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Azione cattolica diocesana: il sogno della buona politica anche a Molfetta. Una riflessione per chi dimentica il codice etico
06 maggio 2016

MOLFETTA – La presidenza dell’Azione cattolica diocesana propone una riflessione condivisibile e utile sulla buona politica che riguarda anche Molfetta.

«Quello appena trascorso sarà certamente un week end difficile da dimenticare per le vicende politiche ed amministrative delle quattro città della nostra Diocesi.
A Ruvo per le prossime amministrative risultano essersi presentati otto candidati sindaci ed una quantità esorbitante di liste e candidati al consiglio comunale, tanto da indurre a chiedersi se molti di loro prenderanno almeno il proprio voto.
Sabato mattina il sindaco di Giovinazzo Tommaso Depalma è rimasto vittima di un'aggressione in municipio, da parte di una donna, al culmine di una discussione che verteva sulla “pretesa” di un alloggio popolare; soltanto poche ore prima, venerdì sera, la sala consiliare del Comune di Terlizzi è stata teatro di un violento diverbio tra il sindaco Ninni Gemmato e il presidente del consiglio, per poco non sfociato in una vera e propria rissa; e dulcis in fundo, sabato sera, l’ufficializzazione delle

dimissioni del sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, a causa della fuoriuscita dalla maggioranza

di un numero considerevole di consiglieri.
Storie molto diverse tra loro, che fanno scaturire però alcune riflessioni che riteniamo opportuno esprimere. Proprio pochi giorni fa in quel di Ruvo abbiamo presentato alla comunità cittadina i Codici Etici per i partiti e gli elettori (che nel 2012 a Terlizzi e Giovinazzo e nel 2013 a Molfetta, avevamo posto al centro del dibattito politico elettorale); ci siamo spesi l’altra sera come allora per chiedere a chi si impegna in politica di vivere tale esperienza con consapevolezza, evitando di fare solo da “riempilista”; ci siamo spesi per ricordare che si sta intraprendendo la “più alta forma di carità” al servizio della gente e della propria città, dunque occorre tenere sempre alta la qualità del dibattito politico e bassi i toni del confronto dialettico, con l’atteggiamento di chi è capace di mettere da parte i propri interessi per il raggiungimento dell’obiettivo ultimo della politica: il Bene Comune.
Continueremo a chiedere ai nostri amministratori coraggio e determinazione nel portare avanti la buona politica, quella che si basa sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla legalità; allo stesso modo non ci stancheremo di stare tra la gente a ribadire che il rinnovamento non può che partire dalla nostra cultura e dai nostri stili di vita. La Politica ha il dovere certo di avere gli “ultimi” come punto di rifermento, ma questi hanno il dovere di rispettare le regole di convivenza civile, senza l’arroganza di chi ritiene che tutto possa essere giustificato dalle contingenze (perdita del lavoro, mancanza di casa…).
L’aggressività, fisica come verbale, è sempre e comunque da condannare, che provenga da figure istituzionali, come dal popolo; è necessario accorciare la distanza tra politica e mondo reale e “insieme” seguire un nuovo stile nel rapporto cittadini-politica.
Relativamente alla situazione di Molfetta, lungi dal voler fare una valutazione politica sull’amministrazione Natalicchio, vorremmo proprio attingere ai nostri Codici Etici per ricordare a chi ha scelto di far affondare questa barca che c’era un patto con la città, sottoscritto in campagna elettorale, da rispettare: ogni consigliere comunale si è presentato ai cittadini collegato ad un preciso Sindaco, che aveva un determinato programma.
Mettere in atto ora una serie di strategie per boicottare, significa tradire la parte di città che ha voluto che quel consigliere contribuisse con quel sindaco al perseguimento degli obiettivi indicati in quel programma. Invece da una parte amaramente constatiamo che le metodologie e i giochi politici di bassa lega risultano ancora vincenti, dall’altra rileviamo come certe scelte egoistiche, con conseguenti abbandoni e fuoriuscite, hanno snaturato il partito di maggioranza, rendendolo fragile e incapace di fare la sua parte di sostegno all’amministrazione.
Ironia del caso, proprio in questo weekend la presidenza diocesana era a Roma al convegno nazionale di Azione Cattolica dal titolo: Il tutto abbraccia la parte, impegnata in una riflessione sul rapporto tra le singole membra e il tutto, che non si riassume nella semplice sommatoria delle singole parti, ma è portatore di quel quid pluris che si viene a creare quando le singole parti si compenetrano in un rapporto armonico. In tal senso andrebbe letta la definizione di Bene Comune che la politica dovrebbe raggiungere: non la sommatoria dei singoli interessi personali, ma la ricerca di un comune denominatore che porta al soddisfacimento dei bisogni di un comunità.
La sensazione invece è che nelle nostre città le singole parti vogliano avere il sopravvento, in una logica assolutamente egoistica e secondo una concezione assai povera e sterile della politica. E non conta che i protagonisti siano veterani della politica o giovani alle prime esperienze… in entrambi i casi sono solo un esempio della peggior politica, ormai stantìa ed obsoleta.
Week end difficile senz’altro quello appena trascorso, che deve portarci ancora di più a riflettere, come cittadini e come cattolici impegnati, sulla necessità di un nuovo patto tra Istituzioni e cittadini, che insieme devono impegnarsi per costruire quel tutto che sintonizza e valorizza le parti».

