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Amnesty Molfetta presenta “L’amico siriano” per sensibilizzare i cittadini all’accoglienza dei migranti
01 gennaio 2022

MOLFETTA - Due giovani registi romani, con un obiettivo: raccontare la vita di Mohammed Al Hussini, un migrante siriano, bloccato ad Atene da più di cinque anni: Federico de Sivo e Federico Annibale hanno presentato personalmente il loro film “L’amico siriano”, prodotto da Michelangelo film (Massimo Spano) e Kokè Lab, il 16 dicembre alla sala cinematografica “Cittadella degli Artisti” di Molfetta, in collaborazione con il gruppo 236 Molfetta di Amnesty International che ha patrocinato il film insieme all’Arci e Buon Diritto Onlus.

Il film racconta la travagliata vita di Mohammed, che dopo essere riuscito a scappare dal suo paese in guerra, rimane bloccato in Grecia a causa dei difficili processi che sono necessari per ottenere dei documenti validi che gli permettano di varcare i confini.  Prima di riuscire a scappare, Mohammed ha perso la sua famiglia, uccisa durante i combattimenti nella sua terra natale: sua moglie, suo padre e i suoi due figli, entrambi con poco meno di dieci anni. È difficile riuscire ad immaginare il dolore che Mohammed sopporta come un macigno, ed è ancora più difficile concepire la forza che l’amico siriano deve trovare in se stesso per continuare a vivere dopo aver perso tutto.

È proprio per questo motivo che il film arriva dritto al cuore: nudo e crudo, senza veli o finzioni, i due registi ci lasciano entrare nella vita di Mohammed, permettendoci di analizzarla, vivendo un momento di felicità e di gioco, come quello in cui i due protagonisti ballano insieme, e subito dopo un momento di sconforto come quello in cui Mohammed, dopo aver salutato il suo amico Federico che è ritornato in Italia, si ritrova ancora più solo e in difficoltà a causa della Pandemia da Covid scoppiata all’improvviso, per la quale Federico non potrà fare altro che sentire il suo amico Mohammed bloccato in Grecia attraverso il telefonino, che ad un certo punto però, Mohammed dovrà vendere per comprarsi del cibo, sparendo da un momento all’altro, senza lasciare notizie.

I due registi hanno raccontato com’è nata l’idea di fare un film e hanno risposto a qualche domanda: “Questo progetto è un tentativo di raccontare una piccola storia, di una sola vita, quella di Mohammed, che s’incontra con quella di Federico Annibale - ha spiegato Federico de Sivo, cameraman che per tutta la durata del film, non è mai stato ripreso, ma ha sempre ripreso -  Le narrazioni a cui siamo abituati, spesso deumanizzano l’uomo, dando solo informazioni o dati statistici, dimenticando di raccontare quello che semplicemente vive una persona legata alle dinamiche migratorie”.

Ha poi continuato a raccontare Federico Annibale, protagonista attivo del film insieme a Mohammed: “L’amicizia tra me e Mohammed è nata tanti anni fa, nel 2014, anno molto problematico per la Grecia che accolse più di un milione di migranti, per l’80% provenienti dalla Siria. Infatti, Mohammed è una metafora, che rappresenta un fenomeno ben più ampio del singolo individuo e che interessa moltissime persone. Da quell’anno io e Mohammed non abbiamo mai smesso di sentirci, e una volta sono andato a trovarlo in Grecia con Federico che ha portato con sé la telecamera dalla quale è stato creato questo film, molto semplice e artigianale”.

Una frase molto particolare, sulla quale si è anche soffermato il dibattito post-film, è quella che compare subito dopo i titoli di coda: “Questo film è dedicato a chi lotta per abbattere i confini, fisici e ideologici, in tutto il mondo. Questo film non è dedicato all’Unione Europea; un progetto politico che erige barriere insormontabili per troppe persone”: “Volevamo essere espliciti sul nostro pensiero - hanno detto i due registi -; abbiamo vissuto da vicino questa esperienza con Mohammed e abbiamo capito quanto alte sono le barriere che l’UE erge e che diventano insormontabili per molte e molti. Ovviamente, l’essere contro l’Unione Europea non implica automaticamente la condivisione della visione salviniana oppure l’essere contro un ideale di fratellanza tra le nazioni, noi vorremmo soltanto che i valori che l’Unione Europea celebra fossero un diritto e non un privilegio di determinate categorie.

Al momento, Mohammed è ancora bloccato in Grecia, lui e Federico continuano a sentirsi, anche se mantenere il rapporto diventa sempre più difficile. Come Mohammed, bloccate in un limbo, ci sono tantissime altre persone che attendono di essere aiutate dalle nazioni ospitanti, ma le dinamiche per ottenere dei documenti validi sono lunghe e complesse, e ovviamente, da quando è scoppiata la Pandemia, la situazione non ha fatto altro che peggiorare. I due registi stanno denunciando questa situazione e sperano che, il loro film possa portare rendere più persone consapevoli, perché, come ha detto durante la serata, Federico de Sivo: “La nostra responsabilità è far girare questo film in tutta Italia, avere sale piene o vuote non è importante, basta che questo film venga visto e la storia di Mohammed venga conosciuta perché noi speriamo che il dibattito pubblico, che possa essere tra 2, 30 o 100 persone, possa essere utile a far scattare dei pensieri diversi e portare ad un cambiamento concreto che possa rendere l’Italia, l’Europa e il mondo intero, un posto più accogliente”.

© Riproduzione riservata

Autore: Sara Mitoli
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