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Cronaca consigliare. Città metropolitana, partita a scacchi fino alle urla: niet sul referendum popolare Tutta la cronaca della discussione consiliare sulla Città metropolitana. Faccia a faccia con urla Azzollini-Salvemini: un mini filmato
14 ottobre 2012

MOLFETTA - Chiamata alle armi al fulmicotone. Iniziale clima surreale in Consiglio comunale, per la discussione sul rifiuto della Città metropolitana da parte dell’amministrazione Azzollini, nonostante una maggioranza ormai in dissesto. Infatti, solo 18 erano i consiglieri comunali all’appello (tra cui gli indipendenti Mauro Giancaspro e Leonardo Siragusa, poi allontanatisi), poi ridottisi a 16 (compresi i 3 ex di opposizione).
Due gli interventi propagandistici del sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, impegnato a condurre una battaglia di trincea per presentarsi ai cittadini come paladino delle autonomie locali. Infatti, da un lato ha pontificato con molta leggerezza sulle presunte funzioni che il Comune di Molfetta perderebbe aderendo alla Città metropolitana (dai servizi pubblici a quelli sociali, dalle infrastrutture all’autonomia finanziaria), oltre all’inutilità di applicare la formula metropolitana sul territorio barese, citando le più importanti città metropolitane europee, come Parigi e Londra. Dall’altro, ha richiamato la Legge n.68/11 per avvalorare la testi del furto finanziario che Bari attuerebbe sul Comune di Molfetta.
«Pensare Molfetta come a una sorta di circoscrizione di Bari svuotata di ogni autonomia decisionale è una cosa del tutto anomala - la dichiarazione del sindaco -. La sua storia, le sue antiche tradizioni, i processi di sviluppo, la necessità di essere vicini alle esigenze dei cittadini, il numero di abitanti e la complessità delle questioni che si affrontano in una grande città come la nostra, esigono il mantenimento dell’attuale ordinamento degli enti locali».
Le due arringhe sono riuscite a sviare e decentrare la discussione. Anzi, il secondo intervento ha persino sorpreso i consiglieri (nessuno ha saputo replicare). Uno scacco mediatico quasi annunciato, che non ha attenuato il pesante giudizio dei consiglieri Gianni Porta (Prc), che ha definito «miserabile» la delibera di approvazione, e di Mino Salvemini (Pd), capogruppo di opposizione, scagliatosi contro la «concezione passatista di Azzollini» sulla città metropolitana (caratterizzata dai legami funzionali di area vasta, dove si concentrano flussi industriali, occupazionali e finanziari), nonostante le continue interruzione del consigliere di maggioranza Pasquale Panunzio. Fino al faccia a faccia con urla tra Salvemini e Azzollini proprio sul punto finanziario e sulle chiacchiere pronunciate (guarda il mini filmato sulle urla del sindaco Azzollini).
 
