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Vince la mozione Vendola al Congresso cittadino di Rifondazione Comunista a Molfetta Ma il partito ne esce spaccato con l'ipotesi di una scissione
09 luglio 2008

MOLFETTA - La scelta di Rifondazione Comunista a Molfetta è caduta sul documento Vendola, che guiderà la posizione del partito nel prossimo futuro di azione politica. Infatti su 44 iscritti e 29 votanti, 8 hanno votato il documento Acerbo-Ferrero (28%), 18 il documento Vendola (62%) e 3 il documento De Cesaris (10%). Il direttivo che dovrà eleggere il nuovo segretario sarà composto invece da: Arcangelo Ficco, Luigi Cataldo, Gaetano Cataldo, Isabella Spadavecchia, Vicenzo Mongelli, Marica Porta, Giuseppe Zanna, Arianna Pansini, Mario Abbattista. Il dibattito all'interno del partito si è acceso sabato sera, nel Congresso cittadino, in cui alcuni membri sono intervenuti nell'analisi dei tre documenti (Acerbo-Ferrero, Vendola e De Cesaris), accogliendo le opinioni dei militanti. Si è parlato di una differenza di strategia fra il primo documento e il secondo, i quali presentano in realtà la medesima lettura della fase politica in atto. Secondo i sostenitori del documento Acerbo-Ferrero c'è bisogno di rilanciare il partito, di rifondare un movimento, non di attuare una “rifondazione” senza aggettivi, come proposto dal documento Vendola. Si tratterebbe di una perdita di identità. E' quindi importante non smarrire i propri riferimenti storici, ricostruire i luoghi sociali da cui far partire il movimento di opposizione. Molto spesso, infatti, proprio l'importanza del movimento, di una estensione sociale, è stata sopraffatta da una degenerazione dell' istituzionalismo, in cui non risulta chiaro se “i compagni servono alle istituzioni o le istituzioni servono ai compagni”. Il governo deve essere un mezzo di promozione collettiva, non uno strumento nelle mani di pochi. Per i sostenitori del documento Vendola, la Sinistra l'Arcobaleno è stata tradita dalla forte incidenza che i partiti di destra hanno avuto sulla gente, offrendo la tutela di ciò che più le interessa: la proprietà. Dunque la necessità ricorrente non è quella di liquidare Rifondazione Comunista, ma di decidere con gli altri la costruzione di una decisa opposizione, attraverso un processo di continuo confronto e non “a freddo”. I sostenitori del documento De Cesaris ribadiscono come priorità assoluta quella di discutere sulle motivazioni della sconfitta. Solo un approfondimento di questo genere può fornire la giusta via di intervento sulle questioni sociali. Gli interventi dei presenti distribuiscono i consensi fra i tre documenti. L'importanza del rinnovamento della classe dirigente appare comunque una costante fondamentale. Il documento Vendola sembra offrire una porta al confronto, in un partito che appare ormai troppo stretto rispetto ai problemi sempre maggiori imposti dalla società. Soprattutto propone, secondo gli intervenuti, un'apertura alla gente, con la prospettiva di un' indispensabile interpretazione delle sue prerogative. Appare incombente, però, l'evenienza della scissione, rafforzata dalla rigidità con cui molti si schierano con l'uno o con l'altro documento. Il “referendum”, per questo, non risponde alla necessità di un dibattito collettivo immancabile, vista la posta in palio. Il futuro di Rifondazione, infatti, dipende dalla capacità di una nuova organizzazione, di attivarsi concretamente, e non solo dialetticamente. Sembra quasi che la sconfitta sia stata causata dall'alto, e che tutti si siano autoassolti. La pratica del “dopaggio” del numero delle tessere sembra confermare l'esistenza di un partito che non coltiva la propria azione partendo dai principali soggetti della vita sociale, i cittadini, e che pretende di essere autosufficiente. Ma se un partito di massa, come Rifondazione, pretende di astrarsi dai problemi reali che ogni giorno la gente è costretta ad affrontare, cercando in se stesso le “verità” su cui contare, costruisce esso stesso la propria condanna. E' necessario, allora, portare il discorso a cui abbiamo assistito su un livello concreto e continuamente sperimentato, affinché la disquisizione non resti ancora “logica, astratta, speculativa”, come direbbe il caro Marx.
Autore: Giacomo Pisani
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