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Caritas e integrazione scolastica L'impegno nel doposcuola per le famiglie disagiate
15 maggio 2002

Di storie ne ha viste parecchie la signora Nunzia Iovino da quando opera nel doposcuola della Caritas diocesana. Un'attività di volontariato a sostegno di ragazzi che non hanno sufficiente appoggio nelle loro famiglie d'origine e di cui si cerca di favorire la piena integrazione scolastica e sociale. Il centro è in funzione già da quattro anni, i primi due all'interno del chiosco dei frati cappuccini, poi a causa di problemi logistici, gli operatori hanno dovuto chiedere ospitalità ai parroci e trasferirsi in due chiese, San Pio X e Santa Teresa. “I volontari sulla carta - sostiene la signora Nunzia - sono 60, ma, in effetti, a lavorare siamo molti di meno, per circa 30 bambini da seguire”. Una prima difficoltà alla quale l'associazione deve far fronte è quindi proprio la mancanza di collaboratori, insufficienti a supportare un'attività così complessa. Anche quando ci sono, magari la loro disponibilità è precaria, mentre i bambini hanno bisogno di essere seguiti tutti i giorni e con regolarità, anche perché provengono da realtà molto difficili. “Verga li definirebbe i vinti – afferma la signora Iovino, rivelando la sua identità d'ex insegnante - coloro i quali non riescono ad emergere poiché è la società stessa che li mette in condizioni di subalternità rispetto ai vincitori, che possiedono tanto”. Non ci sono illusioni di cambiare totalmente le loro vite, ma neanche l'atteggiamento rinunciatario di chi pensa non ci sia più nulla da fare e da salvare. L'azione di integrazione non è facile, anche perché questi ragazzi non accettano facilmente il sostegno che viene loro offerto. Spesso l'unico linguaggio da loro appreso è quello della violenza, arduo cambiare questi codici e mostrare loro che un'altra maniera di agire e di relazionarsi è possibile. Il problema maggiore per gli operatori non viene tanto dai bambini, ma dalle loro famiglie, che sono comunque per loro il riferimento più importante, anche se non possono offrire loro quel sostegno, quei messaggi educativi di cui avrebbero bisogno. La signora Nunzia ricorda in particolare due fratelli di 6 anni e 7 anni provenienti da una famiglia disagiata. “La femminuccia, che frequentava la seconda elementare era recalcitrante ed esercitava un'influenza negativa sul fratello più piccolo. Anche solo l'approccio a loro è stato difficile, ci sono voluti anni, ma alla fine l'integrazione scolastica è riuscita”. Il centro Caritas segue anche bambini extra comunitari, in particolare albanesi, che mostrano molta volontà di apprendere, di inserirsi nel contesto sociale, questo perché sono proprio le famiglie a volersi riscattare socialmente e che vedono nella scuola il luogo per iniziare il loro percorso di progresso. L'aiuto in questo campo è quindi ben accetto. Di bambini albanesi presso la parrocchia di San Pio X ce ne sono molti ed altri ancora sono in lista d'attesa. Ecco perché ci vorrebbero altri volontari. Alessandra Palmiotto
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