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Caso Bufi, il Consiglio superiore della Magistratura assolve il Pm Messina
15 luglio 2004

MOLFETTA – 15.7.2004 La sezione disciplinare del Csm ha assolto «per essere rimasto escluso l'addebito» il pm della Dda di Bari, Alessandro Messina, nei confronti del quale era stato avviato un procedimento disciplinare per presunte irregolarità compiute nell'ambito delle indagini a lui affidate quand'era in servizio presso il Tribunale di Trani (Bari), sull'omicidio di Annamaria Bufi, di 23 anni (nella foto), compiuto a Molfetta la notte tra il 3 e il 4 febbraio '92. Il cadavere della donna, col cranio fracassato, fu trovato ai margini della SS 16 bis. La posizione del pm Messina era già stata archiviata dal gip del Tribunale di Potenza, Gerardina Romaniello, al termine dell'inchiesta compiuta per competenza territoriale dalla Procura presso il Tribunale di Potenza, nella quale il magistrato era indagato per concorso in abuso d'ufficio e favoreggiamento personale. Il giudice ritenne «infondata» la notizia di reato trasmessa dalla Procura presso il Tribunale di Trani nell'ambito dell'ultima indagine avviata sul delitto Bufi. Secondo le conclusioni della magistratura tranese, che tempo fa aveva riaperto le indagini e fatto arrestare il presunto autore del delitto (poi successivamente scarcerato), l'insegnante di educazione fisica Domenico Marino Bindi che con la vittima aveva avuto una relazione sentimentale, il pm Messina non avrebbe fatto arrestare il professore perché sarebbe stato legato a Bindi da un vincolo di amicizia. Il pm Messina - secondo le prime ipotesi accusatorie - avrebbe offerto copertura al presunto omicida non verificando puntualmente il suo alibi, indirizzando le indagini su un'altra persona, non trascrivendo alcune conversazioni di intercettazioni telefoniche compiute nei confronti di Bindi e non facendo registrare la presenza del magistrato nei verbali di perquisizione dell'abitazione e della palestra di Bindi. Contestazioni ritenute infondate e calunniose dal gip potentino e insussistenti, sotto il profilo disciplinare, dal Csm. Per presunti abusi compiuti nell'ambito delle indagini sul delitto Bufi sono a giudizio a Potenza un ufficiale e tre sottufficiali dei carabinieri, in servizio all'epoca a Molfetta, accusati di aver falsato elementi di prova per aiutare un sospettato di omicidio. Il processo Bufi, intanto, è temporaneamente sospeso a Trani dalla Cassazione che ha ritenuto fondati i dubbi di legittimità costituzionale di una norma che non prevede per la parte civile (la famiglia Bufi) la possibilità di ricusazione del giudice per “legittimo sospetto”. Si attende, perciò, la pronuncia della Corte Costituzionale.
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