LA DISCUSSIONE
«Stiamo affrontando una questione non del tutto nuova. Siamo di fronte ad altre promesse elettorali finite nel dimenticatoio. Il governo Monti attualmente ha dato il via libera al riordino delle Province il Consiglio dei Ministri ha stabilito che i nuovi enti dovranno avere almeno 350 mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati - ha spiegato Mauro Spaccavento, consigliere di Molfetta in Azione, passato all’opposizione dopo le dimissioni di Pietro Uva -. Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità, mentre le altre competenze finora esercitate dalle Province sono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”». In pratica, secondo Spaccavento la Città metropolitana potrà essere una vera e propria opportunità per Molfetta, un opera di modernizzazione dello Stato che eviti sprechi e che migliori le competenze e le funzioni dei Comuni.
Dello stesso auspicio è il segretario del Pd Giovanni Abbattista. «La maggioranza sembra non avere le idee chiare sulla Città Metropolitana. Il motivo che dovrebbe spingere i cittadini a scegliere l’area metropolitana è ben diverso da quello auspicato dal signor sindaco. C’è una ragione più grave: ovvero l’alternativa di finire nella provincia di Foggia - ha spiegato Abbattista -. In realtà nell’area metropolitana, che assorbirà le competenze della provincia, Molfetta non perderebbe nulla, manterrebbe le attuali funzioni, divenendo al contempo la seconda città più importante dopo Bari e avrebbe un ruolo di primo piano intercettando finanziamenti per uno sviluppo economico, mentre a Foggia sarebbe l’ultimo Comune della Daunia. Infatti, secondo i criteri territoriali e demografici stabiliti dalla legge, la Provincia della Bat e la Provincia di Bari non esisteranno più, né potranno altri Comuni accorparsi per tenere in vita le province abolite. A partire dal 1 gennaio 2013 esisteranno solo l'area metropolitana di Bari e la provincia di Foggia (oltre a sud alle due province Taranto-Brindisi e Lecce). I Comuni hanno facoltà di decidere la propria appartenenza, la cui scelta rientrerà nel Piano di riordino che le Regioni comunicheranno al governo entro il 24 ottobre».
Secondo Abbattistaalla Città metropolitana, saranno attribuite tutte le funzioni provinciali di pianificazione strategica, nel rispetto delle autonomie e delle prerogative comunali. Con la consapevolezza che, secondo i principi costituzionali di sussidiarietà, adeguatezza, completezza, omogeneità, differenziazione, efficienza ed economicità (Legge n.59/97), tra i Comuni metropolitani dovranno attuarsi comportamenti di leale collaborazione e rispetto. Decade, quindi, l’assunto di «periferia di Bari».
 
IL REFERENDUM NEGATO
L’amministrazione Azzollini è stata anche spiazzata dalla proposta del consigliere Nicola Piergiovanni (Sel), continuamente interrotto dal sindaco: un referendum popolare entro 60 giorni, perché l’amministrazione non può assumere un atto così impegnativo senza consultare i cittadini di Molfetta.
Spalle al muro, l’amministrazione ha rigettato l’emendamento, ma non l’idea di un possibile referendum perché, secondo Angelo Marzano (Pdl), capogruppo di maggioranza, è necessario procedere con cautela e tenere le «bocce ferme in attesa di vedere che succede». Sarà la prossima amministrazione a decidere se indire un referendum (troppo tardi). Insomma, nessun referendum. È evidente che l’amministrazione teme il risultato politico di questo possibile referendum: un flop nuocerebbe alle prossime amministrative.
 
UNA NUOVA PROVINCIA
L’atto d’indirizzo è stato comunque approvato a maggioranza (appena 16 consiglieri), innescando il meccanismo dell’art. 133 della Costituzione (un Comune può decidere se aderire o meno a una circoscrizione locale) che Salvemini avrebbe voluto bloccare con un emendamento. Anche questo rigettato da Azzollini che, come dimostrato dai suoi gesti e dalle sue parole, aveva la chiara intenzione di attivare proprio l’art. 133.
In pratica, il Comune di Molfetta non aderisce alla Città metropolitana (nemmeno alla Provincia di Foggia) e s’impegna a «favorire un riordino tra i Comuni aderenti alla Provincia di Barletta, Andria, Trani ed i Comuni della Provincia di Bari». Purtroppo, siccome la BAT non potrà essere salvata, l’assurda intenzione potrebbe essere la costituzione di una nuova provincia, che dovrebbe avere un nuovo capoluogo (Molfetta?) e in cui il Comune di Molfetta potrebbe giocare un ruolo importante (solo sulla carta) a livello economico-commerciale e infrastrutturale. Ma non si capisce perché se viene soppressa la Bat dal Governo nazionale, poi lo stesso Governo dovrebbe autorizzare una nuova provincia.
Si aprirebbe un caso nazionale, ma, di fronte alle imposizioni del Governo nazionale, Molfetta sarebbe destinata a finire nella Provincia di Foggia. Azzollini ha, però, già inceppato il meccanismo, scatenando la fronda barese contro la Città metropolitana di Bari.
Eppure, come ha ricordato il consigliere Saverio Patimo (Pd), esiste anche un Patto per la pianificazione strategica di Terra di Bari, deliberato nell’ottobre 2006 (Azzollini era già sindaco) e la costituzione nel 2007 di un’associazione tra Provincia di Bari e Comuni sottoscrittori (tra cui il Comune di Molfetta) per proporre una «Unione di Comuni», oltre all’area metropolitana di Bari. Purtroppo, è anche sottile e sostanziale la differenza tra area e città: e proprio su questo punto Marzano ha anche argomentato la contrarietà della maggioranza alla Città metropolitana.
Il parziale vuoto legislativo ha creato un corto circuito in Consiglio comunale. Non sono mancati i mugugni dal pubblico in aula su entrambe le posizione (qualcuno intendeva anche intervenire in consiglio). Troppa leggerezza e sordidi dictat di partito hanno macchiato la discussione di un importante provvedimento per il futuro di Molfetta: solo un referendum immediato avrebbe potuto decretare la soluzione di questa diatriba squisitamente politica.
 
