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Il paese del sole legato al petrolio
27 novembre 2011

Le difficoltà derivanti dalla crisi economica pesano in modo sensibile sul bilancio delle famiglie. I salari sono sempre più incerti e con una minore capacità d’acquisto. Come se non bastasse, si è aggiunto anche il peso della bolletta energetica. Secondo uno studio effettuato da Confartigianato, aggiornato a settembre 2011, ogni famiglia paga per questa fornitura 2.458 euro all’anno, con un aumento del +26,5% negli ultimi dodici mesi. Aumento dovuto soprattutto al caro petrolio che ha raggiunto, sempre nel mese di settembre, la quotazione di 108,56 dollari al barile.

È strano verificare come l’Italia, ancor più di altri paesi e senza possedere giacimenti di combustibili fossili, si sia legata al petrolio e al gas naturale quali principali risorse energetiche. Tra l’altro, prima del boom economico registrato negli anni sessanta, la fonte energetica prevalente, riguardo l’elettricità, era l’idroelettrico, tra le risorse “verdi e sostenibili”. Se tutti i maggiori costi sostenuti per la dipendenza dal petrolio fossero stati investiti per lo sviluppo delle rinnovabili, probabilmente oggi questo caro bolletta sarebbe stato inesistente.
Ormai già da tempo si è compreso come, in base ad un nuovo rapporto tra economia ed ambiente, il sistema produttivo dovrebbe essere totalmente riprogettato mediante sistemi a basso impatto ambientale che utilizzino risorse rigenerabili. Una rimodulazione che garantisca una prospettiva più sicura in termini di disponibilità di beni e servizi, riponendo una particolare attenzione all’equilibrio dell’ecosistema. Il settore dell’energia è chiamato in primis a questo compito. In Italia, a seguito del processo di liberalizzazione del mercato elettrico e al sistema degli incentivi messo in campo, le fonti rinnovabili hanno conosciuto uno sviluppo importante anche se, dal punto di vista della produzione, i quantitativi ottenuti sono ancora modesti.
Anche in un contesto positivo come questo, che ha creato nuovi posti di lavoro, la burocrazia è riuscita a rallentare un elevato numero di progetti, con finanziatori provenienti anche dall’estero. Si è registrata infatti una innumerevole serie di leggi, tra nazionali e regionali, che ha creato enorme incertezza, permettendo prima e vietando dopo. Tutto ciò senza considerare le mancate risposte in merito agli ultimi progetti presentati. Pertanto, pur avendo concesso degli incentivi allettanti, ad una prima diffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (a volte anche caotica per un’assenza di una corretta pianificazione), si è giunti oggi ad una situazione di stallo, in cui una inesistente politica energetica ha reso difficile qualsiasi programmazione.
La Germania, ad esempio, si è espressa sul tema in modo chiaro ed inequivocabile, fornendo un percorso ben delineato. In questi giorni il nostro Governo sta decidendo sulle misure anticrisi. Sicuramente ci sono alcune priorità a cui bisogna dare la precedenza, ma una seria politica energetica potrebbe anche essere una valida spinta alla ripresa dell’economia nazionale puntando, oltre che sulla produzione energetica, sullo sviluppo tecnologico ad essa correlato. È questa una delle ultime possibilità per riagganciare delle posizioni di leadership nel panorama economico internazionale.
Autore: Domenico Morrone
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La prima crisi petrolifera dette spazio al timore (immotivato) che la civiltà del petrolio fosse ormai prossima alla fine. Il tema energia tornò ad attrarre come non mai l'attenzione dei gruppi di potere politici ed economici, degli studiosi e dell'opinione pubblica del mondo intero. “Chi dovesse consultare – è stato osservato – lo schedario di una grande biblioteca alla voce “Energia”, scoprirebbe che il maggior numero di libri, pamphlet e articoli sull'argomento è stato pubblicato dopo il 1947”. Uno stato di incertezza e di timore si diffuse ovunque in quegli anni (che Woody Allen espresse alla sua ,maniera graffiante: “Oggi più che mai in qualsiasi altra epoca storica, l'umanità si trova a un bivio. Una strada conduce alla disperazione più assoluta; l'altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta). Da più parti ci si chiese se non esistesse una fonte energetica che potesse sostituire il petrolio nel ruolo cardine principale dell'economia mondiale. La risposta più ovvia parve essere l'energia nucleare “Fortunatamente – scrisse in quegli anni uno storico – l'energia nucleare è qui per assicurarci dell'esistenza di un successore all'energia prodotta da sorgenti fossili. II giacimenti di uranio e torio, i fondamenti dell'energia nucleare, sono abbondanti. La possibilità di sfruttare l'enorme potenza insita nell'atomo era emersa già nei primi anni del Novecento allorchè, dopo la scoperta della radioattività da parte di Becquerel nel 1896, la struttura corpuscolare della materia era stata dimostrata e approfondita da una schiera di grandi scienziati. Tra questi, il chimico Frederick Soddy, premio Nobel nel 1921, intuì tutta la portata storica che una simile impresa avrebbe avuto. Soddy, a cui si devono riflessioni molto interessanti sul rapporto tra energia ed economia, osservò come tutta la storia dell'uomo si fosse basata fino ad allora su “sottoprodotti” dell'energia naturale (considerando tale anche l'energia radiante del Sole) e si chiese che conseguenze avrebbe potuto avere per il futuro dell'uomo stesso mettere le mani sulle “fonti primarie”, contenute nelle più intime strutture della materia (da cui si sprigiona anche l'energia solare) e delle quali fino a poco tempo prima l'uomo stesso aveva ignorato perfino l'esistenza. Sebbene attratto dalla prospettiva di un'umanità liberata, grazie all'energia nucleare, dalla sua millenaria indigenza, Soddy si dimostrò subito anche acutamente consapevole dell'enorme potere distruttivo che un tale possesso comportava e ne segnalò assai per tempo il rischio. Con l'impiego dell'energia atomica, egli scrisse nel 1917, la guerra avrebbe potuto cambiare natura divenendo un modo rapido di annientare la popolazione di un'intera regione se non addirittura dell'intero pianeta. Le preoccupazioni di Soddy non vennero prese sul serio dagli scienziati ma trovarono un'eco nella fantasia dello scrittore H.G. Wells che in “The World Set Free” – Il mondo lasciato libero (1914) previde tanto l'uso industriale dell'energia atomica quanto il suo impiego in una conflagrazione mondiale. La storia successiva doveva dimostrare che Soddy e Wells avevano ragione e gli altri scienziati torto. Le bombe di Hiroshima e Nagasaki del 1945 tradussero in tragica realtà i timori avanzati trent'anni prima da Soddy, il quale, ancora vivo nel 1947, tirando in una conferenza le somme della sua lunga riflessione, si dichiarò non molto fiducioso che “per quanto riguarda questo particolare modo di liberare l'energia atomica, esso abbia qualche reale applicazione tecnologica quale fonte d'energia per normali usi in tempo di pace”, per la “virtuale impossibilità di evitare l'uso dei prodotti non-fissili (sic) della pila – quali il plutonio – a scopi bellici.” Il resto è storia recente.
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