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Still life, le nature morte di Cosimo Allegretta
15 maggio 2009

Still life, un’esposizione nata per restituire dignità alla “vita silente” di oggetti inanimati, apparentemente anonimi se non ci si sofferma a scrutare gli effetti che la danza della luce determina sulle loro pure forme. La mostra sulle nature morte del pittore Cosimo Allegretta è stata organizzata dall’Associazione Uniti per Molfetta (il presidente è l’ing. Michele Losito) in collaborazione con il Comune di Molfetta (nelle persone del sindaco Antonio Azzollini e dell’assessore al centro storico, Giacomo Spadavecchia). Allestita presso lo Spazio Comunale Aperto all’Arte in via Piazza (una finestra sul fervore culturale cittadino in uno degli angoli più densi di storia della nostra città), l’esposizione ha riscosso notevole successo. Cosimo Allegretta ha già all’attivo numerose personali tra Molfetta, Trani e Giovinazzo, e collettive dalla Lombardia alle Marche, sino alla nostra regione; numerosi critici si sono occupati della sua produzione artistica, da Marino a Dall’Acqua. Un artista dalla ricerca certosina, poco amante dei riflettori, da sempre dedito, attraverso l’insegnamento, all’opera di educazione delle giovani generazioni al senso estetico e all’amore per l’arte. “Still life” ci induce a depurarci dalle scorie di un tempo frenetico che divora i suoi figli, per immergerci nel dolce ritmo di oggetti dal sapore rétro accostati sempre differentemente e illuminati ora da una vecchia lampada, ora da una sorgente di luce che piove sulla quiete di ciotole e brocche senza rivelarsi. Mutano i colori delle pareti, le sfumature esaltano la consistenza materica delle cose; le ombre conferiscono un senso di profondità a un mondo dominato, a nostro parere, da un senso di dismissione. Microcosmo rievocato dalla memoria non perché esso possa ormai apparire foriero di una qualche concreta funzionalità, ma in esclusivo appagamento di una segreta istanza dell’anima, che di quel rassicurante, microcosmico calore avverte la carica salvifica. Abbiamo incontrato Cosimo Allegretta e conversato amabilmente con lui di “Still life” e dell’intenzione “un po’ romantica” (come l’artista l’ha definita) che soggiace alla genesi di questi dipinti. Abbiamo discusso dei cromatismi che li connotano: il pittore nutre una passione viscerale per i colori mediterranei, che la sua tavolozza restituisce limpidamente. La personale di Allegretta si ripropone di ‘fare il punto’ sulla ricerca del pittore nell’ambito di un genere artistico a cui si dedica da molti anni: le opere esposte coprono l’arco temporale di un decennio. Il pittore ci racconta dei suoi modelli e ripercorre con noi le tappe dell’affermazione della “natura morta” come soggetto privilegiato di artisti d’altissima caratura. Il pensiero corre all’irrequieto Merisi (il Caravaggio) con la sua “Canestra di frutta” custodita presso la milanese Pinacoteca Ambrosiana, un’olio su tela che ha fatto scuola. La rassegna di artisti (in cui ci piace menzionare anche il Baschenis, con la sua ricerca che privilegia gli strumenti musicali) approda all’indimenticabile Giorgio Morandi, che, sottolinea Allegretta, “non cercava l’uomo”, ma popolava il proprio introverso, vagamente misantropo, universo di oggetti capaci di assumere consistenza sempre differente grazie alle alchimie della luce. È sicuramente a Morandi che il pensiero di chi visita “Still life” immediatamente corre, ma, come ci racconta Allegretta, i dipinti esposti sono stati da alcuni accostati all’arte di Cézanne e a quella di Matisse nei cromatismi. Un altro punto di riferimento per l’artista molfettese è rappresentato dall’espressionismo tedesco, che mi sembra rivivere soprattutto in quella sezione della sua produzione consacrata al mondo di caffé un po’ decadenti, con figure femminili spigolose e vagamente brechtiane, apparentemente deprivate di qualsiasi muliebre grazia. Creature ben differenti dalle morbide callipige di alcuni disegni di Allegretta. Tornando a “Still life”, la scelta degli oggetti è tutt’altro che casuale: alle uova, simbolo e promessa di vita, si contrappone l’uccello impagliato, evocatore di scenari funerei. Un frammento d’infanzia rivive nella presenza di un uccello vivo, ricordo di un canarino, gioia del vicinato col suo dolce cinguettio. I tulipani regalano una nota cromatica di rosso a un dipinto che ha attratto l’attenzione dei visitatori per la libertà con cui si estrinseca l’accostamento tra il piano della “still life” e lo spazio dominato da una poltrona, oggetto attualmente al centro della ricerca artistica di Allegretta. La presenza, accanto alla quiete oggettuale, di uno dei luoghi privilegiati dell’umano otium è di certo figlia di una scelta ben ponderata. E il fatto che la poltrona sia vuota, che non ci sia alcun individuo a godersi il suo tepore, potrebbe alludere alla consapevolezza che quella pace silente e discreta all’uomo sia negata.

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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