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Colpo di mano del governo Berlusconi per uccidere la libera informazione. Colpiti i giornali locali per ridurli al silenzio
10 aprile 2010

MOLFETTA – Allarme libertà di stampa in Italia. Quindici vuole informare i propri lettori che in questi giorni è avvenuto l’ennesimo colpo di mano, un blitz in piena regola, del governo di Silvio Berlusconi: dopo essere impossessato della tv pubblica e di molti altri organi di informazione, il presidente del consiglio compie un altro passo verso il regime totalitario al quale aspira.

Non potendo controllare e dirigere anche la stampa minore, che è rimasta fra i pochi media liberi in Italia, Berlusconi e il suo commercialista il Robin Hood al contrario Giulio Tremonti, ministro dell’economia, che toglie ai poveri per dare ai ricchi con condoni fiscali a raffica, ora ha trovato un sistema soft per ridurre al silenzio anche l’informazione in carta stampata che raggiunge capillarmente milioni di cittadini. Attraverso il taglio alle agevolazioni postali, aumenta le tariffe dal 500 al 700 per cento, condannando a morte tutti i giornali, soprattutto quelli non profit e quelli locali, come “Quindici” che non hanno altre fonti di finanziamento, né possono avere accesso ai fondi statali per l’editoria.
E così Berlusconi, ignorando il conflitto di interessi e continuando a fare i propri interessi sia sul piano privato (come imprenditore dell’editoria) che in quello pubblico (come premier), ora si libera dell’ultimo ingombro che gli resta sul piano dell’informazione. L’operazione è paragonabile all’istituzione del Minculpop, il ministero della cultura popolare, nefasto ricordo del regime di Benito Mussolini, che controllava la stampa in Italia durante il ventennio. E all’azione di tutti i regimi dittatoriali che bruciavano giornali e libri.
E mentre molti italiani ingenui continuano a credere alle chiacchiere e alle promesse propinate dalla tv e dai giornali che il premier controlla direttamente o indirettamente, viene attuata un’operazione antidemocratica, giustificata magari dalla crisi economica (che, però, continua ad essere negata dal governo) per costringere alla chiusura tutti i giornali no profit, che vivono esclusivamente di volontariato e fanno grandi sacrifici per essere in edicola, in un periodo di crisi delle entrate pubblicitarie e delle vendite che si sono ridotte per tutti i giornali, dai più grandi ai più piccoli.
Questa operazione fu già tentata qualche anno fa dallo stesso governo di centrodestra, ma naufragò perché ci furono alcuni giornali e piccoli editori, fra cui “Quindici”, che scoprirono in extremis il tentativo di eliminare le agevolazioni e mobilitarono alcuni parlamentari dell’opposizione per scongiurare questo pericolo.
Purtroppo questa notizia è passata quasi sotto silenzio, per l’ampio controllo del governo sui grandi mezzi di comunicazione di massa, anche perché i grossi editori temono che Berlusconi possa poi tagliare loro anche i milioni di euro che ogni anno vengono versati perfino a giornali quotati in Borsa, come “Il Sole 24 ore”, organo della Confindustria e degli imprenditori. Tra l’altro i grandi giornali hanno ridotto fortemente gli abbonamenti, anche a causa dei ritardi del servizio postale (altra grande inefficienza italiana della quale nessuno ha chiesto mai conto a Poste Italiane). Ma i grandi giornali hanno una diffusione capillare nelle edicole di tutt’Italia e chi vuole, può trovarli facilmente. I piccoli giornali come Quindici, non avendo questa possibilità, sono costretti ad utilizzare lo strumento dell’abbonamento postale per spedire in tutt’Italia il loro prodotto editoriale. Tra l’altro oggi è già difficile stare sul mercato in queste condizioni e fare i salti mortali per essere in edicola, chiedendo, in tempi di crisi, qualche sacrificio economico anche ai lettori (Quindici, contrariamente ad altri, ha aspettato oltre un anno prima di aumentare il prezzo di copertina, già ampiamente insufficiente a coprire i costi di stampa che in questi anni sono lievitati enormemente).
A risentire di questa situazione sono anche i giornali religiosi ed appare inspiegabile il silenzio delle autorità ecclesiastiche: forse sperano in un decreto ad hoc di Berlusconi che, come in altri casi, utilizzerà questa concessione per ingraziarsi la Chiesa, e quindi i consensi di una parte dei cattolici e del clero.
Ecco perché oggi noi di Quindici facciamo appello all’opinione pubblica perché rifiuti questo ennesimo passo verso il regime: la legge è operativa dal 1° aprile (e non è un pesce d’aprile) e costringerà anche noi almeno a triplicare il costo degli abbonamenti oppure a rinunciare a spedire il giornale agli abbonati. Insomma, a pagare il prezzo di quest’ultima arrogante decisione antidemocratica del governo, sarete tutti voi cittadini che credete e volete la stampa libera.
