Che faccio allora, mi addormento?
Ma non ci riesco.
Vediamo se riesco a fare qualcosa; a pensare per esempio come sarà il ricordo di questo viaggio; cosa mi resterà nel cuore o, di tutti, quale sarà il volto che mi resterà impresso. Ecco, mi è venuto in mente il sorriso della soldatessa ragazza, armata di tutto punto, che con tenerezza d’innamorata, guardava la mia interprete e me che cercavamo di spiegare la necessità di entrare nell’atrio proibito a raccogliere il nostro gruppo; mi è venuto in mente lo sguardo imbarazzato del soldato ragazzo che mi ha accompagnato e sorvegliato mentre col cartello “FOGGIA” suggeriva una destinazione di fuga a chi da lontano agitava la mano.
E si son fatte le due di notte e mentre tutti dormono continuo a farmi tante domande.
Ma il gemito dell’unico neonato del gruppo interrompe i miei pensieri e m’infonde un pizzico di tristezza perché è con la mamma senza il papà: perché? È rimasto a combattere? È orfano? Lo sarà?
Non c’è via d’uscita. Non si può dormire.
Riproverò più tardi a dormire
In questo nero minaccioso della notte vedo una mezza luna rossa bassa all’orizzonte. Che ci fa così bassa?
Le lune basse o devono farti scoppiare il cuore come palle di fuoco che incendiano il cielo o è meglio che scompaiono presto e tornano a brillare nel cielo e non importa se di luce riflessa.
E già. Dobbiamo anche noi illuminare il cielo di luce riflessa, tanto di che luce siamo fatti, polvere di stelle?
A guardare intorno, però, c’è poco da stare tranquilli; è rimasta soltanto la polvere; le stelle le abbiamo cacciate, scrollate di dosso proprio come la polvere dal cappotto. Quello che è rimasto è il nero minaccioso di questa notte.
E ci riprovo.
Prova e riprova, siamo arrivati alle 4:52 con un pensiero che mi è balenato all”improvviso: il colore della pelle dei profughi.
Sì, proprio il colore perché mentre guardavo con la coda dell’occhio mamma e figlia che sono a un metro, notavo il biondo castano dei loro capelli e la pelle di un bianco latte e mi dicevo, divertito: profughi bianchi, che strano; in genere sono neri. Boh!
Com’è curiosa la vita. Un attimo e le cose cambiano: oggi sei ricco, ricchissimo e domani dovrai trovare chi ti fa credito; oggi sei nero e poi diventi bianco come fossi caduto in un barattolo di vernice candida.
E oggi giochi alla guerra coi soldatini di piombo e domani muori sotto le bombe.
Che bella e imprevedibile è la vita.
E siamo arrivati alle 5:16 e il sonno non arriva.

E non poteva mancare il compleanno. 37 anni per fuggire e non morire
È bastato dire “auguri” per ricevere in cambio un fiume di parole. La moglie di un italiano, mi ha raccontato di aver temuto più la ferocia dei delinquenti fuggiti dalle carceri che la violenza delle bombe. I primi, deliberatamente armati dai russi hanno saccheggiato volontariamente senza pietà case e negozi; le seconde, deliberatamente sganciate dai russi hanno obbedito ciecamente agli ordini.
E per finire, con rabbia guardo il chiarore delle prime luci dell’alba.
Sarà prossima la vendetta!
A proposito di ciechi.
Non poteva mancare la gaffe.
Oramai mi sono rassegnato; il sonno è andato via come il tempo delle illusioni.
Il chiacchiericcio comincia a farsi sentire rendendo quasi turistico il viaggio che stiamo facendo.
Queste sono le cose belle della vita: la risata al funerale, il pianto al matrimonio e la pace alla guerra.
L’autista sta facendo il pieno del gasolio e dopo aver riempito il primo serbatoio, dovendo passare al secondo, chiede al collega di spostare in avanti il pullman.
Vedendo 5 persone ferme vicino al pullman dice: “occhio”. Ed io gli sussurro: “sono ciechi”.
Il buio ha nascosto la sua vergogna.
Appena entrati in Italia.

Girolamo Samarelli».

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