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“L’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini non doveva essere arrestato”, le motivazioni della Cassazione «Quegli appalti erano regolari, nessuna turbativa d’asta”, secondo i giudici
Tommaso Minervini
19 marzo 2026

 

MOLFETTASono state pubblicate oggi dal quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” le motivazioni della Corte di Cassazione, secondo la quale l’ex sindaco di Molfetta Tommaso Minervini non doveva essere arrestato.
Riportiamo l’articolo del quotidiano barese:

Un sindaco che suggerisce agli uffici i contenuti di un bando di gara o assegna un incarico a un tecnico indicato dagli imprenditori non è colpevole di turbativa d’asta, nel primo caso perché non ha utilizzato violenza o artifici e nel secondo perché si trattava di affidamento sotto soglia. C’è una lettura estremamente garantista dietro la decisione con cui a gennaio la Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza di arresto di Tommaso Minervini, il sindaco di Molfetta finito ai domiciliari il 6 giugno 2025 e poi decaduto a seguito delle dimissioni della maggioranza.

Nelle motivazioni della decisione (Sesta sezione, presidente Fidelbo, relatore Tondin) ci sono elementi che rinfocoleranno le polemiche relative al referendum sulla giustizia. Se da un lato (direbbero i sostenitori del «no») la Cassazione ha dimostrato che non ci sono «aderenze» tra pm e giudici, dall’altro (osserverebbero quelli del «sì») l’arresto di Minervini aveva provocato la caduta dell’amministrazione locale che tornerà a votare in primavera.

Nei confronti dell’ex sindaco (difeso dagli avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli), dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame (che aveva sostituito i domiciliari con l’obbligo di dimora) erano in piedi i gravi indizi di colpevolezza per cinque contestazioni di falso, peculato e turbativa d’asta. A Minervini, sulla base delle indagini della Finanza, erano contestate una serie di decisioni su appalti e affidamenti diretti motivate dal «perseguimento di interessi personali». Ma la Cassazione, sposando integralmente le tesi difensive, ha ritenuto totalmente insussistenti anche le ipotesi residue sotto il profilo oggettivo e soggettivo.

Ad esempio, nel caso del falso relativo ai certificati inviati al ministero a conclusione di un appalto, di cui rispondeva in veste di istigatore, non ci sarebbe «nessuna dolosa omissione nella redazione delle schede che il Tribunale assume essere false, ma la trasparente attestazione dello stato dei lavori oggetto di una variante regolarmente approvata». Anche nel caso dell’incarico per la bonifica dalle microspie degli uffici della Socialità, per il quale l’accusa ipotizza che il sindaco abbia agito per motivi personali (e dunque contesta peculato e falso), la Cassazione ha sposato la tesi difensiva in base a cui l’intervento serviva a proteggere i dati personali degli utenti: è vero che il sindaco sapeva di essere sotto indagine (era stato notificato un decreto di sequestro), ma - ragionano i giudici - quell’indagine riguardava l’assessorato ai Lavori pubblici, e comunque a seguito del ritrovamento di una microspia «rudimentale» che bloccò una stampante Minervini si rivolse al comandante dei carabinieri. Questo quadro fattuale «non autorizza a ipotizzare che la bonifica sia stata fatta per finalità private (tutela da eventuali intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria) e diverse da quelle indicate nella determina».

Ci sono poi le accuse relative ai lavori per la nuova banchina del porto di Molfetta che, secondo la Procura di Trani, Minervini era intenzionato ad affidare a Vito Totorizzo in cambio di supporto elettorale. Secondo la Cassazione non è ipotizzabile la turbativa perché Minervini si accordò con Totorizzo dopo che la giunta comunale aveva deciso di affidare l’opera mediante un project financing, e dunque il contatto con l’imprenditore «altro non è che una fisiologica interlocuzione con uno dei privati». Il Comune aveva nominato come supporto al responsabile del procedimento due tecnici, uno dei quali indicato dallo stesso Totorizzo. Per l’accusa era indice della volontà di addomesticare l’affidamento della concessione. Ma secondo la Cassazione, trattandosi di un incarico sotto soglia (qundi discrezionale) non è ipotizzabile una turbativa del procedimento.

Le indagini relative al procedimento (che riguarda anche altre sette persone) non sono ancora state chiuse. Spetterà alla Procura di Trani valutare se confermare le accuse e chiedere il processo. Le forze politiche non hanno ancora ufficializzato i candidati per le prossime elezioni comunali.

Massimiliano Scagliarini
La Gazzetta del Mezzogiorno

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