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Itinerari al femminile
15 aprile 2009

L'immagine mitologica di “Minerva al tavolino”, adottata da Adriana Chemello per definire l'essenza dell'intellettualità muliebre del secolo XVI, mi sembra si attagli bene a definire l'energica operosità che traspare dagli “Itinerari al femminile: arte e artigianato nei luoghi della nostra storia” tracciati dalla FIDAPA nel centro storico in occasione della festa della donna. È a questo punto d'obbligo menzionare la presidente Fidapa Francesca Caldarola, ma anche l'eccezionale e volitiva Caterina Roselli. La manifestazione è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Molfetta (soprattutto nelle persone del sindaco Antonio Azzollini e dell'assessore al centro storico, Giacomo Spadavecchia), in concomitanza con il trentesimo anniversario della nascita della sezione molfettese dell'associazione. Un percorso triplice che si snoda, come lo scorso anno, tra lo “Spazio aperto all'arte”, il “Torrione Passari” e la “Sala dei templari”, scandito dalle visite guidate nel centro antico a cura di Sabrina Spadavecchia. Un dedalo fascinoso che si apre alle tematiche del restauro (a cura di Antonella Bufi e Francesca Caldarola) e conosce una delle sue tappe più accattivanti nell'angolo letterario allestito presso la Libreria Corto Maltese, con estrema finezza e apertura alla letteratura molfettese e internazionale, da Nicoletta De Palma. La mostra FIDAPA offre al visitatore seducenti incursioni nei più variegati settori della creatività femminile: dal gioiello-scultura di Marina Corazziari agli abiti da sposa di Joelle di Francesca Marzocca, dall'estrosa, ironica “fanciullinità” della sempre sorprendente Vittoria Facchini (alle prese con le lacrime di donna) alle idee appese a un filo (monili, collane e quant'altro) delle Acrobate (collane d'argento e pietre dure), di Lidia Gagliardi (un trionfo cromatico dopo la dolcezza gentile delle culle dello scorso anno), di Pasqua Petruzzella (creazioni in argento e swarowski), di Janarte (lavorazioni in pietre naturali e argento 925 rodiato o bagnato oro) di Lullaby Design (i “desideri fatti a mano”). Ancora un plauso va al raffinato buon gusto dei gioielli di Rita Gadaleta e Anna Maria Stoia. Una ventata di sbarazzina e auto-ironica inventiva la gastronomia creativa di Rosanna Patimo; le allieve del settore moda dell'IPSIAM “Amerigo Vespucci” di Molfetta (una menzione va al Preside Prof. Antonio Vacca e alla Prof.ssa Angela La Grasta) fanno mostra delle competenze professionali che vanno acquisendo, esponendo abiti che spaziano dal rifacimento di modelli di Yves Saint-Laurent a costumi ispirati alla moda d'inizio '800 a creazioni originali, figlie di una fantasia consapevole. Elisabetta Gadaleta mostra le sue opere in ceramica, in cui i motivi dello specchio, gli arabeschi floreali e la fragile libertà delle farfalle rappresentano delle costanti; ci convince particolarmente Mariangela Ruccia: la sua produzione, che si avvale di tecniche sperimentali tra cui la cottura a cielo aperto, ha sapore d'antico e il suo Cavaliere ('donchisciottesco' nella sua spavalderia) è una delle proposte più interessanti degli “Itinerari al femminile”. Nell'ambito scultoreo, Nicoletta De Candia conferma l'attenzione a un'anatomia muliebre in perenne torsione; Valentina De Marco ci sembra muoversi tra ripiegamento interiore della donna e scaccodissoluzione della mascolinità; Carmen Perilla, con le sue preziosissime lavorazioni in pietra bianca di Ostuni, ci proietta in scenari d'oriente, tra immagini maliose di re e regine le cui storie ormai trascolorano in leggenda. La fotografia assume un ruolo fondamentale: Angela Colonna ci regala melanconiche divagazioni su una Parigi che perde la sua consistenza materica e si fa metafisica; Luisa Gissi si profonde in un intelligente connubio di frasi celebri (da Shakespeare a “Star wars”) e immagini. All'abbinamento scarpeguglie parrebbe sotteso un afflato libertario dalla notevole carica comunicativa. Il desiderio di libertà traspare imperioso anche dalle bellissime fotografie dell'archeologa Sabrina Spadavecchia. È elegia di un piccolo mondo antico (quello dei bottai), che si spegne nel caos post-moderno; è gioco paronomastico sui vocaboli “rivus” e “rivalis”... L'intuizione più brillante della Spadavecchia è incarnata dalla raffinata analogia tra una tela di ragno, immortalata dallo sguardo attento dell'artista a Praga, e l'icona della fedeltà femminile, Penelope: donna imbrigliata in un'attesa ventennale, a suo modo opprimente; tessitrice incauta d'inganni ai danni di una mascolinità prevaricatrice; tela di ragno lei stessa, in cui i pretendenti avidi, da predatori, si trasformeranno in vittime della vendetta di Odisseo. Raffinatissimo l'angolo allestito da Nanda Amato, un album di famiglia risalente al periodo tra il 1906 e il 1944, che riflette, attraverso il cambiamento delle consuetudini nell'abbigliamento, il lento, ma inesorabile, cammino di emancipazione di una donna non più costretta a celare le proprie forme. Un ringraziamento particolare va anche a Maria Renata Casucci. Attraverso la fotografia rivive un momento di storia molfettese, quello dei proprietari del Torrione Passari, e ci scopriamo a spiare le tavole genealogiche dei Nisio e dei Petroli, giungendo sino all'insegnante Margherita Petroli (cui la Fidapa ha voluto rendere omaggio), in un delicato amarcord della nostra città. Non manca, infine, la pittura. Maria De Gennaro riesce sempre a mettere a nudo la tavolozza dell'anima; Pina Pisani sorprende ancora una volta per l'eclettismo; Chiara Ferrareis per la raffinata capacità di stilizzazione e l'innata eleganza. Anna Teresa Solimini emerge con la carica di pensosa sensualità delle sue inquiete creature femminili; l'efebo di Daniela Calfapietro sembra sbalzato dal felliniano “Satyricon” e mi ricorda vagamente l'ambiguo Ascilto di Hiram Keller. Carmela De Dato incanta con la grazia delle sue calle; Chiara De Palma ci conduce per mano in viaggi intercontinentali a volte dolorosi, elevando un inno alla tolleranza. Maria Bonaduce effigia genialmente il caos stradale e gli conferisce il colore azzurro metallizzato di tante nostre automobili. Marisa Carabellese si dimostra ancora una volta profonda esploratrice dell'animo femminile. I suoi segni zodiacali ne squadernano le sfaccettature: al femminino-ondina dell'acquario (a suo agio nel proprio elemento?) subentra quello sans merci del cancro, che nel magnetismo inquieto dello sguardo sembra tradire un'ansia inesausta di vita. L'irresistibile, 'bifronte' bellezza dell'ariete, poco incline a piegarsi al vento del compromesso, ci sembra restituire l'essenza stessa di questo suggestivo allestimento. Non più una donna addormentata dentro un tutt'altro che “dolce rumore della vita”, ma una Minerva operosa che esige di diventare artefice del proprio destino.
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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