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Manifestazione della Cgil in piazza a Molfetta per il 1° maggio
28 aprile 2015

MOLFETTA - Mario Ciuccio, segretario della Cgil di Molfetta, in occasione del 1° maggio, ha diffuso un comunicato: «Cittadini, lavoratrici, lavoratori, avremmo preferito vivere la giornata del primo maggio festeggiando migliaia di posti di lavoro invece che, ancora una volta, mobilitarci per un lavoro che non c’è. Se non nella solita propaganda elettore del governo di turno. Nel corso di questi anni la politica ha perso molte volte l’occasione per dare soluzioni ai problemi  del lavoro.

La negazione dell’esistenza della crisi, le riforme inesistenti o fatte nella maniera sbagliata, le politiche tutte orientate ad estendere i confini della flessibilità anziché a garantire tutele al lavoro, gli investimenti mancati nella ricerca e nella innovazione, i tagli ai servizi che hanno generato licenziamenti, regole del mercato del lavoro scritte  secondo regole antilavoristiche, l’ossessione del rigore come unico modello di regolamentazione delle politiche economiche. Ecco perché a tutti i lavoratori  chiediamo di stare uniti e starci vicini, di non demordere, di non scoraggiarsi: ci attendono anni di dure battaglie e noi siamo pronti a condurle assieme con un rinnovato spirito di determinazione, unità e solidarietà.

Il primo maggio, alle 9.15, ci troveremo in villa comunale, all’altezza della statua dedicata a Giuseppe Di Vittorio, ci dirigeremo verso la banchina S. Domenico attraversando Corso Dante e dopo aver lanciato nelle acque portuali un mazzo di fiori in memoria delle vittime del mare, concluderemo la manifestazione con un comizio conclusivo dove, pacificamente ma con fermezza, diremo la nostra e quella dei cittadini.
Alla manifestazione interverranno Paola Natalicchio, sindaco di Molfetta, Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Bari, Stefano Sciancalepore del Comitato vittime Truck Center».

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- 1° maggio 1947, anche in Sicilia sono state organizzate molte manifestazioni. La cerimonia più pittoresca è prevista a Portella della Ginestra, una località di non agevole accesso sui monti alle spalle di Palermo, nei pressi della Piana degli Albanesi. Da San Giuseppe Jato e da San Cipirello sono arrivate almeno 2.000 persone, mquasi tutti contadini. Per venire quassù, hanno viaggiato di notte, a piedi e coi carri, a cavallo e a dorso di mulo. In attesa del comizio ci si ristora con pane, formaggio e fave fresche, mentre le donne arrostiscono saporiti quarti di montone su spiedi improvvisati. Le ragazze indossano i vestiti variopinti tramandati dalla tradizione. E' il podio di Nicola Barbato: per lo meno così lo chiama la gente. Questo Barbato era un socialista che faceva il medico a Corleone e, nel 1892, aveva dato vita ai Fasci Siciliani, finendo in galera per dodici anni. Grande protettore dei proletari e degli oppressi (i suoi fasci erano molto diversi da quelli che, in seguito, sarebbero stati creati da Mussolini) Barbato aveva una mania: il 1° maggio di ogni anno, si recava in pellegrinaggio a Portella della Ginestra e, dopo essersi arrampicato su un masso, arringava la folla, scatenandola contro il mal governo. La sua morte, avvenuta nel 1923, non aveva interrotto questa particolare consuetudine: anzi, tutti gli oratori che, da allora, si erano avvicendati nella zona avevano dovuto parlare proprio dal suo “podio”. C'era salito perfino Pietro Nenni. Oggi, 1° maggio 1947, questo onore dovrebbe toccare a Girolamo Li Causi, un deputato siciliano (socialista, poi comunista) che torna nella sua terra dopo sedici anni trascorsi nelle prigioni del duce. Bisogna annunciare il cambio del programma perché Li Causi è stato bloccato a Palermo per un contrattempo, e, così, si affaccia sul palco il calzolaio Giacomo Schirò, segretario della sezione socialista di San Giuseppe Jato. Con un certo imbarazzo, perché non ha dimistichezza con i microfoni. Dice: “Amici,, siamo qui riuniti……” La sua voce viene soffocata prima da uno sparo lontano, poi dai secchi crepitii delle mitragliatrici: è una strage! Sparano da tutte le parti, dalla montagna, dall'alto verso il basso. Bambini, uomini e donne vengono falciati come bestie. La folla ondeggia paurosamente. Qualcuno si mette a correre all'impazzata. L'odore del sangue, ora, prevale su tutto e soffoca il profumo del verde e gli aromi dei cibi. Non sparano più, ora, e il silenzio è rotto solo dal pianto delle donne e dei bimbi, dalle imprecazioni e dai lamenti. L'apocalisse a Portella della Ginestra è durata poco più di dodici minuti, ma sembra sia passata un'eternità. Era la Festa del 1° maggio 1947.
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