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Il giudice Livia Pomodoro presenta il suo libro a Molfetta
“A quattordici anni smetto”, storie di ordinaria violenza sui minori (edizioni Melampo), domani alle 19 alla galleria Patrioti molfettesi
23 luglio 2006
MOLFETTA -
“A quattordici anni smetto”, storie di ordinaria violenza sui minori (edizioni Melampo) scritto dalla molfettese Livia Pomodoro (foto), presidente del Tribunale di minori di Milano, sarà presentato domani, lunedì, alle ore 19 alla Galleria Patrioti molfettesi (corso Umberto). L'iniziativa è della libreria “Il ghigno” di Molfetta. Il magistrato sarà intervistato dal giornalista Rai, Enzo Quarto. Il libro racconta dodici storie di bambini privati della loro infanzia, storie di ordinaria povertà materiale, storie dolorosamente vere, scritto con un linguaggio che nulla ha a che fare con il burocratese delle sentenze o degli atti giudiziari. Dodici storie di bambini che arrivano dalla Romania, Albania, India, Moldova, Ucraina, Marocco, Bulgaria, Cina, che approdano in questa Italia vista come un Eldorado. Un inferno truccato da ultima e buona chance. Bambini privati di qualsiasi affettività, abituati ad arrangiarsi, a vivere nelle fogne delle metropoli, a spacciare, a prostituirsi al punto da non considerare più il corpo come proprio. Che cosa possono fare gli operatori, i magistrati e gli assistenti sociali di fronte a tanta sofferenza? Che risposte si possono dare a questi «fantasmi di vite perdute»?
Livia Pomodoro è onesta anche sui limiti di un'azione riparatrice delle istituzioni e sulla capacità di ricostruire quelle esistenze: «...Ci ripetemmo le solite cose, un po' ciniche e un po' amareggiate, sulla necessità di non dover coltivare alcun delirio di onnipotenza nei confronti di una società amara, volgare e crudele. Non avremmo potuto cambiare nulla con i nostri comportamenti e con le nostre decisioni...». Un libro che fa riflettere molto su una parolina che in queste situazioni viene considerata magica: integrazione: «Questa parola scrive la Pomodoro - è per me sempre più simbolica di un vuoto, nel quale non vi è coerenza tra presente e passato». Infine una bellissima dedica che la donna, ancor prima del magistrato, ha voluto lasciare ai protagonisti del libro: «Tra successi e delusioni mi sono accostata a questi ragazzi con l'animo e le intenzioni di chi ama l'umanità. Mi appartengono tutti».
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