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1° Parte. - Necessitiamo di un “uomo nuovo” e di una “nuova società”. Oggi, il richiamo della nuova società si rivolge a tutti coloro che subiscono l'alienazione, che esercitano un lavoro dipendente e le cui proprietà non sono minacciate; in altre parole, alla maggior parte della popolazione, non solo a una minoranza. L'appello a dar vita a una nuova società non costituisce alcuna minaccia per la proprietà di chicchessia e, per quanto riguarda i redditi, si propone di elevare il livello di vita dei poveri; non sarà necessario che gli stipendi degli alti dirigenti siano ridotti: semplicemente, se il sistema dovesse funzionare, costoro non vorrebbero più essere il simbolo di tempi passati. Inoltre, gli ideali della nuova società intersecano le istanze di tutti i partiti: molti conservatori non hanno perduto i loro ideali morali e religiosi, e lo stesso vale per molti liberali ed esponenti della sinistra. Ogni partito politico sfrutta i votanti persuadendoli a credere che esso rappresenta i genuini valori dell'umanesimo. Ma, dietro tutti i partiti politici, si trovano due sole tendenze: quella di coloro che si preoccupano dei propri simili e quella di coloro che non se ne curano. Se tutti quelli che appartengono al primo di tali campi potessero sbarazzarsi dei clichès di partito, rendendosi conto che perseguono gli stessi obiettivi, la prospettiva di mutamento diventerebbe considerevolmente maggiore, e questo tanto più dal momento che gran parte dei cittadini sempre meno prestano orecchio agli slogan di partito, e sempre minore diventa la loro lealtà verso i raggruppamenti politici. La gente oggi ripone le proprie speranze in uomini dotati di saggezza e di profonde convinzioni, oltre che del coraggio di agire in conformità a queste. Ma, pur tenendo di questi fattori positivi, bisogna ammettere che le prospettive di mutamenti umani e sociali, per quante necessarie, permangono assai ridotte. La nostra unica speranza risiede nella formidabile attrazione esercitata da una nuova visione. Proporre questa o quella riforma che non muti il sistema, a lungo andare si rivela inutile perché la proposta stessa non ha in sé l'energia cogente di una forte motivazione. La meta “utopistica” appare oggi più realistica che non il “realismo” dei leader politici. (continua)

2° Parte - La realizzazione della nuova società e dell'uomo nuovo è possibile solo a patto che le vecchie motivazioni del profitto e del potere siano sostituite da nuove: essere, partecipare, comprendere; a patto che il carattere mercantilistico sia sostituito da carattere produttivo, teso all'amore; a patto che la religione cibernetica sia sostituita da un nuovo spirito radical- umanistico. In effetti, per coloro che non sono genuini seguaci di una religione teistica, il problema di maggior momento è quello della conversione a una “religiosità” umanistica senza religione, senza dogmi e istituzioni, una “religiosità” a lungo preparata dal movimento che va dal Buddha a Marx. Non ci troviamo di fronte alla scelta tra materialismo egoistico e accettazione della concezione cristiana di Dio. La stessa vita sociale in tutti i suoi aspetti – lavoro, riposo, rapporti sociali – potrebbe divenire l'espressione dello spirito “religioso”, per cui una religione a sé stante cesserebbe dall'essere necessaria. Quest'esigenza di una nuova “religiosità”, non teistica, non istituzionalizzata, non costituisce un attacco alle religioni esistenti; d'altra parte essa comporta la necessità che la Chiesa Cattolica Romana, a cominciare dal suo vertice, si converta allo spirito evangelico. Non significa d'altro canto che i paesi socialisti dovranno essere desocializzati, si però che il loro falso socialismo deve venire sostituito da un genuino socialismo umanitario. La cultura tardo-medioevale aveva come centro motore la visione della Città di Dio; la società moderna si è costituita perché la gente era mossa dalla visione dello sviluppo della Città Terrena del Progresso. Nel nostro secolo, tuttavia, questa visione è andata deteriorandosi, fino a ridursi a quella della Torre di Babele, che ormai comincia a crollare e rischia di travolgere tutti nella sua rovina. Se la città di Dio e la Città Terrena costituiscono la tesi e l'antitesi, una nuova sintesi rappresenta l'unica alternativa al caos: la sintesi tra il nucleo spirituale del mondo tardo-medioevo e lo sviluppo, avvenuto a partire dal Rinascimento, del pensiero razionale e della scienza. Questa sintesi costituisce la Città dell'Essere. (fine)





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