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Spunta l'appalto del porto di Molfetta nelle intercettazioni dello scandalo Expo 2015 di Milano
13 maggio 2014

MOLFETTA - Cosa hanno in comune gli appalti dell’Expo finiti nell’occhio della magistratura e il porto di Molfetta (foto)? Lo indagherà la procura di Trani che ha chiesto ai Pm di Milano l'invio degli atti dell'inchiesta Expo in cui si parla dell'appalto per la costruzione del porto di Molfetta. 
In una intercettazione ambientale emersa nelle cronache stampa dell’inchiesta il costruttore Enrico Maltauro ricostruisce in questo modo la storia dell’appalto del porto di Molfetta: “Me la ricordo bene quella gara li, cioè una roba... Avevano chiesto in fase di prequalifica una macchina, una draga, la disponibilità, perciò anche in affitto, che c'è ne una solo una in tutto il bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente... Quelle cose esagerate, cioè scrivere "nome, cognome , indirizzo"... Cioè sono robe fatte... "dato che ho stravinto, no? allora ci metto anche la spada come Brenno". Lì è esagerato...”.
Proprio le presunte irregolarità relative all’appalto per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta sono un filone dell’inchiesta che ad ottobre dello scorso anno aveva portato agli arresti domiciliari l’ex dirigente del Comune Enzo Balducci, il direttore di cantiere Giorgio Calderoni e indagato oltre 60 persone, tra cui l’ex sindaco, senatore del Nuovo Centro Destra e presidente della Commissione bilancio del Senato Antonio Azzollini.   
Tra le accuse truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali. Le indagini erano state avviate proprio dopo una segnalazione del dirigente generale dell'Authority per la Vigilanza sui contratti pubblici, che invitata a verificare la regolarità dell'appalto su denuncia della "Società Italiana per Condotte d'Acqua spa", ipotizzava una limitazione della concorrenza.

Durissimo il commento politico sulla vicenda dell’assessore regionale Guglielmo Minervini: «Metti uno che faceva il sindaco e contemporaneamente il senatore e anche, nientepopodimeno, il presidente della commissione bilancio del senato (le mani sul cordone della borsa, insomma).
Metti che il senatore in una legge per il volontariato elargisce, a se medesimo come sindaco, 70 milioni di euro per fare un nuovo porto megagalattico nella sua città.
Metti che poi ogni anno, infilandosi nelle diverse finanziarie, aumenta il gruzzolo fino ad arrivare a sfiorare 150 milioni di euro di contributi dati al suo comune, pronta cassa, erogabili su richiesta.
Metti che arriva la gara sul porto, facendo sparire la presenza di una prateria di poseidonia e di centinaia di migliaia di bombe dell'ultima guerra, ma in compenso facendo comparire la necessità di una draga, con specifiche tecniche così dettagliate, ma così dettagliate che ne esiste una sola in Europa, nel Mediterraneo, sul pianeta terra.
Metti che a quella gara, toh!, arriva una sola offerta una: l'altra viene esclusa perché, e già!, la sua draga non corrisponde al capitolato.
Metti che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici denuncia che, restringendo la concorrenza, si è ridotto il ribasso d'asta e questo ha significato rimetterci almeno una decina di milioni di euro.
Metti che parte una denuncia che finisce in un putiferio giudiziario di proporzioni enormi: arresti, sequestri e reati oltre l'immaginazione.
Metti che persino i mega esperti delle mazzette lombarde, quelli della cupola dell'Expo, nelle intercettazioni (uscite in questi giorni) se la ridevano: una cosa del genere, una gara così su spudoratamente su misura non si era mai vista, era "esagerata", una roba tipo "nome, cognome e indirizzo".
Metti tutto questo. Bene. Il comune è Molfetta. Il protagonista è il senatore Antonio Azzolini.
Non so come andrà finire la vicenda giudiziaria. Non so se i magistrati troveranno tracce di mazzette e magari scopriranno l'uso che ne è stato fatto. So che tanto basta per trarre un giudizio politico politico: questa è una melmosa storia di corruzione.
Di cui la città per fortuna si è liberata ma il palazzo no.
Lo scandalo è che lui sia ancora lì, a presiedere il bilancio dello stato.
Dei nostri soldi
».

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- Il conte Axel Oxenstierna, cancelliere svedese durante la terribile Guerra dei Trent'anni, parlava con ampia cognizione di causa quando disse: “Renditi conto, figlio mio, che ben poco posto viene lasciato alla saggezza nel sistema con cui è retto il mondo.” Lord Acton, uomo politico inglese del secolo scorso, usava dire che il potere corrompe, e di ciò ormai, siamo perfettamente convinti. Meno consapevoli siamo del fatto che esso alimenta la follia, che la facoltà di comandare spesso ostacola e toglie lucidità alla facoltà di pensare. La perseveranza nell'errore, ecco dove sta il problema. I governanti giustificano con l'impossibilità di fare altrimenti decisioni infelici o sbagliate. Domanda: può un paese scongiurare una simile “stupidità difensiva” come la definì George Orwell, nel fare politica? Altra domanda, conseguente alla prima: è possibile insegnare il mestiere ai governanti? I burocrati sognano promozioni, i loro superiori vogliono un più vasto campo d'azione, i legislatori desiderano essere riconfermati nella carica. Sapendo che ambizione, corruzione e uso delle emozioni sono altrettanto forze di controllo, dovremmo forse, nella nostra ricerca di governanti migliori, sottoporre prima di tutto i candidati a un esame di carattere per controllarne il contenuto di coraggio morale, ovvero, per dirla con Montaigne, di “fermezza e coraggio, due virtù che non l'ambizione ma il discernimento e la ragione possono far germogliare in uno spirito equilibrato.” Forse per avere governi migliori bisogna creare una società dinamica invece che frastornata. Se John Adams aveva ragione, se veramente l'arte di governare “ha fatto pochissimi progressi rispetto a 3000 o 4000 anni fa” non possiamo aspettarci grandi miglioramenti. Possiamo soltanto tirare avanti alla men peggio, come abbiamo fatto finora, attraverso zone di luce vivida e di decadenza, di grandi tentativi e d'ombra.


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