Sul numero di Quindici di ottobre, nelle edicole da ieri, un primo approfondimento tecnico-legislativo sulla vicenda.
 
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Autore: Andrea Saverio Teofrasto
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CHE GRAN CONFUSIONE QUESTE RIFORME - Un comitato di cittadini di Matera vuole che la città dei sassi vada con Bari (Gazzetta del Mezzogiorno del 7 ottobre). La Provincia di Bari non vuole la città metropolitana, ma vuole una Provincia senza la città di Bari. Il Sindaco di Bari non si esprime. La BAT non vuole morire a soli due anni dalla sua nascita. Il Presidente della Provincia di Brindisi si dimette per non veder morire il suo Ente, sciolto nella nuova provincia Taranto-Brindisi o nella Provincia del Grande Salento, della quale Taranto però rivendica di diventare la città capoluogo. La Regione non riesce a dialogare con le sei province e quasi sicuramente per il 23 ottobre p.v. non riuscirà a partorire alcuna soluzione di riordino delle province scaricando l'onere sul governo tecnico centrale. I DUBBI: 1 - Ma siamo sicuri che di fronte a così grande confusione un consiglio comunale o un sindaco appositamente delegato possano fare una scelta così importante per la città senza sapere da subito verso dove si va a finire? 2 - Una città metropolitana che abbia lo stesso perimetro dell'attuale Provincia sarebbe una soluzione praticabile viste innanzitutto le distanze che separano il capoluogo dalle città dell'entroterra e soprattutto verificata la "discontinuità territoriale fra la città di Bari e i diversi comuni dell'intera Provincia nelle sue variegate connotazioni geo-economiche, da Molfetta, a nord, a Gravina, a ovest, a Monopoli a sud, a Locorotondo a sud-est? CONCLUSIONE: Decidere di non aderire da subito alla città metropolitana, era il minimo che si potesse fare... e l'errore fondamentale è stato quello di aver ragionato su questa vicenda in termini pro o contro Azzollini. La questione invece è molto più semplice: LA CITTÀ METROPOLITANA E' MORTA PRIMA DI NASCERE, NON PERCHÉ NON L'HA VOLUTA AZZOLLINI - non diamogli tutta questa importanza - MA PERCHÉ IN PRATICA NESSUN GROSSO COMUNE DELLA PROVINCIA, LA VUOLE VERAMENTE. Preferisco in questo momento non valutare la posizione assunta dal PD locale e dai suoi esponenti provinciali sbarcati a Molfetta... Non serve, è stata l'ennesima dimostrazione che di questi partiti, non ci si può fidare... hanno tentato gli organismi provinciali del PD di far accogliere da una città governata dal centrodestra, una decisione che neanche le amministrazioni di centrosinistra di altre grosse città della provincia hanno voluto accogliere. Non voglio infierire oltre, e mi fermo qua...



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