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L'esordio del maestro Saverio Calò
15 maggio 2011

Su “Quindici” di aprile scorso ho parlato dell’episodio accaduto il venerdì santo del 1897, allorquando il Maestro Saverio Calò, all’uscita di Cristo Morto dalla chiesa di S.Stefano, era intenzionato a far eseguire dalla banda cittadina la sua marcia “Dolor” invece del tradizionale “U Conzasiegge”. Con questo articolo, desidero ancora soffermarmi sulla fi gura del Maestro Calò parlando del suo esordio uffi ciale come maestro compositore. E’ risaputo che “Amleto” (“to be, or not to be…”), è una delle tragedie del poeta e drammaturgo inglese William Shakespeare, scritta nel 1600 e interpretata sui palcoscenici di tutto il mondo. Anche a Molfetta fu ripetutamente rappresentata nel 1887 presso il Teatro Comunale, detto anche “Teatro Vecchio”, fatto costruire nel 1810 per interessamento del sindaco Felice Fiore e poi demolito nel 1902 ritenendolo “opera di lusso”. Orbene, nella rappresentazione teatrale di quella tragedia era impegnata Elena Jaubert, una ragazza francese che doveva essere talmente bella e aff ascinante da abbagliare il Maestro Calò. Costui era stato nominato Direttore della Banda Civica con deliberazione consiliare del 7 giugno 1886 e sperava, in quella splendida stagione teatrale, di trovare in lei una “corrispondenza di amorosi sensi” come direbbe Foscolo (“Dei sepolcri”, 30), qualifi candosi come dilettante compositore e regalandole bouquet di rose ad ogni sua esibizione. La Jaubert, lusingata dalle attenzioni del Maestro, volle mettere alla prova il suo talento musicale e una sera gli disse: “Demain soir je dois représenter nouvellement l’Hamlet; si vous êtes vraiment maître compositeur, je vous prie de me faire une surprise… je l’attends, avez vous compris? Seulement ainsi vous aurez tout mon coeur!” (Domani sera devo nuovamente rappresentare l’Amleto; se voi siete veramente maestro compositore, vi prego di farmi una sorpresa… l’attendo, avete compreso? Solamente così voi avrete tutto il mio cuore!). La cosa si prospettava seducente. Come nei romanzi dell’Ottocento, i due erano predestinati ad amarsi e di un amore grande, intenso nel fervore, duraturo nel tempo. Don Saverio, di animo sensibilissimo e autodidatta, era davvero affascinato dalla bellezza di questa donna per cui volle prenderla in parola. Poiché l’Amleto gli dava la possibilità di comporre una marcia funebre, proprio quando sulla scena (atto V, scena 1) veniva rappresentato il funerale di Ofelia, fece eseguire dagli orchestrali, da lui tempestivamente istruiti, un brano musicale adeguato a quella scena, condicio sine qua non per entrare nelle grazie di Elena, intitolandolo col nome della tragedia shakesperiana. Al termine della rappresentazione teatrale, don Saverio ricevette calorosi applausi da parte del pubblico e, in particolare, da Elena Jaubert la quale non esitò a dirgli: “Vous avez composé cette musique avec un grand amour et dorénavant vous aurez tout mon coeur!”(Voi avete composto questa musica con grande amore e d’ora in avanti voi avrete tutto il mio cuore!). Don Saverio, inebriato dalle parole dell’attrice, replicò: “Merci beaucoup, mademoiselle, vous serez la femme de ma vie!” (Grazie molte, signorina, voi siete la donna del mio cuore!). Fu una vera e propria dichiarazione d’amore “à la française” che dette origine al loro successivo matrimonio. Ma una “tragedia” era in agguato per loro due. Al parto del fi glio Sergio, la moglie Elena morì per una febbre puerperale, all’età di 21 anni, lasciando il Maestro in uno stato di inconsolabile dolore e forte turbamento. La febbre puerperale, o più precisamente la sepsi puerperale, è stata, per moltissimo tempo, una delle complicazioni più frequenti che colpiva le partorienti, causando una elevata mortalità post partum. Questa patologia, ormai del tutto debellata, è causata da un’infezione sostenuta da batteri anaerobi, da streptococchi del gruppo B, e in misura minore dagli stafi lococchi. Si era spenta una stella del fi rmamento per la quale il Maestro Calò aveva scritto non soltanto note musicali sul pentagramma, ma anche parole d’amore, quell’amore che portò nel suo cuore anche dopo la morte della giovane moglie componendo altre due marce “Dolor” e “Fatalità”, scritte entrambe nel 1897, ascoltando le quali si percepisce il lancinante dolore del Maestro che sembrerebbe voler dire: “Je t’aime, ti amo Elena, fi no a quando il mio cuore stanco riposerà per sempre e le sorgenti del pianto si disseccheranno sul mio volto”. Il fi glio Sergio, nel 1902, scriverà una marcia funebre in memoria della madre Elena. Le partiture dell’Amleto furono poi donate dallo stesso Calò all’Arciconfraternita di Santo Stefano ed è una delle quattro marce (Povera Rosa, Amleto, Ultimo Addio, Elena) che, come vuole la tradizione, si ascolta nel concerto a piè fermo del giovedì santo presso il monumento a Mazzini (un tempo presso la chiesa di Sant’Anna). A giudizio del Prof. Mauro Spagnoletti, la marcia, pur ben elaborata, non evidenzia ancora la maturità artistica dell’autore, raggiunta più tardi, nella composizione delle due marce più emblematiche della sua produzione (“Dolor” e “Fatalità”). “Amleto”, comunque, presenta una struttura omogenea. All’introduzione imponente in Fa minore segue un trio centrale in Reb maggiore caratterizzato da una dolcezza struggente e musicalmente originale.

Autore: Cosmo Tridente
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