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Turbati dallo scandalo della sanità
15 ottobre 2005

Caro Direttore, lo scandalo della Sanità che il suo giornale è stato l'unico fra i periodici cittadini a denunciare, ci ha lasciato profondamente turbati. Speculare sulla salute della gente è un reato che andrebbe punito senza attenuanti, soprattutto quando ad usare la salute a scopo di lucro sono medici e farmacisti. Ci piacerebbe che “Quindici” seguisse l'evoluzione del processo e informasse i lettori, che hanno il diritto di sapere, se le gravi accuse ai medici saranno confermate o se verrà dimostrata concretamente l'innocenza degli imputati o se finirà tutto all'italiana in una bolla di sapone. Lettera firmata Gentile Signora, un giornale non può ignorare questi episodi che prima di essere oggetto della cronaca giudiziaria, attengono alla sfera morale, soprattutto, come lei ben dice, ad essere coinvolti sono medici (uno di questi, il dott. Michele Facilone, è stato anche un politico di un partito di governo come l'Udc ed è stato anche consigliere comunale) e farmacisti. Noi abbiamo fatto questa scelta con grande coscienza e senso di responsabilità civica, nel rispetto della libertà di stampa garantita dalla Costituzione, senza intenzione di criminalizzare nessuno, ma con l'intento di raccontare la cronaca e raccogliere opinioni in merito a questi episodi, sui quali dovrà pronunciarsi la magistratura, che potrebbe anche assolvere queste persone, ma che al momento sono accusate di gravi reati. Intanto, alcuni degli indagati hanno patteggiato, riconoscendo in parte le proprie responsabilità. Questi sono i fatti e questa è la cronaca. Solo per aver registrato fatti e opinioni sulla vicenda siamo stati e siamo oggetto di vendette da parte di chi non accetta in silenzio il lavoro dei giudici e, non potendo o non volendo prendersela con loro, attacca i giornalisti che si limitano a registrare i fatti. Del resto non sono il centrodestra e il suo presidente Berlusconi i proponenti di una legge che commina 3 anni di carcere ai giornalisti che rivelano il contenuto delle intercettazioni telefoniche? Riteniamo sia diritto democratico dei cittadini conoscere i fatti della cronaca, anche quelli spiacevoli: è la democrazia. Fare questo mestiere è diventato difficile perché la verità e le critiche non piacciono a nessuno, nemmeno a chi è coinvolto in gravi vicende giudiziarie e invece di attendere serenamente la conclusione dei processi, che ci auguriamo possano concludersi positivamente per loro, puntano il dito accusatore contro gli altri, perfino contro colleghi medici. Etica e morale non appartengono più a questa società. Purtroppo. Ma noi ci crediamo ancora e ci atterremo sempre a tali principi, anche se subiremo altri attacchi da parte di indagati e di politici, in quest'ultimo caso solo per aver “osato” parlare di questione morale.
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