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I mali del calcio italiano, tavola rotonda alla Festa di Liberazione di Molfetta
05 settembre 2012

MOLFETTA - Come i cicloni atlantici sulla East Coast, alcune catastrofi si abbattono periodicamente sul calcio italiano, attanagliato dai tentacoli del business e del malaffare. Italia infangata e sotto shock, lo scandalo del calcio scommesse si allarga e danneggia l'immagine del calcio italiano. Il grande interrogativo adesso è quanto tutto questo sia dannoso per il calcio in Italia e per l'immagine del suo marchio all'estero.
Di questo e molto altro si è parlato nella prima giornata della XIII Festa di Liberazione, organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista di Molfetta. Il dibattito «Non cresce l'€rba» in Piazza Municipio ha evidenziato i limiti di uno sport da tempo sull’orlo del baratro. Avvalersi della facoltà di non rispondere sembra diventata una prerogativa imprescindibile dei calciatori. A Bari, al processo penale per il filone nato dalle confessioni del “pentito” Masiello, tutti i giocatori convocati dai giudici pugliesi non hanno parlato. È questo un diritto, ma l’omertà conclamata, reiterata e condivisa da tutti sembra proprio come il collante preferito per fare vero gioco di squadra e mettere i bastoni tra le ruote degli inquirenti. Non esattamente un comportamento ispirato ai valori della lealtà sportiva.
«Lo scandalo del calcio scommesse è un evento gravissimo che ha rovinato un sogno specie in un momento di crisi come questo in cui è davvero difficile entusiasmarsi- il pensiero di Maria Campese, assessore regionale allo Sport -. Il calcio va totalmente riformato perché ritorni ad essere uno sport». L’atteggiamento omertoso pregiudica la scoperta della verità, i calciatori fanno melina, ostruzionismo, fallo tattico, intralciando consapevolmente le indagini della Magistratura e, dunque, l’accertamento della verità processuale. Figure di spicco della serie A e mezze figure, campioni e riserve sono accomunati tutti dalla stessa riluttanza, dalla stessa paura.
Paura testimoniata da Danilo dell’Olio, protagonista della web-serie che ha trattato l’argomento, intervistando i giocatori del Bari coinvolti nello scandalo scommessopoli. «Questa è una storia che ancora non ha una fine, visto che quasi tutti i calciatori ci hanno rilasciato mezze frasi e ci hanno evitato», il commento di dell’Olio. Tra i più annoverati nel corso delle indagini ritroviamo i difensori nel giro della nazionale Andrea Ranocchia e Leonardo Bonucci (entrambi assolti), ma poi Paulo Victor Barreto, Gazzi, Guberti, insieme ai meno noti Ganci, Santoruvo, Bonanni, Pianu, Esposito Galasso, Colombo, De Vezze e l’ex allenatore di Bari e Siena Antonio Conte. Quasi un’intera squadra, in odore di combine.
Ma il calcio scommesse ha sconvolto il tifo e i tifosi. «Diventare ultras significa partecipare ad un evento che non si può vivere da atleta e inoltre il fatto che gruppi della tifoseria si stiano sciogliendo è il sintomo della delusione che si vive nell’ambiente» - ha aggiunto Gaetano Errico, esponente della Curva Nord-Bari -. Con queste pene ridicole inflitte a dirigenti e calciatori penso che alla fine come sempre non cambierà nulla». Allo stesso tempo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari nei mesi passati hanno eseguito una serie di arresti contro capi ultras della squadra biancorossa che avrebbero chiesto ai giocatori di perdere almeno tre partite per assicurarsi forti vincite con le scommesse. Ai tre indagati è stato contestato il reato di concorso in violenza privata aggravata. Dalle indagini non sarebbero emersi collegamenti dei capi ultrà con ambienti della criminalità organizzata, come invece si era ipotizzato in un primo momento.
Diverso il pensiero di Antonio Campo, responsabile comunicazione del Melphicta Calcio. «Sul calcio dilettantistico capita a volte di ricevere delle minacce da qualche piccolo delinquente ma è un ambito sportivo dove non si può scommettere e quindi non può riproporsi una vicenda analoga - ha evidenziato Campo -. L’obiettivo sicuramente è quello di ripartire dalla passione dei tifosi che resiste nonostante tutto». 
Il calcio italiano è perciò nell’occhio del ciclone. L’ombra del calcio scommesse si è allungata anche su molte squadre di Serie A che hanno atteso la fine del campionato e le decisioni della procura federale per vedere chiarite le proprie e altrui posizioni giuridiche e di classifica.
Il fenomeno del calcio scommesse ènato dall’esigenza della malavita internazionale di riciclare il danaro sporco, provento di attività illecite. Dopo gli accordi internazionali antiriciclaggio, “pulire” il danaro  diventava  sempre più difficile ed oneroso anche nei luoghi storicamente deputati a questa attività, come Dubai, Singapore, Malesia. Ad esempio, da un milione di euro sporchi si potevano ricavare circa 200mila euro puliti. Uno scenario pazzesco: 22 squadre, tra cui tre di Serie A(Atalanta, Novara e Siena) e 61 tesserati  deferiti  per aver truccato 29 partite di Serie B di varie stagioni, 2 di Tim Cup di due edizioni diverse, 2 di Coppa Italia della lega Pro ediz. 2010/11. Sembra stare di fronte ad muro di gomma, un silenzio impenetrabile. Parlare è uno sport per uomini, meglio avvalersi della facoltà di non giocare.
 
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Autore: Andrea Saverio Teofrasto
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