Noi chiediamo che il decreto venga ritirato e facciamo appello all’opinione pubblica perché sostenga questo nostro appello.
Riportiamo alcune delle reazioni dell’opposizione a questo blitz del governo:
"I nuovi tagli alle agevolazioni postali per l'editoria? Un blitz in piena regola": così Luigi Bobba, responsabile del Partito Democratico per la Sussidiarietà, commenta il decreto interministeriale firmato Tremonti-Scajola, che ha sospeso le agevolazioni e ha emanato il nuovo tariffario.
''A subirne le conseguenze - spiega Bobba - saranno in particolare le piccole associazioni, il non profit e la stampa locale e diocesana che , dal 1° aprile fino a dicembre 2010, dovranno inventarsi qualcosa per riuscire a non sospendere le pubblicazioni che rappresentano un capillare mezzo di cultura e informazione nonché un efficace strumento per campagne promozionale e di raccolta fondi".
Un taglio senza alcuna consultazione
Ma oltre ai tagli, Bobba contesta il metodo adottato dagli esponenti di governo: "L'utilizzo di un decreto interministeriale, senza nemmeno aver consultato le parti interessate, il Forum del terzo settore e le competenti Commissioni parlamentari, ancora una volta dimostra la scarsa propensione al dialogo, persino su una materia come le agevolazioni fiscali per l'editoria, che necessita sicuramente di un riordino, fatto però nei dovuti modi e senza penalizzare attività che hanno un evidente valore sociale''.
''Occorre disboscare la foresta - conclude Bobba -  ma anziché lavorare con la mannaia, bisogna scegliere la via del dialogo e della concertazione per trovare soluzioni appropriate e condivise. Altrimenti lo Stato finisce per togliere con la mano sinistra quello che dà con la mano destra (vedi 5 per mille). Per questo il governo ritiri subito il decreto e convochi tutte le parti interessate, Poste Italiane comprese''.
 Mediacoop ricorre al Tar
Editoria e tagli repentini del governo: Mediacoop (della quale anche Quindici fa parte) dà mandato agli avvocati di esplorare l’ipotesi di un ricorso al Tar avverso al decreto interministeriale che ha soppresso le tariffe agevolate postali.
La decisione è stata presa, nel corso della riunione della Giunta Nazionale di Mediacoop per esaminare le ricadute sulle aziende associate e sull’intero settore editoriale del  decreto interministeriale che ha soppresso, dalla sera alla mattina, a partire dal primo aprile le tariffe postali agevolate.
È stato rappresento da tutti gli associati il  forte malessere presente su tutta la platea del settore.
"La decisione del governo - sottolinea Mediacoop - produce, infatti, un pesante aggravio dei costi che ricade direttamente sugli editori, gran parte dei quali piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli. Il rischio di dover cessare le pubblicazioni per tanti è dunque reale. Un destino ben più pesante è  riservato a tante testate del terzo settore (tra i quali quelli del forum del terzo settore aderenti a Mediacoop), dai periodici della società civile a quelli  del volontariato, quelli diocesani.
Un provvedimento da ritirare
La Giunta ha dato mandato alla Presidenza di ricercare tutte le intese necessarie con le associazioni del settore per una iniziativa unitaria volta a sostenere presso il governo il ritiro del provvedimento e dare attuazione alla legislazione vigente che stabilisce la compensazione per Poste SPA fino alla tariffa praticata ai loro migliori clienti. Ciò consentirà di ottenere i risparmi  di risorse pubbliche necessarie per ridurre il fabbisogno e di evitare un altro durissimo colpo all’editoria.
Considerando, inoltre, che le tariffe agevolate sono stabilite per legge e, pertanto, un decreto interministeriale non può variare una legge, ha dato mandato alla Presidenza di avviare con gli avvocati dell’associazione un esplicito ricorso al Tar".
Interviene anche il senatore Vita
Sull'argomento interviene anche il senatore del Pd, Vincenzo Vita, che chiede al presidente del Consiglio e al ministro Scajola "perché con un decreto ministeriale il governo ha sospeso le tariffe postali agevolate per l'editoria, previste dalla legge 46 del 2004?"
Nell'interrogazione Vita ricorda infatti che "con il recente decreto interministeriale del 30 marzo 2010, senza alcun preavviso, sono state improvvisamente sospese ai beneficiari le tariffe agevolate per l'editoria, previste dalla citata legge che aveva introdotto una serie di agevolazioni tariffarie postali finalizzate a sostenere la copertura parziale dei costi sostenuti dalle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC), dalle imprese editrici di libri, dalle associazioni e organizzazioni senza fini di lucro e dalle associazioni le cui pubblicazioni periodiche siano riconosciute da parte di sindacati, di associazioni professionali di categoria e di associazioni d'arma e combattentistiche, per la spedizione dei bollettini dei propri organi direttivi". Nell'interrogazione si ricordano poi le tariffe fissate con decreto del Ministro delle comunicazioni del 2002. "La tariffa base, fino a 200 grammi, pari a euro 0,2830 e quella agevolata pari a euro 0,1245 a copia per le spedizioni effettuate dagli editori iscritti al Registro degli operatori di comunicazione (Roc), mentre per gli editori non profit la tariffa base è stata fissata ad euro 0,0785 e quella agevolata ad euro 0,615".
