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Truffa alla sanità, arrestati anche 6 professionisti molfettesi Le fustelle asportate dalle confezioni dei farmaci (in genere ad alto costo), prescritte a pazienti all'oscuro di tutto o addirittura deceduti, venivano spediti dai farmacisti conniventi che ottenevano indebiti rimborsi dalle Aziende Sanitarie locali
15 maggio 2005

Ha suscitato scalpore e rabbia a Molfetta la notizia dell'arresto di 60 medici, informatori scientifici e farmacisti, fra cui ci sono 6 molfettesi: Raffaele Colasanto, 36 anni, informatore scientifico della casa farmaceutica Biofutura Fharma spa; Luigi Mario Vittoriano Cervelliera, 68 anni, farmacista, titolare della farmacia sita via Ten. Ragno, 76 a Molfetta; Mauro Donato Pappagallo, 44 anni, medico chirurgo con ambulatorio sito in via Ten. Galoppi, 25; Michele Facilone, 51 anni, medico chirurgo e presidente del partito Udc, con ambulatorio sito in Piazza Immacolata, 45; Michele Spadavecchia, 49 anni, medico chirurgo, con ambulatorio sito in via Ten. Lusito, 48; Corrado Solimini, 60 anni di Molfetta, ma residente a Polignano a Mare, farmacista, titolare della farmacia sita nella stessa Polignano in piazza A. Moro, 3. Le sessanta ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 56 ai domiciliari sono state emesse dal gip Chiara Civitano della Procura pugliese su richiesta del pm Ciro Angelillis sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli e Bari e dai rispettivi Comandi Provinciali nei confronti di altrettante persone accusate di appartenere a diverse organizzazioni dedite al comparaggio, al falso, alla corruzione e a truffe ai danni del Sistema sanitario nazionale. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip della Procura del capoluogo pugliese. Effettuate 63 perquisizioni. Secondo l'accusa le organizzazioni criminali consentivano alle aziende farmaceutiche di lucrare sulle prescrizioni maggiorate artificiosamente da parte di medici corrotti che, a loro volta, ricevevano costosi omaggi come oggetti di pregio, viaggi di piacere o per congressi, ma anche somme di denaro calcolate in percentuale sulle prescrizioni. Le fustelle asportate dalle confezioni dei farmaci (in genere ad alto costo), prescritte a pazienti all'oscuro di tutto o addirittura deceduti, venivano spediti dai farmacisti conniventi che ottenevano indebiti rimborsi dalle Aziende Sanitarie locali. Il valore della truffa ammonta a circa 20 milioni di euro. Le indagini sono state coordinate dai Carabinieri dei Nas di Napoli. Gli arresti sono stati eseguiti prevalentemente in Puglia ma anche a Milano. La maggior parte degli indagati hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Si tratta principalmente di medici e informatori scientifici. Ci sono anche alcuni amministratori pugliesi coinvolti nell'operazione dei Nas di Napoli e di Bari denominata “Ippocrate 2” svolta nell'ambito delle indagini su una presunta associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata al sistema sanitario nazionale, alla corruzione e al falso. Nella vicenda sono coinvolti anche il neoeletto sindaco di Novoli (Lecce), Oscar Marzo Vetrugno, a capo di una lista civica appoggiata dal centrodestra, l'assessore ai Trasporti della Provincia di Lecce, Antonio Marra, di Unità socialista, il consigliere della Provincia di Brindisi Vincenzo Palmisano di An, il presidente del Consiglio Comunale di Bitritto, in provincia di Bari, Giuseppe Domenico Pedota. Nell'indagine, che si è avvalsa di circa 100 mila ore di intercettazioni, di riprese video e fotografiche e di pazienti servizi di appostamento, sono coinvolte altre 155 persone, solo indagate. I reati sarebbero stati commessi tra il 2002 e il 2004. I carabinieri hanno eseguito 63 perquisizioni in studi medici, farmacie, depositi di farmaci e abitazioni. Il valore della truffa è stato calcolato in circa 20 milioni di euro. «Siamo avviliti - ha detto il capo della Procura di Bari Emilio Marzano - nel verificare che, nonostante nel 2003 sia stata fatta un'inchiesta di questo genere, il fenomeno si è riprodotto ed è continuato in termini ancora più ampi». Secondo quanto accertato dagli