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Epistole dalla ferialità Le lettere di Don Tonino raccolte da “Ed Insieme”
15 novembre 2004

Di lettere ne verga a migliaia. Il genere dell'epistola gli è congeniale. Per l'immediatezza, la semplicità, la pregnanza dello scritto. Una comunicazione aperta all'essenziale: in cui si avverte il soffio dello spirito e il battito del cuore. Provo a ricapitolare: don Tonino scrive a Gesù, immaginandolo nell'allucinante distesa del deserto; a Maria nella notte di Efeso; a Giuseppe nella bottega di Nazaret. Scrive ai protagonisti biblici del Vecchio Testamento, senza quasi mai permetterci di comprendere se le missive siano da considerare imbucate ai nostri giorni per raggiungere il passato, o nel passato per attingere al presente. Scrive alla turba dei nuovi poveri per dar loro visibilità in una società che li ignora. Invia comunicazioni scritte di particolare rilevanza pastorale all'Azione Cattolica, agli alunni dei corsi di teologia, agli insegnanti di religione, ai direttori del settimanale diocesano, alle comunità parrocchiali. Lettere per confermare, osservare, spronare, indicare nuovi orizzonti… L'epistolario si fa, poco alla volta, smisurato. Don Tonino lo rimpingua scrivendo riflessioni in forma di lettera per relazionare ai convegni e in occasione di seminari di studio. Scrive lettere per dar corpo ai volumi, per effettuare nomine e comunicare disposizioni. Ma anche quando il carteggio si fa ufficiale, più che rispondere all'esigenza della documentazione e configurare l'atto d'archivio, rinvia all'urgenza dell'impegno e della vita vissuta. Vi è poi un corpo di lettere, finora considerate residuali, che mi piace definire “epistolario minimo”: fatto di scritti vergati di getto, quasi occasionali, meno strutturati di quelli ufficiali e generalmente poco prevedibili nello sbocco finale. Scaturiscono per lo più da sollecitazioni estemporanee, da moti dell'animo, da esigenze di cordialità, da incontri che lasciano il segno, da telefonate inconcluse, dalla gioia di porgere un augurio, dalla necessità di rispondere a un bisogno non proprio, dall'opportunità di caratterizzare il conferimento di un incarico deciso all'ultimo momento…. e, perché no, dal confronto repentino e illuminante con la Parola di Dio. Queste lettere costituiscono l'epistolario che considero più prossimo a ciò che don Tonino ritiene essenziale, vero, spontaneo, umano… ed autenticamente evangelico (Antonio Bello, Epistolario minimo, Scrigni/55, Ed Insieme 2004, pp. 144, € 7,50). Di veramente “minimo” - ovverosia di minore, di riduttivo, di banale - non vi è traccia alcuna. Ispirazione, contenuti e stile sono anzi ai vertici dell'efficacia. C'è però da supporre che, rispetto alle normali prerogative e abitudini di un vescovo, un tale corpo di epistole, se non proprio sconveniente da pubblicare, sia normalmente da considerare di secondo piano: tant'è che le miscellanee ufficiali finora edite non registrano i testi contenuti nelle pagine del volume. Eppure si tratta di scritti splendidi, taluni addirittura profetici, comunque in grado di affacciarsi sul futuro: indirizzati agli amici, ai giovani sposi, ai confratelli sacerdoti, a chi fa politica, a chi opera nel settore della giustizia… ed anche a chi non crederesti mai: per esempio alla giovanissima Angela, che chiede al vescovo di intercedere presso il proprio parroco affinché le conceda di servire all'altare; o a Giovanni il sacrista, ringraziato per aver provveduto al decoro e alla bellezza degli spazi sacri per ben dieci lustri d'attività. Alcune lettere contengono il riferimento a passaggi nodali nell'esistenza dello stesso don Tonino. A Tommaso, che ha avuto come alunno nel seminario vescovile ugentino, il vescovo di Molfetta confida, già dopo qualche settimana dalla nomina, “la nostalgia di un mondo più semplice, più vero, meno sofisticato, più a contatto con la gente, con i poveri, con i bisognosi”. Non mancano lettere “gridate”: ad esempio quelle in cui il vescovo interpella un magistrato, un avvocato e un sindacalista in difesa del marittimo Giuseppe, che dopo aver subìto un grave incidente sul lavoro, rischia di “bruciare a fuoco lento”, usurato dalle lungaggini dell'amministrazione della giustizia. Per l'inverso non è assente l'atteggiamento di tenerezza e di sollecitudine. Ad esempio, nei confronti del caro Bernardo, amico di studi a Bologna e poi sacerdote in Sicilia. Don Tonino gli esprime rammarico per non essere stato in grado di manifestare “l'Amore preveniente di Dio”, ovvero la capacità d'iniziativa nel dono di sé e dei propri sentimenti anche attraverso lo scritto. Ama di più - sembra che dica - chi anticipa l'altro sulla battuta. Complessivamente la raccolta annovera soltanto trenta lettere (è “minima” anche in questo) puntualmente trascritte e talvolta accompagnate dall'originale. Le missive sono state direttamente fornite dai destinatari o da terze persone a cui questi le hanno mostrate e talvolta offerte in fotocopia per la bellezza della comunicazione. Un breve ma significativo inserto fotografico contribuisce a documentare il clima da cui sgorgano: legato alla ferialità, alla gioia dell'incontro, all'impegno pastorale a contatto con la gente. L'auspicio è che la raccolta non abbia sigilli: l'editore invita anzi a segnalare e a partecipare altre lettere da inserire nella seconda edizione. Così come sollecita la Fondazione Don Tonino Bello, depositaria del corpo principale dell'epistolario (un tesoro nascosto da portare alla luce secondo l'insegnamento evangelico di Mt 13, 44), a rimuovere i catenacci del preziosissimo scrigno che lo contiene. Questo è un volume in progress, come si dice. Per nulla definitivo. Che ci si augura possa crescere. Come il bene che suscita don Tonino attraverso la testimonianza e l'annuncio della Parola con tutti i mezzi possibili e immaginabili. Renato Brucoli
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