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Un posto al sole sul cemento
15 luglio 2000

Cemento, cemento, cemento: sulla nostra costa ce n’è davvero tanto, disseminato qua e là, non solo in grandi dimensioni o in forma di edifici ben visibili dalla strada. Spessissimo l’abusivismo da lido-cementificazione è passato per “piccoli, piccolissimi” gesti di aggressione alla costa, con cui ciascuno, anche il singolo privato, ha cercato di conquistarsi la sua fetta di spiaggia: ma “solo” per poter distendersi più comodamente al sole, magari su una piattaforma, o anche per dare alla propria dimora estiva un “necessario” accesso al mare, con uno scivolo e degli scalini. I nostri scogli sono scomodi, infidi, nè consentono al pur temerario bagnante della domenica di tuffarsi con disinvoltura: insomma la nostra costa, così com’è, dà noia e fastidio. E allora perché preservarla intatta, perché conservarla? Meglio adattarla alle nostre stagionali esigenze, modificarla, per giunta nel modo più rapido e forse più economico, con una bella distesa di cemento! In fondo che ci sarà mai da proteggere sul nostro litorale, al di là dell’erbaccia e di qualche esemplare di fauna marina di poco pregio? E poi, non siamo mica in un’oasi!!! E’ così che tra il lungomare, a ridosso del palazzo dell’Inps – altra gran bella eredità da mare monstrum – e il Park club, e ancora tra la prima cala e il lido Belvedere, per continuare sino ai villini in prossimità dell’Alga Marina, nel corso degli anni si sono praticati livellamenti, spianamenti, terrazzamenti a proprio piacimento e in modo indiscriminato: oggi è un amaro sfilare di piccoli-grandi scempi, non autorizzati, si capisce, eppure tollerati in tempi recenti e lontani. Certo, farà meno presa sul turista, magari quello “ferragostano” alla disperata ricerca di una piazzola sulla quale accamparsi, farà meno presa sul bagnante disposto a tutto pur di parcheggiare il proprio mezzo su una superficie piana a pochi centimetri dal proprio asciugamani, ma un fatto è sicuro: quel cemento placidamente disteso sugli scogli ha fatto tabula rasa sotto di sé di una vita un tempo intensa che abbiamo forse senza rimedio distrutto, ma che soprattutto abbiamo sottratto a noi stessi. Tiziana Ragno E gli accessi al mare? Si sa e lo si è ripetuto più volte: troppi lidi privati sul litorale molfettese, in condizioni poco fruibili le poche spiagge pubbliche rimaste. E tuttavia forse non tutti sanno che la battigia, demanio pubblico, deve poter essere accessibile, anche quando alle spalle dovesse esserci un lido: i gestori, infatti, sono obbligati a lasciare libero il “passaggio del bagnasciuga”, come recitano i documenti ufficiali. La Capitaneria precisa che in realtà al bagnante sprovvisto di tessera balneare è consentito “passare” sulla battigia e non stazionarvi. Inoltre tutti i lidi nel territorio di Molfetta – eccetto Marina Piccola - sono stati edificati su proprietà privata; il che rende sicuramente possibile l’accesso al mare solo lateralmente e non dagli ingressi principali. Tuttavia le prossime licenze per la gestione di stabilimenti balneari – che in ogni caso non auspichiamo – sembrano orientate in altro senso, a cominciare da quella relativa al “Lido Scoglio d’Inghilterra”, che prevede che sia “consentito l’ingresso gratuito ai bagnanti che intendessero usufruire unicamente della spiaggia libera antistante lo stabilimento”. Queste le nuove regole dalle quali pare trasparire l’intenzione delle autorità di affermare con forza la proprietà pubblica delle spiagge, quand’anche su di esse s’insediassero privati lidi balneari. Tiziana Ragno
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