inquirenti, le aziende farmaceutiche avrebbero lucrato sulle iper-prescrizioni di farmaci da parte di medici compiacenti che sarebbero stati corrotti dagli informatori scientifici. Le fustelle, asportate dalle confezioni, venivano spedite dai farmacisti alle Asl dalle quali ricevevano indebiti rimborsi, procedura che danneggiava il Sistema Sanitario Nazionale. Le scatole e i farmaci in esse contenuti venivano gettati accanto ai cassonetti dell'immondizia nei pressi delle farmacie come hanno potuto verificare i Nas che hanno recuperato nel corso delle indagini migliaia di confezioni defustellate per un valore di 300mila euro. Considerato il prezzo, all'inizio gli inquirenti hanno pensato a un mercato parallelo verso il quale venivano dirottati i farmaci contenuti nelle confezioni prive di fustella. E invece venivano semplicemente gettati. I farmaci prescritti in maniera abnorme, soprattutto ad anziani e a invalidi ignari di tutto per evitare il pagamento del ticket, erano molto costosi o salvavita. In alcuni casi il prezzo della singola confezione si aggirava intorno ai 700 euro. In cambio ai medici coinvolti sarebbero state riconosciute regalie di ogni genere (orologi, telefoni cellulari, materiale informatico) ma anche viaggi di piacere e partecipazione a congressi scientifici in luoghi esotici e in storiche capitali europee. E' stato rilevato che i medici preferivano, in cambio delle iper-prescrizioni di farmaci, il pagamento in contanti, circa 5 mila euro al mese (tra il 10 e il 18% del prezzo dei farmaci). Il flusso di denaro era notevole. E' stato accertato che per il 2003 un capo area di una casa farmaceutica avrebbe avuto a disposizione per le promozioni di soli 4 farmaci circa 110 mila euro per le sole zone di Bari e Foggia. La Procura e i carabinieri hanno svolto le perquisizioni in maniera rapida per fare in modo che nessuna farmacia fosse chiusa (23 quelle perquisite tra Bari, Mola di Bari, Rutigliano, Molfetta, Bitonto, Putignano, Polignano, Triggiano, Cisternino, Ostuni, Galatina, Novoli, Alliste e Matino) ed evitare disagi ai cittadini come era invece accaduto nel 2003. Sequestrate numerose ricette mediche, confezioni di farmaci senza fustelle, fustelle segnaprezzo. Il pm Ciro Angelillis ha lamentato anche «l'inefficacia dei controlli della società di servizi regionale» incaricata di vigilare sulla corretta prescrizione dei farmaci. Agli arresti domiciliari anche il direttore delle vendite, residente a Viareggio, di una casa farmaceutica. In uno di questi colloqui due informatori scientifici parlano di lavoro, e uno confida all'altro di aver visto un loro collega che gettava nella spazzatura una busta contenente una trentina di farmaci appena defustellati da una farmacia. E commenta in dialetto: «Siamo tutti una razza, il migliore di noi vuole essere ammazzato». In un'altra conversazione, anche questa intercettata, due capiarea di importanti aziende farmaceutiche discutono dei loro affari, ma anche dei medici che sono stati avvicinati dai loro informatori scientifici, di quelli che già da tempo sono nel loro libro paga e, ancora, dei medici che presto faranno parte della «famiglia». Ad un certo punto uno dei due confessa - secondo l'accusa - il frequente ricorso al giro di tangenti per corrompere i medici e rivela all'altro: «Io capisco se un mio informatore lavora quando mi chiede ossigeno (danaro, ndr)». «Se le aziende farmaceutiche non spendessero tanti soldi per foraggiare medici compiacenti, probabilmente i farmaci costerebbero meno». Così il sostituto procuratore inquirente del Tribunale di Bari, Ciro Angelillis, ha commentato l'operazione. «Se le case farmaceutiche - ha detto il pm incontrando i giornalisti - tirano fuori tanti soldi per pagare i medici, è chiaro che poi si aspettano un ritorno economico che deve venire dalla vendita dei farmaci ad un determinato prezzo». Il magistrato si è poi soffermato sui «controlli in astratto esistenti» che la Regione Puglia compie sulle prescrizioni dei farmaci ed ha definito «inefficienti» i controlli delegati dall'ente regionale alla società pugliese “Svim Service”.
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