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Successo dell’allestimento di “Cavalleria rusticana” Lola, Turiddu, Santuzza Santuzza e Mamma Lucia L’Alter Chorus diretto da Antonio Allegretta Alfio e
15 maggio 2019

La Chiesa di Sant’Achille ha rappresentato lo scenario di un’edizione della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni che, nell’essenzialità di un allestimento privo di scenografia e con un’azione scenica ridotta, ha affascinato il numerosissimo pubblico presente con la forza di una musica straordinaria e la bravura degli interpreti, degli orchestrali e del coro. Un’altra iniziativa culturale importante, insomma, per la nostra città, fortemente voluta dall’assessore alla Cultura, Sara Allegretta, che ha goduto della piena approvazione del Sindaco, Tommaso Minervini. L’evento, intitolato Grido d’amore, è stato incastonato nella pregevole rassegna “Rosso Porpora”, gradita conferma nel nostro panorama cittadino, che, nel corso della scorsa annata, ha per esempio regalato una suggestiva performance dedicata alla figura di Carmen tra Merimée e Bizet. La Cavalleria rusticana offre molteplici chiavi di approccio al problema della violenza: la pressione psicologica esercitata sul personaggio di Santa, che si percepisce marchiata dal disonore in un contesto paesano asfittico (pronto a scagliare la prima pietra contro la ‘scomunicata’) e giunge alla delazione dell’amato, causandone involontariamente la morte; la violenza fisica, patita dal protagonista Turiddu, pur non esente da colpe. Nella novella verghiana, il giovane siciliano pagava le conseguenze del temporaneo sradicamento dalla comunità legato alla coscrizione obbligatoria postunitaria e di una condizione economica inferiore a quella del carrettiere Alfio. Già nel dramma che fu tratto dallo stesso Verga dall’intreccio della novella (e che vide il ruolo di Santuzza divenire preponderante perché destinato alla grande Eleonora Duse), gli aspetti più legati al contrasto tra microcosmo degli affetti e sfera dell’utilitas erano andati scemando, a vantaggio del fascinoso intreccio di Amore e Morte. Da quel dramma Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci ricavarono il libretto poi musicato da Pietro Mascagni, per un concorso musicale indetto dall’editore milanese Edoardo Sonzogno. Grazie a quella competizione, l’opera fu selezionata, insieme ad altre di Nicola Spinelli e Vincenzo Ferroni, per essere rappresentata a Roma. La scelta della Cavalleria rusticana è stata anche accompagnata da uno studio sull’opera di cui l’assessore Allegretta, nel suo discorso, ha esplicitato gli snodi fondamentali. Aspetto non secondario in tale opzione è il fatto che la prima dell’atto unico ebbe luogo nel 1890 sotto la direzione di Leopoldo Mugnone. Quest’ultimo ebbe modo di esibirsi e farsi apprezzare anche dal pubblico molfettese, come attesta una lapide del Politeama Attanasio a ricordo di un allestimento della Norma di Bellini nell’agosto 1909. Al termine del suo discorso, Sara Allegretta ha ribadito l’importanza del fatto che Molfetta abbia un suo teatro. Su questo aspetto non possiamo che concordare: la vitalità culturale della nostra cittadina è stata in passato ed è ancor oggi tale da rendere fondamentale la presenza di un contenitore adeguato. Come già detto, la serata è stata delle più pregevoli. Ha presentato con garbo Luisa Moscato. Eccellente la performance dell’Orchestra Filarmonica Pugliese. Sicure l’opera del Direttore e concertatore, il M° Giuseppe La Malfa, e del Direttore del Coro, M° Giovanni Farina, validamente coadiuvato dai Maestri collaboratori Antonio Allegretta e Antonio Dilella. Molto ben curate sono apparse le sezioni corali, in cui l’Alter Chorus è stato affiancato dal coro Magnificat di Bitritto e dal coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, per un totale di settanta cantori. Il cast si è fatto apprezzare in tutti i suoi componenti. Mariagrazia De Luca ha regalato una Santuzza intensa e appassionata, confermando le valide doti drammatiche che l’hanno vista conseguire il secondo posto nel recente concorso lirico indetto dall’assessorato alla Cultura di Molfetta. Particolarmente efficace è stata la sua interpretazione del Duetto con Turiddu, un bravo Danilo Formaggia. Il tenore si è ben distinto anche nei tradizionali pezzi di abilità del personaggio: ha reso sognante al punto giusto la Siciliana, briosa la famosa sequenza del Brindisi e vibrante l’addio a Mamma Lucia. Anche l’interprete di quest’ultima, Margarita Pisarenko, ha rappresentato un punto di riferimento importante in scena, in un non semplice ruolo da comprimaria. Convincente anche la Lola di Manuela Barabino, in particolar modo nel famoso Stornello, momento chiave dell’opera perché introduce una nota civettuola, apparentemente tesa ad alleggerire l’alta tensione del duetto tra Santuzza e Turiddu, ma in realtà destinata a condurre alla finale deflagrazione. Molto bravo, nel ruolo di Alfio, anche Gianfranco Zuccarino, che strappa applausi soprattutto nella sortita, ben reggendo il rincorrersi di versi sdruccioli a sottolineare la frenesia del carrettiere nei suoi quotidiani spostamenti. L’emozione donata dalle sezioni orchestrali ha fatto il resto, con lo splendido Intermezzo sinfonico ad accompagnare gli eventi verso la precipitazione, suggellata dal grido di terrore e dolore che chiude l’opera. Quel Turiddu che dichiarava di rifiutare il Paradiso senza la sua Lola dalla cammisa di latti è andato incontro al suo destino. Al grido d’amore è subentrato l’urlo che annuncia la morte, figlia di una spietata “cavalleria rusticana”. © Riproduzione riservata

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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