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Col Covid, l’uomo ha scoperto di essere fragile
15 gennaio 2021

Quando il Direttore mi ha chiesto (chissà perché?) di scrivere un pezzo sul nuovo anno, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il brano delle Operette morali di Giacomo Leopardi - Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere (1832). Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo? Venditore. Si signore. Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore. Oh illustrissimo sì, certo. Passeggere. Come quest’anno passato? Venditore. Più più assai. Certo, non ci vuole molto a sperare che l’anno nuovo sia migliore del 2020, anzi ne siamo sicuri. Infatti, il 2020 sarà ricordato nella Storia come un anno infausto, soprattutto per la pandemia da Covid-19 che ha portato nel mondo in un solo anno a 1.818.238 morti (in Italia 77.291, Stati Uniti 365.208, Brasile 200.498, India 150.570, Messico 131.031, Regno Unito 78.632, Francia 66.700, Germania 38.987, Spagna 51.675 solo per fare qualche esempio). Sono dati terrificanti che continuano a crescere al ritmo di 10-15.000 decessi al giorno; anche i paesi che sembravano aver affrontato meglio la malattia come la Germania sono proprio in questi giorni investiti in pieno con otre 1.000 morti al giorno. Se devo pensare a una parola per contrassegnare l’anno appena trascorso, la prima che mi viene in mente è FRAGILITÀ. Dopo anni di onnipotenza, improvvisamente l’uomo ha scoperto di essere fragile. Una epidemia suscitata da un virus sconosciuto ha sconvolto le nostre vite e la vita del mondo. E così dopo aver predicato e praticato mercati aperti e superamento delle barriere, ci ritroviamo a chiudere frontiere, interrompere comunicazioni, rinchiuderci ognuno nella propria casa. Dopo aver esaltato acriticamente le virtù della globalizzazione, scopriamo che un mondo globale senza regole espone miliardi di persone al rischio. Dopo aver creduto nella crescita infinita della produzione di merci, siamo costretti a fare i conti con i limiti strutturali dello sviluppo e della natura. Dopo aver promosso o accettato politiche di riduzione della spesa pubblica senza criterio, dobbiamo prendere atto che salute, formazione, vita sono beni preziosi non subordinabili all’arida contabilità degli equilibri di bilancio. Ma il 2020 non è solo l’anno del Coronavirus, sarà ricordato anche per altre questioni: innanzitutto la questione ambientale e il riscaldamento globale (come dimenticare gli incendi devastanti in Australia, in Brasile nella Foresta Amazzonica e in California o lo scioglimento dei ghiacciai e le catastrofi climatiche sempre più frequenti); le crescenti diseguaglianze che portano pochi privilegiati a diventare sempre più ricchi e masse sempre più numerose di esseri umani a cadere nella povertà più assoluta e questo sia a livello globale sia nel nostro paese e nelle nostre città. A proposito di diseguaglianze, vorrei ricordare anche il movimento Black Lives Matter contro il razzismo, che sembra ora già caduto nell’oblio travolto dalla vorticosa voracità e superficialità dei media. Il 2020 con le sue tragedie e le sue contraddizioni ci costringe a ripensare il nostro modo di vivere e il mondo in cui viviamo. Non sarà facile né scontato, ma è possibile. Non il tenero ma superficiale ottimismo dell’«andrà tutto bene», ma il faticoso ritorno all’impegno per riportare in primo piano la persona umana, per ristabilire la scala dei valori, per superare l’individualismo sfrenato e valorizzare il bene comune, che è anche il bene di ognuno. Come sarà il 2021? Ovviamente non lo so. Nessuno lo sa. Ma dai primi giorni, si direbbe che non sarà troppo diverso da tutti gli altri anni, avrà le sue luci e le sue ombre. La prima grande speranza ci viene dall’arrivo dei vaccini, che dovrebbero difenderci dal Covid-19 e farci superare la pandemia. Ma ci vuole cautela, tanta cautela. So bene che ognuno di noi non vede l’ora che tutte le privazioni e restrizioni finiscano al più presto e si possa tornare alla “normalità”. Ma i tempi non saranno brevi, l’intero 2021 sarà un anno di transizione e non credo che si potrà (né francamente credo sia auspicabile) tornare