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Cives: “Con me torna la società civile” Intervista al neo consigliere provinciale della “Margherita”
15 giugno 2004

Domenico Cives (nella foto), per tutti Mimmo, medico, alla prima esperienza, è uno dei volti nuovi della politica molfettese, candidato della “Margherita” è stato eletto nel consiglio provinciale per il centro-sinistra. Dopo l'elezione gli abbiamo rivolto qualche domanda, per farlo conoscere meglio ai cittadini e per chiedergli i suoi obiettivi. Dal voto provinciale emergono due dati: l'opposizione esprime due eletti, lei e Antonello Zaza di Rifondazione, e la generosità dei molfettesi verso il centrodestra. Quale la sorprende di più? “Che i molfettesi non abbiano saputo dare all'on. Amoruso quello che si meritava, per tutto ciò che è successo al nostro ospedale e al ridimensionamento sociale e politico della città. Sembra quasi che i molfettesi abbiano dimenticato di considerare il voto come elemento di libertà e si lascino incantare da promesse false in maniera spudorata, e questo riguarda tutti gli strato sociali”. Cives e Zaza eletti nel collegio di Levante, è un caso? “Non è un caso. Ci troviamo di fronte a due settori diversi, come se fossero due città distinte. Da un lato una città che vive la propria condizione sociale di disagio e quindi facilmente suggestionabile da promesse e prebende; a Levante invece c'è una maggiore espressione di libertà”. In questi anni abbiamo assistito ad un disimpegno della cosiddetta “società civile”, la sua elezione potrà creare un effetto di trascinamento? “Sono entrato in politica per fare uscire dal proprio guscio tutte quelle persone perbene rimaste alla finestra. Ho prestato il mio volto a questa voglia di cambiamento anche per convincere la gente ad occuparsi dei problemi della città. In campagna elettorale ho parlato del valore della pace, della libertà, del rispetto e la dignità della persona e dei suoi bisogni. Tutti devono essere coinvolti, dal professionista, all'operaio, dal giovane all'anziano, la politica è coraggio e partecipazione. Il cambiamento è già iniziato. Dopo l'esito elettorale alcuni si sono complimentati dicendo “Abbiamo vinto”, come se aspettassero un segnale di liberazione. Evidentemente il mio impegno politico ha colmato una necessità di cambiamento che già c'era e che sicuramente è destinata a crescere". Tommaso Minervini nei sui discorsi sul “governo a rete” non ha mai citato la Provincia, ne cercato una qualche collaborazione con i consiglieri molfettesi. Qual è la sua opinione? “Un uomo delle istituzioni deve sapersi rapportare con le altre istituzioni. Il 'governo a rete' dove essere nell'ordine naturale delle cose, non certo un'invenzione per la gestione privatistica della cosa pubblica. Certamente la collaborazione ci deve essere perché si deve ragionare in funzione del bene comune, che significa costruire insieme una rete di sicurezza sociale e protezione soprattutto per gli anziani e gli emarginati”. I suoi pazienti le sono molto affezionati, al punto che temono che la nuova attività politica possa diradare i rapporti. “I miei pazienti sanno che questo non succederà. Quando mi è stata proposta la candidatura ho subito chiarito che non avrei rinunciate a tre priorità: la famiglia, il lavoro e la partita domenicale di calcio”. Ruolo? “Centravanti di sfondamento”. Ci avremmo giurato. Francesco del Rosso ftancesco.delrosso@quindici-molfetta.it
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