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Il sindaco: “I 50 milioni del porto bastano per tutto e per tutti” INTERVISTA – Tommaso Minervini, traccia un primo bilancio della sua amministrazione
15 dicembre 2002

Nell'ultimo numero dell'anno un tentativo di bilancio è quasi d'obbligo. Questo in fondo l'obiettivo dell'intervista di Quindici al sindaco Tommaso Minervini (nella foto). Siamo andati trovarlo nel suo studio al palazzo di città, incuneandoci a fatica fra i molti appuntamenti, strappando un po' di tempo per parlare fra il pranzo saltato, solo una bottiglia d'acqua minerale con cui rifocillarsi, il susseguirsi di riunioni, quella dei sindaci sul piano di riordino ospedaliero, quella sull'ammodernamento tecnologico, e persino un'avvenente imprenditrice bionda in stivaletti di pizzo fucsia e viola, che in ogni caso il primo cittadino non ha degnato di uno sguardo, chiedendole di fissare un altro appuntamento in data da stabilire, che le giornate debbono essere più o meno tutte così. Affaccendato o preso, ecco gli aggettivi per descrivere Tommaso Minervini sindaco, totalmente proteso verso il fare. Forse un sollievo dopo i lunghi anni di pazienti e nemmeno poi tanto gradevoli mediazioni e trame che gli hanno conquistato la poltrona di primo cittadino. Quello che è stato a lungo considerato un cavallo di razza della politica, un cervello fino delle alchimie della scienza del governo ora, raggiunto il suo obiettivo, o il primo di una serie d'obiettivi, ha subito una sorta di trasformazione, e guarda con malcelato disprezzo ai partiti e ai loro segretari, considera sufficiente come partecipazione dei cittadini che chi è iscritto alle cooperative edilizie sia interpellato sulla cessione dei suoli, sembra ritenere pura indagine sul sesso degli angeli fermarsi un momento a chiedersi quel che vuole la città. I 50 milioni di euro del porto gli fanno brillare gli occhi, in piena buona fede, sia chiaro, basteranno a tutto e per tutti, a saldare le fratture con gli alleati, a lasciare il segno. Ci sono e si spendono, senza chiedersi se è questo lo sviluppo che la città vuole, anzi, prima ancora, se è certo che un investimento in tal senso sarà ciò che determinerà il decollo economico della città e garantirà lavoro, benessere, vivibilità e palme ad ogni angolo. La politica progetta, si assume la responsabilità della scelta. Ma, per fare un esempio, sulle potenzialità di sviluppo della città il sindaco non si è inventato nulla, dall'Asi, al Pip, al Prg e allo stesso Piano regionale del porto, non sta facendo altro che utilizzare quanto ha trovato sulla sua scrivania e nei cassetti, con l'ansia di metter la sua sigla su ogni realizzazione. I tempi possono essere una condanna per un amministratore che li misura sulla durata del mandato, e allora bisogna pedalare. Ma per questo un manager andrebbe bene lo stesso, anche un funzionario comunale, forse persino un buon amministratore di condominio. La politica, se questa è innalzamento del livello di cittadinanza, confronto e mediazione fra interessi spesso divergenti, ascolto, diventa un fastidio, un rallentatore nella corsa verso il fare. Un fare per chi? Per se stesso o per la città? Interrogativi nostri, perché altri incontri urgono, ci sono nuovi atti da istruire e il sindaco non può perder tempo nel porseli. Ad un anno e mezzo dalla sua elezione a sindaco ancora niente nuove case in città. Eppure questa fu la sua principale promessa elettorale. Quale spiegazione ne dà? “Le gru sul piano amministrativo esistono già. Abbiamo fatto tutto, riscontriamo, però, che all'accelerazione dell'amministrazione risponde un ritardo della classe professionale e imprenditoriale di questa città. Le stesse cooperative, pur avendo pagato e avendo i suoli disponibili, ritardano a presentare i progetti. Sto scrivendo direttamente ai soci a sollecitare in tal senso. In ogni caso per il comparto 14 sono già stati presentati i progetti, li ho approvati e ho già scritto ai soci che possono cominciare a costruire. Perché non ha proceduto subito all'esproprio dei suoli piuttosto che insistere sulla concertazione con i proprietari? I frazionamenti sono stati fatti da noi appena qualche mese fa e senza i frazionamenti, che ancora in questo momento stanno proseguendo, non si possono fare le occupazioni d'urgenza, pur volendo, e in ogni caso la concertazione ci ha portati a chiudere, fino a questo momento, due interi comparti senza contenziosi. Il comparto 14 è sulla provinciale per Terlizzi, vicino alla Esso, poi a seguire portiamo il 15, per i comparti 1, 2 e 3 abbiamo completato le procedure di frazionamento e sono già arrivate le determinazioni delle indennità di