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Via Preti: dall'emergenza crolli a quella sociale
15 settembre 2009

Sono iniziati i lavori per ristrutturare la palazzina di via Preti, dopo i crolli delle scorse settimane. Nell’occhio del ciclone, le quattro famiglie ivi residenti, in possesso di regolare permesso per occupare le case, di proprietà del Comune, ma accusate dal sindaco di essere abusive. In realtà, i nuclei familiari non pagano da circa un anno il canone di locazione, come reazione ai mancati lavori di ristrutturazione culminati nei problemi di agibilità degli scorsi mesi. Delle quattro famiglie coinvolte, tre hanno accettato l’accordo proposto dal sindaco che prevede tali lavori, mentre Nicola Abruzzese, con moglie e 4 figli, spera di poter andare via dalle due stanze che al momento gli sono assegnate perché troppo piccole per accogliere dignitosamente la sua famiglia. Attualmente gli operai si trovano all’esterno dello stabile per la ristrutturazione della facciata, meglio, dell’angolo che presentava pericolosi segni di cedimento. Si proseguirà con il recupero del tetto, che ha più volte causato infiltrazioni, e delle fondamenta delle quali bisognerà controllare l’effettivo rendimento statico. Così si è espresso il dirigente ing. Enzo Balducci il quale ha fissato la fine di questi primi lavori per il dicembre 2009, con un costo di circa 50.000 euro: “Con i soldi dei Contratti di quartiere – che verranno stipulati tra febbraio e marzo 2010 – si procederà alle opere, all’interno degli appartamenti, che ovviamente richiederanno più tempo”. La definitiva chiusura del cantiere è prevista non prima del 2010 stesso, a dicembre però. Il Dirigente comunale, riferendosi ad altri giornali locali, ha criticato “certa stampa che non sa ciò che scrive”, mostrandoci le leggi alle quali il Comune di Molfetta ha fatto riferimento nel risolvere la vicenda. Nel D.P.R. del 21 dicembre 1999, agli articoli 146 e 147 inerenti “Lavori d’urgenza” e “Provvedimenti in caso di urgenza” si dice che non è necessario fare gare d’appalto e che l’Ufficio può procedere per nomina diretta per spese non superiori a 200.000 euro o comunque di denaro nella quantità indispensabile per rimuovere l’urgenza. Balducci non rilascia, invece, alcuna dichiarazione per quanto riguarda la polemica scoppiata tra il sindaco Antonio Azzollini e i residenti che nelle scorse settimane hanno dovuto ricorrere a manifestazioni di piazza per essere ascoltati e sono stati accusati di non avere alcun diritto per ciò che chiedevano. “Come vede, il mio Ufficio – dice Balducci a Quindici – sta facendo tutto il possibile e si sta muovendo il più celermente possibile nel rispetto della legge, per risolvere al più presto la faccenda”. Sull’altro fronte, i residenti interessati restano ancora scettici e denunciano che il sindaco è egemone anche su tecnici e dirigenti comunali i quali, davanti al senatore, non esprimono sinceramente idee diverse da quelle di Azzollini. “Come vedi noi stiamo parlando con tutti i giornalisti – ha detto uno degli interessati – e ci è stato risposto che a quel punto potevamo anche pretendere da voi una casa!”. Gli aventi diritto di risiedere denunciano un totale distacco dall’amministrazione comunale che non ha fatto molto per andare incontro ai malcapitati, almeno nelle prime battute ed ancora adesso sono molti i dubbi sui lavori che sono partiti: “E’ strano – dice Abruzzese a Quindici – che si proceda prima con la facciata e poi con il tetto, dato che l’autunno si sta avvicinando e potrebbe iniziare a piovere”. Ed è lo stesso Abruzzese che chiede di incontrare il sindaco per raggiungere un accordo che fino ad oggi non ha sottoscritto, come hanno fatto gli altri inquilini. “La nostra situazione è diversa – ci ha spiegato – perché noi viviamo in 6 in una casa di sole due stanze e non posso nemmeno far causa, perché, se la vincessi, mi toglierebbero i figli, fino a quando il Comune non mi assegni una nuova sistemazione”. In questa situazione di stallo la famiglia di Nicola Abruzzese, il quale ha avuto problemi con la giustizia ma ha pagato per quanto commesso, si ritrova a dover aspettare che Azzollini comunichi la data dell’incontro. E’ lo stesso Nicola, e la redazione di Quindici è senz’altro al suo fianco, a chiedere di fissare la data dell’incontro, dato che la richiesta è stata fatta tempo addietro. “L’ultima volta s’è dovuto aspettare per quasi dodici mesi”, aggiunge. Pare che a Molfetta manchino le case popolari, eppure sempre più voci, appartenenti agli schiamazzatori come ai semplici, sussurrano di scandalose occupazioni e di appartamenti inspiegabilmente vuoti o assegnati, forse inconsapevolmente, anche a chi non ne avrebbe diritto, enigmatici palazzi ceduti ad uso magazzino a Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, quando Molfetta deve risolvere tale vera e propria emergenza sociale. Va quindi ad alimentarsi una tangibile divergenza tra sindaco e cittadini, che lamentano di essere stati minacciati oltre ad essere accolti da politici scortati dai carabinieri, anche se si trattava di manifestazioni pacifiche. Tali avvenimenti e il diffuso assenteismo del sindaco e di alcuni dei suoi assessori interessati alla vicenda, vanno ad alimentare una distanza sostanziale tra sindaco e cittadinanza, malgrado gli slogan dell’ultimo Consiglio comunale straordinario.

Autore: Sergio Spezzacatena
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