"Nella recentissima legge 99/2009 - scrive ancora Vita nell'interrogazione - si ponevano precise indicazioni alle Poste italiane Spa in merito alle tariffe più favorevoli da praticare alle diverse strutture editoriali. Si chiede quindi quali siano le motivazioni che hanno indotto il governo a sospendere le tariffe agevolate per l'editoria previste da un'apposita legge e a non tener nemmeno conto delle indicazioni di un'altra così recente normativa. Si chiede inoltre al Presidente Berlusconi e al Ministro Scajola di chiarire se non ritengano assurdo che alle associazioni e alle organizzazioni non profit sia ora applicata la tariffa base prevista per gli editori iscritti al ROC pari a euro 0,2830 e non più quella base finora fissata ad euro 0,0785".
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Gli italiani non sono mai stati comunisti. Fascisti, neanche a parlarne. Democristiani, com'è noto, in Italia non ne sono mai esistiti, se non nel ceto politico, fra ministri e assessori, e nel giorno stregato delle elezioni; oltretutto i democristiani non avevano un'ideologia, ma al massimo orientamenti, ispirazioni, criteri, mediazioni, clientele, patronati, e quindi negare la democristianità è stato ancora meno impegnativo. Allora chi siamo? Siamo voltagabbana che si giustificano con la prava natura umana e dicono: "Ma voi dell'antifascismo fedele siete dei sepolcri imbiancati, la natura vera dell'uomo è la nostra, astuta e rapace. Ci sono avventurieri che in politica si comportano come gangster? Bravi loro, noi cerchiamo di partecipare al loro banchetto. Non lo ha detto anche il grande Niccolò, il suo Principe non è un "vademecum per banditi"?. Gioventù e impazienza fanno a pezzi l'educazione, l'arma preferita dei voltagabbana è la diffamazione dei buoni maestri. Ah, che gusto farsi beffe della loro vecchiaia, frugare fra le loro debolezze. E bravi i giovani, che vanno dove li porta il soldo, e per darsi forza si uniscono in gruppi di pressione. Siamo revisionisti, un esercizio gabellato per storico. Fa comodo ai padroni a cui forniscono una giustificazione: vedete come va veramente il mondo? Anche gli eroi sono dei ladri, degli assassini. il bello della vita è laido ma tanto vale la pena saperlo ballare, anche nel passo doppio con i fascisti che tornano. Così la storia moderna si è riempita di pidocchi revisionisti che pretendono di cambiare gli accaduti, le memorie, i libri di testo in base a tewsi ridicole: la resistenza non ci fu o fu una parodia, che non fu guerra di popolo ma guerra civile............. .










"Ogni forma di disprezzo, in politica, prepara o instaura il fascismo". Albert Camus. Nessun uomo politico italiano credeva seriamente, nel 1920, che il decennio successivo sarebbe stato contrassegnato dall'avvento, dal consolidamento e dal trionfo del fascismo: non ci credeva nemmeno Mussolini. Certo i problemi, soprattutto economici, che avevano contribuito ad alimentare il malessere del Paese restavano: le industrie stentavano a riconvertirsi alla produzione ed erano minacciate dalla penuria delle materie prime. La spinta inflazionistica era forte e colpiva soprattutto le categorie a reddito fisso; lo Stato era indebitato fino al collo; la disoccupazione era in aumento. Ma gli opposti estremisti - per usare una formula politica di mezzo secolo più tarda - sembravano in perdita di velocità. Senza dubbio Mussolini seppe muoversi con straordinaria abilità. Agiva per la conquista del potere con intuito di opportunista: tanto più risoluto, aggressivo, intransigente in apparenza, quanto più era, nella sostanza, attento a non superare mai il "livello di guardia". Nel vecchio "establishment" si illusero di strumentalizzare il capo del fascismo, e finirono per esserne strumentalizzati. Dal punto di vista politico l'apice fu raggiunto con i Patti Lateranensi. La Chiesa concesse a sua volta a Mussolini la statura e il prestigio di risolutore della questione romana; non solo era diventato il padrone d'Italia, ma era anche l'"uomo della Provvidenza". Furono tacitate tutte le opposizioni, la parola fu censurata e il giornalismo affossato dalla censura del regime. Il ministero della Cultura Popolare - ribattezzato Minculpopo - stabiliva ciò che si poteva e ciò che non si poteva scrivere. A volte grottescamente comiche. Basti questa: "In occasione del centenario di Copernico, ignorare che era polacco. Si lasci credere agli italiani che era italiano". Nel Paese si sono create profonde lacerazioni e davanti a noi tutti si apre forse il solito "salto nel buio".


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