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Io, molfettese doc, a capo della task force vaccini di AstraZeneca
15 dicembre 2020

L’emergenza Covid che ha colpito fin dai primi mesi dell’anno il mondo intero, ha sicuramente modificato le nostre abitudini, ha ridefinito le nostre priorità, ci ha chiamati ad essere più responsabili. Distanziamento sociale, lavare mani e superfici, usare guanti e mascherine aiutano a tamponare la corsa del virus, ma non sono certamente la panacea. Si è innescata quindi una vera e propria corsa contro il tempo nel campo della ricerca per isolare il virus e da qui creare un vaccino che prevenga finalmente la diffusione del virus. Diverse sono state le risposte. Una delle più promettenti giunge dal lavoro dello Jenner Institute dell’Università di Oxford e la Irbm di Pomezia, per questo il vaccino risultato di questo studio è oggi conosciuto come il “vaccino di Oxford” o “vaccino Italiano”. A capo della task force per la gestione operativa di questo vaccino, a cura dell’azienda farmaceutica AstraZeneca, il dott. Onofrio Palombella. Molfettese doc, impegnato da 40 anni in diversi ambiti del campo farmaceutico dal settore commerciale all’accesso al mercato, ha lavorato con alcune delle più grandi aziende come GSK, MSD, Pfizer, Sanofi ed ora AstraZeneca. Sposato con una pediatra, con cui vive a Crema da circa vent’anni, ha due figli Simona e Giambattista. “Quindici”, perciò, ha rivolto a lui alcune domande per conoscere un po’ meglio il mondo dei vaccini e soprattutto per avere i dettagli della prossima distribuzione del vaccino. Il campo dei vaccini è molto complesso, ne esistono infatti di diversi tipi. Come funziona il vaccino AstraZeneca? «Questo vaccino si basa sull’uso di vettori virali in grado di trasportare nell’organismo la parte del virus (proteina Spike) che induce la produzione di anticorpi. In pratica, utilizza un adenovirus di scimpanzé, versione indebolita di un comune virus del raffreddore, a cui si lega il materiale genetico della proteina spike di Sars-CoV-2. Dopo averlo iniettato, l’organismo umano non crea anticorpi per il raffreddore, ma attiva il sistema immunitario affinché produca gli anticorpi contro il Coronavirus in caso di contagio». Qual è la differenza tra i vaccini Pfizer e Moderna e quello di AstraZeneca? «Una delle differenze principali è ovviamente la tecnica adottata per produrre il vaccino. Rispetto a quello AstraZeneca, gli altri utilizzano parti di mRNA (codice genetico) del Coronavirus, che viene subito tradotto dal ribosoma della cellula umana che alla fine produce gli anticorpi contro la proteina Spike. Diversi sono anche le condizioni di conservazione e trasporto. I vaccini che si basano sull’ mRNA richiedono una conservazione a -75 gradi, quello di AstraZeneca può essere invece trasportato e conservato tra i 2 e gli 8 gradi. E quest’ultimo aspetto rappresenta un grande vantaggio operativo». Sicuramente, come in ogni ricerca, ci saranno stati diversi “stop and go”. Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate? «Una su tutte, il poco tempo a disposizione. Solitamente la durata della ricerca, sperimentazione e poi produzione di un nuovo vaccino va dai 4 ai 6 anni. Data l’emergenza, tutto questo tempo non c’era. Per cui è stata accorpata la fase di sperimentazione in vitro e sugli animali a quella della sperimentazione sugli uomini. Queste solitamente sono due fasi indipendenti e susseguenti. Il tutto però è stato fatto, e questo tengo seriamente a sottolinearlo, senza mai venir meno alla sicurezza d’impiego, soprattutto perché i vaccini si somministrano a persone sane. Altro tempo prezioso è stato recuperato andando già a produrre il vaccino man mano che la sperimentazione andava avanti». Parlando di risultati, leggevo che molto dipende dal dosaggio. Il dubbio nelle ultime settimane riguardava appunto in quali quantità somministrare eventualmente il vaccino. Si è giunti ad una decisione finale? «La decisione è ancora in fase di elaborazione e verrà presa in queste settimane dagli organismi regolatori europei. Quello che posso dire al momento è che si inietteranno due dosi, a distanza di un mese dall’altra. È più importante sapere, a mio avviso, che il vaccino è già in produzione. Un aspetto da non sottovalutare in quanto ci si è assunti un grande rischio di impresa. Un altro particolare che ritengo giusto specificare è che AstraZeneca distribuirà, in corso di pandemia, il vaccino a prezzi di costo, meno di 3 euro, quindi senza aggiungere alcun guadagno aziendale». Quanto tempo passerà prima che il vaccino abbia tutte le carte in regola per essere distribuito? E come funziona normalmente l’iter di approvazione? «A fine novembre sono stati presentati i risultati ad interim dei primi studi. Nel corso del mese di dicembre il vaccino verrà sottoposto al controllo da parte dell’EMA (Agenzia europea del farmaco). L’autorizzazione arriverà forse tra gli ultimi giorni del 2020 e i primi giorni del 2021. 24 ore dopo l’approvazione, il vaccino verrà distribuito, perché come ho già detto, è in produzione dalla scorsa estate. L’accordo per l’acquisto di 300 milioni di dosi è avvenuto a livello di Commissione Europea. Ovviamente a gennaio non arriverà il vaccino per tutti, la distribuzione e la somministrazione saranno progressive mese dopo mese. Entro l’estate in Italia saranno distribuiti 40 milioni di dosi per permettere quindi la vaccinazione di 20 milioni di persone, senza dimenticare che nello stesso periodo verranno distribuiti e somministrati anche gli altri vaccini. Più in generale, dato che si tratta di una vaccinazione mondiale, verranno distribuiti 3 miliardi di dosi di vaccino AstraZeneca in tutto il mondo. L’appello finale del dott. Palombella è alla responsabilità. La ricerca, la sperimentazione e la distribuzione dei vaccini in tempi così ridotti, fermo restando l’assoluta sicurezza di impiego del prodotto, hanno come unico importantissimo obiettivo la cosiddetta “immunità di gregge”. È fondamentale raggiungere una massa critica di persone immunizzate e vaccinarsi è l’unico metodo sicuro per rendere finalmente innocuo il Covid e quindi tornare al più presto alla tanto agognata normalità. © Riproduzione riservata

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