a una presunta “normalità”. Per ora dobbiamo continuare ad andare in giro mascherati, dimenticare feste e tavolate, rinunciare ai luoghi affollati e agli abbracci di amici e conoscenti. Molto preoccupante appare la crescente polarizzazione, a volte violenta, su ogni questione rilevante e la crescente sfiducia in tutte le istituzioni che proprio sul problema della pandemia e dei vaccini coinvolge anche la scienza e gli scienziati fino a raggiungere vette di disprezzo per qualsiasi competenza e merito. Siamo giunti agli attacchi e alle minacce a medici e infermieri, alla pari dignità di scienziati e ciarlatani, alla esibizione orgogliosa di negazionismo e ignoranza. Certo a questo ha contribuito la sovraesposizione e contrapposizione di veri e sedicenti virologi, l’overdose informativa in tv e sui media tradizionali, che ha diffuso invece che diradare paure e insicurezza, mentre i social amplificavano fake news e davano voce a ridicole teorie complottiste. Anche sul piano politico, a livello nazionale e internazionale, i segnali dell’inizio del 2021 sono contradditori. Quelli più eclatanti arrivano dagli Stati Uniti: non abbiamo fatto in tempo a gioire per la fine del becero e pericoloso populismo di Trump, che abbiamo dovuto assistere alle incredibili scene dell’assalto al Congresso americano di orde di “terroristi domestici” in una sorta di golpe sudamericano, fomentato proprio dal presidente degli Stati Uniti in carica, ma sconfitto alle elezioni. Sul piano nazionale regna l’incertezza di una ennesima follia della politica: una crisi di governo nel pieno dell’emergenza di una pandemia. Al confronto i tempi dell’«Enrico, stai sereno» sembrano uno scherzo da prete, una burla. Invece di concentrarsi sulle cose da fare, sui problemi quotidiani delle persone che spesso hanno problemi di sopravvivenza, ci si comporta da veri irresponsabili. Si sta aprendo la strada del governo alla destra più radicale di Meloni e Salvini. Proprio l’atteggiamento dei due leader sulla vicenda americana lascia interdetti. Soprattutto il leghista, che nei giorni delle elezioni si era immortalato nell’ennesimo selfie con una mascherina da supporter trumpiano, colpito da improvvisa afasia, si è visto contestare su Twitter da decine di suoi supporter, tifosi sfegatati più trumpisti di lui, per questo unico twitt che era riuscito a scrivere: “La violenza non è mai la soluzione, mai. Viva la Libertà e la Democrazia, sempre e dovunque”. Come in America, anche in Italia l’apprendista stregone finisce con l’evocare senza saperli dominare forze e spiriti malvagi. Per chiudere, volgiamo lo sguardo alle cose a noi più vicine. Si parva licet componere magnis (se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi), anche a Molfetta sembra prevalere l’incertezza sul piano politico. Ancora nelle ore in cui scrivo non è chiaro se la “verifica” si chiuderà a tarallucci e vino oppure sfocerà in una crisi vera della coalizione ciambotto. Nemmeno la mini tangentopoli dei poveracci, capaci di svendere dignità e onore per una gettata di asfalto davanti al Lido di proprietà o per una bicicletta per il figlio, hanno svegliato una citta sonnacchiosa e anestetizzata che ormai si fa scivolare addosso di tutto, dai roghi delle auto alle pistolettate, dalle baby gang ai fuochi delle “famiglie”. L’importante è che il “partito del mattone” continui a fare affari, con palazzoni fronte mare o sui bordi delle lame, allungando le mani su pezzi di storia della nostra comunità come i Cantieri navali oppure con la mega polpetta avvelenata del progetto per la realizzazione di un terminal ferroviario per container in una zona pregiata del territorio agricolo, paesaggisticamente rilevante e ad alto livello di pericolosità idraulica, che dovrebbe servire il mostro incompiuto del porto delle bombe e il suo centro servizi, vero obiettivo del business della “grande truffa” e della ennesima appropriazione indebita di soldi pubblici. Come sarà questo nuovo anno, dunque? Rispondiamo con le parole di Leopardi, così come abbiamo cominciato: «Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?» © Riproduzione riservata

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