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Storie di pellegrini antichi e moderni
15 luglio 2009

All’alba del Seicento, viandanti e pellegrini lasciano la testimonianza del loro transito a Molfetta, giacché spesso chiedono all’Universitas somme di denaro a titolo di elemosina per sussidio necessario al loro percorso di devozione, al loro viaggio di pietà. Come Jean e Pierre, icone di pellegrini nell’immaginario colto grazie alla trasposizione cinematografica ed onirica di Luis Bunuel ne La voie lacteé, i pellegrini in transito da Molfetta avranno forse assistito ad eventi sacri e profani, che caratterizzavano Molfetta da tempi remoti o dall’autunno del Cinquecento. Chissà se essi, nel viaggio mistico abbiano mai discusso dei dogmi religiosi cattolici o delle eresie; giunti a Molfetta chissà se abbiano assistito alla «rapresentatione della cena di Nostro Signore» nella cattedrale o alle sacre rappresentazioni della Passione in Santo Stefano o alle Quarantore. I pellegrini avranno ascoltato con inaudito stupore le ardite polifonie della cappella di canto figurato che spesso cantava per San Corrado o, riverenti, avranno ascoltato inni, antifone e salmi dell’ufficio nel mentre i primiceri intonavano gli incipit gregoriani leggendo dai libri corali di Papa Cybo, posti sui grandi leggii? Queste considerazioni appaiono e sono ferneticazioni ed invenzioni della mente che viaggia al di là dell’arido dato storico ed archivistico; il dato documentario inconfutabile si intreccia ora con l’immaginazione delirante di chi anela a comprendere i paradigmi dei secoli passati, riuscendo solo a colligere fragmenta spesso incomprensibili. Si propongono all’attenzione del lettore alcuni documenti relativi al transito da Molfetta di pellegrini; il primo è una ricevuta del 1602 contenuta nel Libro de cautele del cascerato de Donato Antonio Scaturro di Molfetta 1601-1602; si riferisce al pellegrino dominico de mercurio di Cotrone, che ottenne dal “banco” dell’Università tre carlini. Egli si recava al Santo Sepolcro di Gerusalemme: Donat Antonio Scaturro quale bancho pagarete à donno dominico de mercurio de Cotrona carlini tre quali seli danno per elemosina per subsidio del vitto per andare per devotione ad visitare il S.mo Sepolcro denostro Signore Jesu X.sto in hierusalem recevendone poliza li molfetta il di 18 di febraro 1602.1 Il secondo documento è di un decennio posteriore: il “banco” diede venticinque grana a due pellegrini siciliani che tornavano dal pellegrinaggio a Santiago di Compostela, dove avevano adorato il Corpo de Sancto Jacomo: Notar Gio: Jacomo de Rotundo al presente quale bancho dell’Università della Città di 1 ARCHIVIO COMUNALE MOLFETTA, Cat. 17, vol 86, f.288, documento del 18 febbraio 1602.(Corrado Pappagallo, Molfetta e i pellegrini al Santo Sepolcro, Hierusalem, 2002, n. 2) Molfetta piacevi pagare à Domino Gio: Pilo e Domino Sanctoro siciliani pelegrini che vengono da visitare il Corpo de Sancto Jacomo di galitia grana venticinque per loro elemosina et ne riceverete poliza Melficti die 22 genaro 1615. Del 1615 sono due attestazioni di pagamento (contenute nel Libro dell’ introito ed Esito del quondam notar Gio. Jacomo Rotundo Banco in Anno 1614 e 1615) di elemosine a favore di pellegrini in viaggio verso la Basilica di San Nicola a Bari; di due di essi si conosce la provenienza, Dionisio de Diallegri e Giovanni di ferraro, milanesi, mentre del terzo è noto solo il nome, Virgilio Lorentino: Notar Gio: Jacomo Rotundo banco di questa città nel presente anno pagareti al Reverendo Dionisio de Diallegri di Milano et Giovanni di Ferraro milanesi pellegrini per il viaggio di Sancto Nicolò di Bari carlini dieci de moneta che seli danno per elemosina recevendone poliza melficti die 2 giugno 1615.. Notar Gio: Jacomo Rotundo banco dell’Università per lo presente anno pagareti à Virgilio Lorentino povero pellegreno che và alla devotione di Sancto Nicola grana 15 che se li danno per subsidio del viaggio et per elemosina In Molfetta le 24 di giugno 1615. Moderno viandante, ma permeato di ide e sensibilità medievali, è Giovannangelo de Gennaro musico medievale fondatore dell’ensemble Calixtinus, poi cantore del prestigioso ensemble francese Organum. Mi ha confidato alcune sensazioni provate nei suoi pellegrinaggi a Santiago di Compostela: il viaggio è un modo di entrare in contatto con se stessi e con le abitudini sane dell‘uomo non falsate dalle “macchine”. Mettersi in relazione con il proprio tempo, con la fatica,con le paure, con la felicità e con incontri inspiegabili, belli e brutti; i brutti incontri sono quelli con se stessi, essi vengono a galla con la stanchezza. Ho iniziato ad essere viandante in un momento della mia vita in cui mi pareva di non aver più nulla; è la solitudine dell’anima e della mente che ti spinge a certe esperienze forti. Anni fa, ho voluto sperimentare anche l’esperienza dell‘ospitaliere al convento sconsacrato del Carmelo, in Francia; accogliere i pellegrini, io stesso pellegrino. Mi servivo del mio cane Zorro,che accompagnava al secondo piano del convento chi arrivava stanco, in cerca di riposo. Mi manca, tra le mete dei pellegrinaggi, il Monte Athos e Gerusalemme. Ricordo di aver visto Gianni (posso chiamarlo così data la nostra ormai più che ventennale frequentazione) tempo fa, mentre si incamminava sulla strada che collega Bisceglie ad Andria, assorto nei suoi imperscrutabili pensieri, per recarsi a piedi a Monte Sant’Angelo. Non volli essere inopportuno e turbare le sue cogitazioni. Nemmeno lo salutai, rispettando devotamente e con il silenzio il soliloquio della sua mente.

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