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Corrado Minervini: una nuova cultura del commercio
15 luglio 2015

Un risultato positivo alla fine è stato conseguito. L’aver innescato un dialogo, l’essersi messi in discussione possono essere considerati risultati raggiunti. Ma non sempre l’importante è partecipare, a volte, dopo gli impegni profusi, occorre mettere al sicuro traguardi e vittorie ed il tema del potenziamento del commercio nel centro urbano molfettese è sicuramente un obiettivo primario. Corrado Minervini ne è convinto ma non soddisfatto. Strade d’Arte 2015, di cui è stato ancora una volta direttore artistico, è stata annullata. Dopo il successo ottenuto nell’edizione 2014, Minervini, imprenditore unico gestore del locale Allèmmérse, non ci sta e, alla vigilia della presentazione dell’edizione 2015, annulla la manifestazione. Pur avendo diffuso un comunicato stampa nel quale se ne spiegano le motivazioni, chiediamo a Minervini di illustrarci le motivazioni dell’annullamento di una manifestazione che ha avuto tanto successo nel 2014. «Prima di spiegare le motivazioni, è necessario fare alcune premesse. Da studi di settore, durante i saldi estivi, ogni famiglia ha a disposizione per gli acquisti mediamente 400 euro. Questo budget viene “speso” prevalentemente nelle prime 48 ore dall’inizio dei saldi. Molfetta deve contendersi questo budget con i competitor. Da quando ho scelto di tornare nella mia città e intraprendere l’incerto mestiere dell’imprenditore investendo in un’attività che mira a coniugare entertainment e cultura, ho cercato di approfondire le tematiche del commercio nel quadrilatero urbano molfettese, fondamentale per lo sviluppo economico del territorio. Il commercio molfettese vive da tempo una situazione di crisi; sia chiaro che i competitors non sono individuabili unicamente nel Centro commerciale, Outlet o altri megastore. Il quadrilatero del commercio necessita sicuramente di interventi di rigenerazione urbana e restyling, che peraltro l’amministrazione sta predisponendo in questi mesi. Ma il tema centrale è il sistema d’offerta complessivo che questa parte di territorio riuscirà a proporre. La domanda è: perché un consumatore (molfettese e non) dovrebbe affrontare il traffico del centro urbano per entrare nel quadrilatero? E quindi: cosa deve offrire il centro urbano per rendere la propria proposta appealing? Non è più possibile che ogni singolo esercente curi solamente il proprio orticello, la propria clientela. Le soluzioni possono essere molteplici, ma bisogna studiare ed affrontare con consapevolezza i nodi cruciali. Ben vengano, quindi, attività di aggregazione che permettano una gestione del tempo di valore. Un centro urbano attraente che fruisce di una rigenerazione degli arredi urbani non può che dare input al commercio. A ciò si aggiunga l’offerta di iniziative culturali. Con questo concept nasceva Strade d’Arte 2015, potenziata rispetto all’edizione 2014, con artisti qualificati che avrebbero percepito solo un rimborso spese. Con Molfetta Shopping e Confesercenti vi è stata sintonia d’intenti: le condizioni proposte dallo staff di cui ero direttore artistico miravano a non ragionare per contrade e fazioni – includere, quindi, anche commercianti non aderenti ad alcuna associazione – e non accettare ingerenze nelle linee strategiche. Mi sia consentito sottolineare che come direttore artistico non avrei percepito alcun compenso». Rispetto all’edizione 2014, quali le novità? «L’anno scorso Strade d’Arte ha registrato l’adesione di 38 esercenti che hanno proposto un’offerta commerciale e culturale che ha intercettato un target medio alto. Dovevamo lavorare di più su comunicazione e attrattività degli eventi o l’obiettivo commerciale non sarebbe stato raggiunto. L’edizione 2015 prevedeva “Strade di Bacco”, un evento analogo a Calici di Stelle, ma con la proposta di birre artigianali pugliesi: con un ticket di sette euro il consumatore avrebbe potuto scegliere tre birre artigianali e prodotti da forno locali. Un pricing assolutamente vantaggioso: con il medesimo importo, in un qualsiasi bar, sarebbe stato possibile usufruire della consumazione di una sola birra artigianale. Inoltre intrattenimento per bambini, concerti dei Camillorè e Nabel, solo per citarne qualcuno e tanto altro ancora». Cosa non ha funzionato? Perché annullare una manifestazione che aveva tutte le caratteristiche per confermare il successo dell’edizione 2014? «Nel commercio non c’è spazio per l’improvvisazione. Rispetto all’edizione 2014, l’Amministrazione comunale ha dichiarato di poter offrire un importo inferiore. Nonostante ciò, con gli artisti, i commercianti e le associazioni abbiamo deciso di andare avanti e di offrire ai molfettesi e ai cittadini dei paesi limitrofi una manifestazione di qualità in cui il consumatore si sarebbe sentito al centro di un sistema commerciale-culturale e non solo soggetto passivo al quale vendere. Sia chiaro che ben vengano le notti bianche con le bancarelle ma a noi interessa dare sviluppo al commercio attraverso iniziative culturali non estemporanee, non approfittare dei saldi per vendere, ma vendere tutto l’anno, creando un rapporto di fiducia tra acquirente ed esercente. Alla vigilia della presentazione della manifestazione l’Amministrazione comunale, ha dichiarato di voler fare un ulteriore sforzo aumentando il contributo alla manifestazione già stanziato. Prendiamo atto dello sforzo, ma non sono c’erano più le condizioni. Non era possibile riprogrammare tutto e far partire la comunicazione così tardivamente. Né eravamo disponibili a soluzioni pasticciate con eventi tappabuchi. Ripeto: l’obiettivo era un altro». Pensa ci siano spunti per un dialogo? Ci sarebbero elementi per migliorare strategie ed azioni? «Certamente molto rimane del percorso avviato ma non concluso. I commercianti devono capire che non devono solo fronteggiare il ridotto potere d’acquisto delle famiglie, ma anche il commercio on line che propone il medesimo prodotto a prezzi più vantaggiosi e senza lo stress del centro congestionato. Occorre mettersi in discussione, non vivere delle glorie del passato, assicurarsi nuovi clienti a cui offrire un sistema di offerta e di servizi articolato e seduttivo. Non c’è nessuna speranza di sopravvivenza se non si genera un valore aggiunto del territorio. Quindi plurale, collettivo, non solo individuale ». 

Autore: Beatrice Trogu
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