esproprio. Possiamo azzardare una previsione sui tempi? Sono stati finora velocissimi, in un anno e tre mesi si sono compiuti tutti i procedimenti che non erano stati fatti e che non potevano determinare nessun tipo di assegnazione. Adesso i terreni sono giuridicamente disponibili. I tempi stanno ora in capo alle cooperative per quanto riguarda il comparto 14 e 16, che possono già costruire; per il comparto 1, 2, e 3 nei primi mesi del 2003 si completerà l'iter. Le determinazioni delle indennità sono già state notificate dall'ufficiale giudiziario. Ci aiuti a fare chiarezza su alcune leggende metropolitane, come quella di una lobby di costruttori che le impedisce di procedere subito alle costruzioni per centellinare l'immissione massiccia di nuovi appartamenti sul mercato che ne abbasserebbe inevitabilmente il prezzo. Vero? Questa è una pura idiozia, gli atti amministrativi sono tutti completati, spetta solo alle cooperative costruire. Negli ultimi mesi lo strumento della conferenza di servizi e dell'accordo di programma è stato più volte utilizzato. Ma in questo modo cosa rimane della pianificazione della città effettuata con il Prg? Il Piano regolatore generale sta diventando del tutto esecutivo nell'espansione, lo stiamo attuando. Per quanto riguarda queste iniziative imprenditoriali private, che la legge consente, noi abbiamo il dovere di istruire le procedure ed è quello che stiamo facendo. Le decisioni saranno prese in ogni caso all'interno di una delibera quadro che abbiamo detto di assumere in Consiglio Comunale, ma non possiamo esimerci dall'istruire ciò che i cittadini e nello specifico gli imprenditori presentano. C'è da distinguere, ci sono iniziative private per fare servizi pubblici importanti, istanze che possono essere collocate altrove ed istanze che attengono al recupero di patrimoni, come ad es. “Torre Mino”, che credo vadano in ogni caso sostenute. Ma così da un lato lei rivendica la realizzazione di ciò che è previsto nel Piano, dall'altro questi strumenti rischiano di stravolgerne il senso. Non posso rifiutarmi di istruire ciò che la legge prevede. Se voi foste seduti a questo mio posto, fareste la stessa cosa, perché non si possono non istruire le domande dei cittadini. Parliamo della gestione del mega finanziamento per il porto. Ci spieghi secondo quale logica un sindaco che si rifà ad un'economia liberista si appresta a varare per la costruzione e gestione del braccio mercantile una società che ha come unico azionista il Comune. Un ente pubblico che fa impresa, con buona pace del liberismo. Per poter partire con i lavori bisogna che il socio sia necessariamente il Comune che è detentore del capitale. Nello statuto di questa società è previsto poi che nell'arco dei cinque anni si provveda all'inglobamento dei privati; non si poteva che partire così nel momento in cui abbiamo un finanziamento storico per la città e bisogna mettere in piedi un'organizzazione che se ne occupi a tempo pieno, perché i soldi sono già spendibili. Fin da subito bisogna occuparsi della gestione, avendo i soldi già utilizzabili. Cosa si intende di preciso per gestione, avremo un'impresa portuale a controllo pubblico? Il porto è diviso in due grandi settori di gestione, se così si può dire. Uno che attiene all'autorità marittima e che io non posso gestire, e quello che attiene all'attività comunale, la manutenzione, l'illuminazione, l'azione di marketing e così via, tutto questo si gestirà assieme ai privati, ma prima bisogna costruire il porto stesso. Esiste un business plan, è in grado di dire quanto costerà questo porto e come sarà? Esiste il Piano del porto, per quanto una delle cose che si può fare sin da subito è il completamento della diga foranea, per cui c'è il progetto esecutivo, si tratta solo di riappaltare, poi bisogna decidere la faccenda del braccio di protezione, invece il banchinamento e il resto va tutto progettato e poi appaltato. E questo lo farà la società che avrà come socio unico il Comune. Quella che sta avvenendo è una svolta epocale e non solo per il porto (nella foto: il tratto mancante della diga foranea). Questo è il figlio di una situazione di espansione forte e radicata della zona artigianale e della zona industriale, con il porto noi diventiamo il punto più importante dello sviluppo di tutta la regione Puglia e di tutto il nord barese. E' vero che si pensa ad ingrandire la zona artigianale? Stanno arrivando una serie di richieste di grandi società perché a questo punto, con il porto, diventiamo il centro di riferimento logistico, a mio parere, più importante di tutto il basso Adriatico, molto probabilmente andremo anche ad una variante del Pip, per accogliere questi