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Che fine ha fatto la pista ciclabile del lungomare Colonna?
15 novembre 1999

Caro Direttore, quasi invisibili nella segnaletica orizzontale sbiadita dal tempo e soprattutto sommersa da un mare di auto parcheggiate selvaggiamente lungo praticamente tutto il percorso soprattutto alla domenica, allorquando dovrebbe consentire, a chi va in bicicletta, un percorso in maggiore tranquillità e sicurezza. Nate lodevolmente insieme a decine di parcheggi alcuni anni fa sotto la spinta della richiesta crescente di una città più a misura d’uomo e con il proposito di incentivare l’uso della bicicletta negli spostamenti in città in alternativa alla asfissiante automobile, ho l’impressione che le piste ciclabili col tempo siano state abbandonate a se stesse. Colpa forse dello scarso feeling della maggioranza dei molfettesi con le due ruote, ma questo non giustifica la penalizzazione di una minoranza peraltro sempre più in crescita (basta osservare la sempre maggiore quantità di famigliole e ragazzi in bicicletta alla ricerca, sul posto ad esempio, di percorsi tranquilli e sicuri) che si ostina a volere andare in bici per i più svariati motivi. E a proposito della pista del lungomare Colonna non potendola praticamente utilizzare alla domenica, ho deciso provocatoriamente di «salire» sul marciapiede sperando in qualche protesta o che qualche vigile mi notasse o mi multasse! Niente! Semplicemente non esistono, i vigili! E’ vero che anche i vigili hanno diritto alla domenica festiva non possono presidiare tutta la città ma possibile che non ce ne sia mai uno a far notare a qualche giovanotto che potrebbe parcheggiare fuori della pista? Vorrei appellarmi alla correttezza e al civismo dei miei concittadini ma per molti (non tutti per fortuna) vale solo il linguaggio della repressione pecuniaria, le multe insomma! E allora responsabili di Polizia urbana qualche controllo ogni tanto è chiedere troppo? Una guardata di tanto in tanto oltre Corso Umberto non sarebbe un segno di attenzione e di imparzialità nei confronti di altri cittadini e altre zone della città? Io continuerò, se le piste ciclabili sono impercorribili, a salire sui marciapiedi nella speranza di incrociare prima o poi un tutore della viabilità nella nostra città e spiegarne il motivo. Nino Coppolecchia Noi di QUINDICI siamo gli unici che da anni ci battiamo su questo problema, come dimostrano gli articoli che riproduciamo in questa pagina (luglio ’97 e febbraio ’99). Ma, ahimè, anche queste denunce pubblicate sui giornali rischiano di essere inutili. L’unica speranza è che la cosiddetta “società civile” non rinunci, per stanchezza o sconforto, a far sentire la propria voce, non isolata ma collettiva, pretendendo il rispetto della legalità dalle piccole, come dalle grandi cose. Da parte di tutti. Altrimenti trionfano furbi e disonesti. Qualcuno lavora per il male della città? Egregio Direttore Felice de Sanctis, sono un attento lettore del suo mensile QUINDICI. In questi giorni ho sentito delle voci di popolo che volevano in tutti i modi che si andasse a elezioni anticipate, per le dimissioni forzate del sindaco Guglielmo Minervini, a causa delle gravi fratture nell’attuale maggioranza. In questi due o tre mesi di crisi, se ne sono dette di cotte e di crude verso il sindaco, ma francamente al sottoscritto non importa nulla. Direttore, da buon cittadino, guardo a quello che il sindaco sta facendo e farà per la città: opere pubbliche, che 10 anni fa erano solo un miraggio, ora sono autentiche realtà, vedi sovrappasso di Levante e mercato ortofrutticolo della zona artigianale, ecc.; la zona Asi, la zona artigianale, il centro storico (Torrione Passari), ecc. Chi ha provocato questa crisi, che per fortuna sembra passata, ha lavorato senza dubbio per il male della città, se la crisi andava avanti con le dimissioni forzate del sindaco, si andava incontro a una totale paralisi della città e in contemporanea veniva mandato tutto a monte il serio lavoro fatto in questi anni dall’attuale amministrazione Minervini. Dunque lancio un appello a tutte le forze politiche di questa città, sia di maggioranza che di opposizione, di andare avanti insieme per il bene di Molfetta e auguro al sindaco e a lei direttore, buon lavoro. Distinti saluti. Paolo Minervini Purtroppo la crisi, come leggerà nel mio editoriale di questo mese, non è ancora passata