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Chiara Dotta alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta ha presentato il suo libro
18 marzo 2015

MOLFETTA - “Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere”: questa frase di Ennio Flaiano può ben introdurre la presentazione del libro “Un segreto che non guardo ma che sta al centro del cortile” che, proprio per la sua semplicità, per la sua spontaneità e per la sua chiarezza stilistica, rapirà sicuramente il lettore. Se ne è parlato alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta e ha visto partecipi l’autrice, Chiara Dotta, Giorgia Antonelli, della casa editrice LiberAria che ha pubblicato il libro e, in qualità di mediatrice, la prof.ssa Isabella de Marco (nella foto: de Marco, Antonelli, Dotta).

Il titolo del libro, rileva Chiara Dotta, è stato tratto da una frase che Dario Voltolini, suo maestro di scrittura, le ha riferito incoraggiandola quando, demotivata, non riusciva a scrivere. Il libro racconta la storia di Daria, una ragazza che durante la sua infanzia ha subito un trauma del quale, però, crescendo non ricorda nulla, anzi esso rimane nascosto, segreto, legato, comunque, alla figura paterna. La ragazza, forse per l’educazione ricevuta, trova difficoltà ad approcciarsi agli uomini e questo mette in crisi la sua identità sessuale.
Due figure chiave nella vita di Daria sono il padre, per il quale si sforza di aderire al modello di “figlia/donna” che vuole per lei e che la società impone, e la nonna, che cerca di aiutarla a fare chiarezza dentro di sé. Il personaggio di Daria è basato, afferma l’autrice, sulle sue vicende biografiche. La città in cui Daria vive ha le stesse caratteristiche della città natale della scrittrice con le case dai “tetti rossi”.
Chiara Dotta, però, precisa che Daria ha effettuato scelte diverse dalle sue. L’autrice, inoltre, confessa di aver lavorato davvero tanto per l’elaborazione del suo libro, di aver ricercato uno stile preciso, immediato, semplice e netto, che è stato subito notato ed apprezzato dalla casa editrice. Sottolinea che ha dovuto rileggere i diari della sua adolescenza (il racconto essendo scritto in prima persona è improntato sull’emotività) per immedesimarsi nei sentimenti e nella lingua di Daria ragazzina: lo stile del racconto muta di pari passo all’avanzare dell’età della protagonista.
L’autrice affida al lettore il compito di collegare i vari episodi che iniziano con i ricordi della protagonista e proseguono con la narrazione degli eventi per poi trarre le dovute soggettive conclusioni.
La prof.ssa de Marco ha messo in evidenza il sano rapporto che si è creato tra la casa editrice e l’autrice: poiché è risaputo che spesso l’editore rimaneggia i romanzi per esigenze di mercato, la prof.ssa tiene a sottolineare che il romanzo di Chiara Dotta è stato apprezzato “in toto” dall’editore che ha rispettato stile e contenuti.
Chiara Dotta ha confermato l’esistenza di una vera e propria intesa con la casa editrice che ha avuto il “coraggio” di pubblicarle questo suo romanzo di esordio. “È molto importante avere qualcuno che ci supporta moralmente e ci motiva”, ha continuato l’autrice, riferendosi alla casa editrice, al contrario delle scuole di scrittura che, invece di stimolare i giovani a diventare futuri scrittori, a dar luce ai propri pensieri, alla propria creatività, li stroncano sul nascere poiché non rispettano i criteri da queste considerati.
Giorgia Antonelli ha precisato, a questo proposito, che l’essere scrittore dipende unicamente dal talento, indipendentemente se si frequenti o meno una scuola di scrittura: “La tecnica si può imparare, la capacità si può acquistare, ma infine è il talento che fa la differenza”. Dotta ha, infatti, dichiarato che provava una forte esigenza di scrivere che l’ha portata alla composizione di questo libro; avrebbe sicuramente preferito che il suo romanzo non fosse stato pubblicato piuttosto che stravolto. Rispondendo, poi, al quesito della prof.ssa Rosa Cirillo, presente all’incontro, l’autrice ci ha rivelato il motivo per cui ha deciso di divenire scrittrice regalando qualche aneddoto della sua vita. Ella ha frequentato una scuola di teatro, poiché le piaceva calarsi nei panni del personaggio che interpretava fino ad innamorarsene: è successo per l’interpretazione della profetessa Cassandra presente nelle “Troiane” di Euripide e protagonista dell’opera “Cassandra” di Christa Wolf, sua scrittrice preferita. In seguito ha frequentato l’università di Lettere e poi la scuola Holden di Torino.
Oggi insegna letteratura francese. Dopo la lettura di qualche brano del libro, la prof.ssa de Marco ha concluso l’incontro con l’augurio che il gusto del lettore possa in qualche modo essere rieducato a vari tipi di lettura e che bisogna caldeggiare gli scrittori esordienti poiché darebbero la possibilità di conoscere una nuova realtà letteraria che rispecchi le caratteristiche della contemporaneità. Riflettiamo sulle significative parole di Marcel Proust: “I libri si dividono in due categorie: i libri per adesso e i libri per sempre”.

© Riproduzione riservata                                                                                              

Autore: Dora Adesso
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