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Edilizia selvaggia e zone invivibili Prg: cosa nasconde l'iniziativa del Comune e il nodo varianti? Mancano anche i piani delle coste e delle aree turistiche
15 settembre 2003

Ventisette mesi di governo, con un Piano Regolatore bello e pronto trovato sulle scrivanie, non sono ancora bastati a rendere operativa l'espansione urbanistica programmata. Certo alcuni atti sono stati portati avanti (perimetrazione dei comparti, espropri, graduatorie delle cooperative e relative prime assegnazioni), ma non occorre essere scienziati della politica per portare avanti atti di mera amministrazione, per far ciò basta e avanza l'apparato burocratico comunale. Infatti le prime assegnazioni le aveva già avviate il Commissario prefettizio. Quello che invece dovrebbe contraddistinguere l'azione politica è la qualità che riesce ad imprimere agli atti amministrativi. E' indubbio che la qualità nell'attuazione del Prg dovrebbe avere nel “Piano generale dei servizi” la via maestra, perché non basta permettere la costruzione di nuove zone abitative senza una qualificata programmazione dei servizi. D'altronde è lecito che coloro che sborseranno qualche centinaio di migliaia di euro per una casa, pretendano un contesto vivibile in cui ci siano non solo le urbanizzazioni primarie (strade, tronchi idrici e fognanti, metano, allacciamenti elettrici e telefonici), ma anche secondarie che comprendono tutti quei servizi per soddisfare i bisogni e le esigenze materiali e immateriali individuali e collettivi di una città proiettata nel futuro: aree verdi, scuole, uffici pubblici ed anche tutte le attività che producono beni e servizi artigianali, commerciali, bancarie, turistiche-alberghiere, culturali, religiose, socio-assistenziali, sanitarie, e tutto ciò che eleva qualitativamente la vita delle persone e della città. Come si vede, il “Piano generale dei servizi” non è una cosa da poco, perché sono interessate tutte le aree, da quelle produttive (Asi e Pip), a quelle commerciali (così dette D3) e turistiche (D4). Insomma, si tratta di riempire di contenuti qualitativi la programmazione prevista dal Piano regolatore. Che il “Piano generale dei servizi” sia elemento precognitivo qualificante lo dice l'art. 5 del decreto regionale di approvazione del Prg, in cui si legge che il Comune entro 180 giorni deve dotarsi di tale strumento. Sono passati oltre 800 giorni e l'amministrazione comunale è ancora latitante su questo fronte, come pure sul “Piano delle spiagge” e sui “Piani particolareggiati” dei comparti delle zone commerciale (circa 28 ettari a Ponente) e turistica (comparti 26-27-28-29 tra la 1ª Cala e Torre Gavetone). Inerzia, pressappochismo, o c'è una logica dietro questo “non fare”, ad uso e consumo di chi intende piegare ai propri interessi l'espansione urbanistica al di fuori del Prg, rendendolo di fatto carta straccia? Stiamo ai fatti. Subito dopo l'approvazione del Prg (aprile 2001) sono pervenute al Comune una serie di proposte di varianti, alcune di notevole spessore come il “Gelsorosso” nella zona Ser Nicola, nei pressi all'omonima uscita della SS16 (6 stabili per mini alloggi, un hotel, campi da tennis e una struttura polivalente per una volumetria di circa 25mila mc.) e una la “Casa albergo” per anziani, patrocinata da Giulio de Luca, nei pressi della scuola “E. Berlinguer” (un edificio di 11mila mc. su un'area di 5.700 mq, con 84 posti letto, servizi alberghieri e spazi per l'assistenza sanitaria e attività di animazione e socializzazione) e la discutibile e assurda iniziativa dell'altra casa di riposo vicino l'autostrada su un terreno di proprietà del costruttore Ilarione Azzollini, di cui QUINDICI si è già occupata. Iniziative tutte da realizzare su suoli non previsti dal Prg, e che quindi richiedono una variante attraverso lo strumento della “Conferenza dei servizi”, un organismo costituito dai soggetti pubblici e privati interessati, che si esprime sulla proposta di variante su cui deve dire la parola finale il Consiglio comunale ai sensi del D.P.R 447/98. Per dirla alla Lubrano, la domanda nasce spontanea: perché fare delle varianti trasformando così alcuni suoli agricoli in edificabili, quando c'è un Prg appena approvato che individua delle specifiche aree sulle quali realizzare gli insediamenti? Per carità, nulla è immodificabile e la legislazione vigente lo consente a condizione però che non ci siano aree utilizzabili, oppure che non siano sufficienti. E' sul concetto di “non utilizzabilità” che si gioca la partita. Per il sindaco il fatto che i suoli previsti dal Prg non possono essere immediatamente utilizzabili, perché mancano piani attuativi, che dovrebbe fare il Comune, fanno scattare le condizioni di “non utilizzabilità”. Secondo questa interpretazione, ogni proposta di variante in mancanza di una programmazione puntuale, è opportuna e legittima. Sarà anche una interpretazione legittima, ma può nascere il sospetto che arditamente si stiano creando le condizioni per mettere mano a piacimento alle varianti, permettendo di fare di tutto al di fuori del Prg. Il nostro esiguo territorio diverrebbe un “far west” urbanistico, creando disparità tra proprietari dei terreni e operatori economici locali e non, che intendessero raccogliere le opportunità previste dal Prg. Evidentemente, se non c'è sotto qualcos'altro, stiamo di fronte all'assurda scommessa che, attraverso una cementificazione generalizzata (e selvaggia), possa venirne qualcosa di buono per lo sviluppo. E chi se ne frega quale territorio si lascerà alle prossime generazioni. Francesco del Rosso
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