enormi ed interessanti richieste di insediamento. Tutto grazie a questo finanziamento, ecco perché non possiamo perdere un minuto di tempo per l'impiego del denaro. Solo che l'esperienza italiana ha dimostrato purtroppo a quali rischi si va incontro quando la politica decide di gestire denaro pubblico. Quali contromisure ha adottato per garantire la massima trasparenza nella gestione di questi milioni di euro? Mi chiedo, se io dessi i 100 miliardi ai privati che tipo di domande mi fareste? Adesso che li gestirà il pubblico mi fate questo tipo di domanda. Forse è lei in contraddizione? Assolutamente no, non si possono dare 100 miliardi ai privati, il denaro pubblico si può gestire solo con il pubblico, con questa società che avrà tutti i controlli dell'apparato pubblico. Abbiamo assistito in Consiglio comunale a sofferenze all'interno dello schieramento di maggioranza. Sono risolti e come? Non mi pare ci siano mai stati problemi di sostegno consiglieri nei confronti del sindaco, semmai qualche riflessione critica su alcuni provvedimenti, ma questo è normale. An si sentiva sottopesata e il sen. Azzollini aveva chiesto la testa del vice sindaco Magarelli dopo la vicenda dell'ospedale. Questi sono sicuramente momenti problematici. Tutte queste cose che mi dite io non le so, io faccio il sindaco, mi occupo di amministrazione, quando ci saranno ufficialmente questi problemi ne trarrò le conseguenze. In questo momento debbo colmare un vuoto di tanto tempo di realizzazioni amministrative, vedi il Prg, i lavori pubblici, il Pip, io mi occupo di questo, per questo sono stato candidato e per questo sono stato votato e su questo c'è pieno sostegno, le altre cose non le interessano. E' come se il governo del fare avesse rotto i ponti con la politica. In Consiglio comunale, non vi è stato un dibattito sulle grandi questioni che interessano la città e il coinvolgimento dei cittadini è nullo. La partecipazione è passata di moda? C'è stato un grande dibattito politico, è ancora in atto, ma c'è chi non lo vuole vedere. Dove, in quali sedi? Per voi il dibattito politico è lo scontro fra sigle di partito, fra segretari, voi ritenete che sia questa la politica e mi pare siate un po' indietro rispetto a quello che la politica è oggi, nelle città meridionali che debbono cogliere i treni dello sviluppo, importanti, storici, dei Por, dei finanziamenti, di questo magico incrocio che si sta sviluppando a Molfetta. C'è in atto una grande realizzazione politica, se si rimane fermi alle competizioni elettorali e ai confronti fra le sigle di partito è chiaro che abbiamo in questo momento una visione diversa della politica. La politica coincide allora completamente con il fare? E' soprattutto questo nelle città del Mezzogiorno e a Molfetta in particolare. Tutto il processo delle cooperative è compartecipato con i socie delle cooperative stesse, il Pip è compartecipato con gli assegnatari della zona artigianale. Evidentemente sono cambiati i luoghi del fare politica e molti di noi non si rassegnano a questa cosa e li vogliono ancora ritrovare nelle solite sedi di partito. Parlerebbe ancora della coalizione che lo sostiene come di un “progetto civico”? E' indubbio che questa maggioranza abbia tutte le forze del Polo con accanto delle liste civiche, è una banalità ammetterlo, e la sua missione è quella del fare. Lei si sente di un partito? No. Non ha più senso per lei? No, perché per voi si? E' quello che cercavo di farvi capire prima, mentre si sta compiendo a Molfetta una rivoluzione politica amministrativa c'è chi non se ne accorge, fermo ancora in alcune sedi. Le chiediamo di sfatare o confermare un'altra leggenda metropolitana che sta circolando in città, quella che in caso di crisi o di mancanza di consiglieri lei sarebbe pronto ad un accordo con il centro sinistra. Ci sarebbe stato addirittura un incontro, vero? Assolutamente no. Il momento più brutto e quello più bello del suo 2002 da sindaco? Il più brutto quando ho dovuto comunicare agli abitanti delle palazzine di Via A. Fontana che dovevano abbandonare le loro case sfollare. Il più bello quello in cui ho saputo da Antonio dei 100 miliardi in arrivo per il porto. Antonio? Fa riferimento al sen. Azzollini, naturalmente. Come sono i rapporti con lui? Abbastanza fraterni, come fra due fratelli veri, che possono anche litigare, ma consapevoli, anche con Francesco, l'altro parlamentare (Amoruso, ndr), che in questo momento hanno una responsabilità storica in questa città e siccome hanno fatto un patto pubblico di stabilità debbono mantenere questo patto e guai se si dovesse rompere. Lella Salvemini Francesco Del Rosso
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