e non si intravvedono sbocchi. Laudato si, mi Signore, per sora acqua... che si perde dalle fontane... Caro Direttore, la lettera della signora Marisa Carabellese, pubblicata su QUINIDICI del mese di settembre, mi ha stimolato una riflessione, anche alla luce del fatto che mentre ti scrivo (27 ottobre) e dopo un giro in bicicletta munito della mia fedele macchina fotografica, ho potuto osservare che la maggior parte delle fontane pubbliche cittadine sono rotte, perdono tonnellate di acqua buona, fresca, preziosa e costosa o non ne danno per niente, per la manomissione dei rubinetti e dei contatori. Sono state quasi tutte vandalizzate, torturate sporcate, depredate delle manopole (Madonna delle Rose), delle coppe in marmo degli zampilli (fontanella stazione ferroviaria). Quelle che ancora resistono vengono usate per lavare oggetti sporchi, per autolavaggio, per scaricare liquidi inquinanti. Le cassette dei contatori annessi alle fontane sono quasi tutte aperte e alla mercè di chiunque voglia giocarci. Personalmente da molti anni combatto una solitaria e inutile battaglia per la riparazione e il buon uso di queste fontane, con foto denuncia, articoli sui giornali, telefonate e lettere all’Eaap, ai vigili urbani, al Comune, a ...tutti. Dall’Eaap in particolare (vedi articoli sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" del ’96 e ’97) ho ottenuto soltanto qualche risposta in puro burocratese in termini di concessioni, decreti, regolamenti, e con scarico di responsabilità al Comune (che alla fine paga allo stesso Ente autonomo acquedotto pugliese bollette milionarie di eccedenze di consumo). Da tutti gli enti da me coinvolti ho ricevuto sempre assicurazioni di pronti interventi qualche volta effettuati, qualche volta male effettuati, spesso mai effettuati. Ultimamente mi fu assicurato che era stata accolta una mia vecchia proposta (manutenzione periodica e programmata, affidata ad un unico idraulico responsabile) anziché tanti "provvedimenti" con finanziamenti, appalti costosissimi e risultati zero, affidati a gente diversa ogni volta. Lo stato pietoso attuale delle fontane dimostra che neppure questo è stato fatto. Nessuno, dico nessuno, si rende conto che queste fontane fanno parte della nostra storia recente, del nostro paesaggio urbano, che rappresentano la vita per i nostri nonni, che danno tanta fresca e buona acqua, che ancora oggi tante persone che forse non possono permettersi di comprare l’acqua minerale, che per molti aspetti certamente non è migliore, le utilizzano per il loro fabbisogno. Nessuno si rende conto dell’assurdità dello spreco, che rappresenta un autentico delitto morale in una terra siccitosa per natura e nei confronti si muore di sete. Tutto questo mentre lo stesso Eaap invita al risparmio di questo bene sempre più raro e prezioso e aumenta le tariffe, ma contemporaneamente non fa nulla per fermare l’emorragia. Infine, la proposta finale, mio malgrado e con tanto dispiacere: vista l’impossibilità di rispettarle, chiudiamole tutte ed eliminiamole queste fontane pubbliche e al loro posto mettiamo una targa ricordo a futura memoria. Forse è l’unico modo per risparmiare e ricordarcele come una cosa bella e utile del passato che non abbiamo voluto salvare. Mauro Binetti Per fortuna ci sono ancora cittadini che combattono “solitarie e inutili battaglie” senza arrendersi. Sebbene solitarie e inutili sono sempre migliori del silenzio. Il Volontariato sociale firma a favore dell’Apicella Gentile Direttore, le chiedo ospitalità, tramite il suo giornale, per sostenere una grande iniziativa. Le associazioni di Volontariato sociale di Molfetta (Unitalsi, Sermolfetta, Ass. P. L. Aiello, Auser, Masci, Piergiorgio Frassati, Casa per la pace, Croce rossa italiana, Volontariato Vincenziano, Aneb, Ass. Pro Apicella) prendo atto dell’iniziativa per la raccolta di firme a sostegno della scuola Istituto provinciale Apicella sordi. Con la presente, le associazioni su menzionate, mi autorizzano, quale coordinatore delle Associazioni di volontariato sociale Cavs, a dare la più spontanea adesione all’iniziativa e con la presente, esse intendono aver apporto la firma di tutti i soci. Disponibili per qualsiasi altra attività finalizzata al rilancio di una scuola per sordi a Molfetta. La ringrazio per la cortese disponibilità. Il coordinatore Prof. Antonio Mezzina
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