Città assopita non resta che...emigrare
CORSIVI
Molfetta è ormai una città in declino. Lentamente ma altrettanto inesorabilmente le forze vive di questa comunità emigrano altrove.
La situazione di stallo del settore edilizio, che ha come immediata conseguenza i prezzi esorbitanti delle case, porta i giovani che vogliono mettere in piedi una nuova famiglia a dover emigrare altrove.
Intanto le velleità turistiche della città sono finite nel dimenticatoio: il porto turistico, gli alberghi, la riqualificazione del centro storico sono solo roba da infiammati discorsi pre-elettorali. Così anche il turismo, ammesso che sia mai arrivato a Molfetta, emigra.
Ci sono poi i ragazzi con la loro sana voglia di divertirsi, anche loro emigrano nei pub di Bisceglie, Trani, Giovinazzo.
Alle coppie di mezza età con i figli ormai grandi resta il festival del mare e solo quello. Per i loro acquisti emigrano anche loro, verso i seducenti ipermercati di Bari, Barletta e Andria oppure verso i centri delle città vicine nei quali gli articoli di consumo “misteriosamente” costano meno.
Anche gli anziani, tradizionali emblemi della staticità, sono costretti a emigrare perché, se hanno bisogno di curarsi, per loro, in questa città, c'è solo un ospedale messo in liquidazione da giochi di palazzo e intricati accordi di potere.
E a Molfetta e ai molfettesi che rimane? Ricordare il tempo che fu, sognare un domani migliore (assai poco probabile, per la verità), consolarsi con le poesie lette da Albertazzi (una delle poche luci dell'ormai inesistente “estate molfettese”), oppure assopirsi e abituarsi a veder morire la propria città. Pare che i molfettesi, purtroppo, abbiano scelto quest'ultima strada.
Francesco Dell'Olio