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SOS. Allarme ospedale: imminente declassamento e soppressione
15 febbraio 2012

Agghiacciante. Dopo 6 anni di impegno e lavoro per il potenziamento del servizio sanitario, il declassamento e la conseguente soppressione del Presidio ospedaliero “don Tonino Bello” di Molfetta. Più che un rischio, una realtà concreta e imminente. Senza appello. Le prime avvisaglie già dall’anno scorso quando, nonostante i pensionamenti, il personale non è stato rimpolpato (rispetto a un organico completo, oggi mancano 17 infermieri e 35 ausiliari). Hanno tentato ogni tipo di assalto per gambizzare e soffocare l’ospedale di Molfetta, che negli ultimi due anni ha retto agli urti, anche violenti. Infatti, l’indice di attività ha registrato 5010 ricoveri ordinari nel 2011 (più del doppio rispetto al 2010), con un incremento dei ricoveri in day hospital (da 2451 nel 2010 a 2728 nel 2011). Il servizio trasfusionale di Molfetta è oggi il top nel Barese con un fatturato di quasi 3milioni di euro nel 2011. Oltre 25mila gli accessi al pronto soccorso di Molfetta l’anno scorso, nel 2011 il tasso di occupazione dei posti letto si è attestato al 90%, superiore di ben 15 punti percentuali rispetto alla soglia regionale. Insomma, il Presidio ospedaliero di Molfetta è divenuto uno dei migliori in Provincia di Bari, polo di riferimento delle città limitrofe (Bisceglie, Trani, Terlizzi, Giovinazzo) durante la dirigenza della dott. ssa Annalisa Altomare. Non solo è stata abbattuta la spesa di milioni di euro, ma numerose sono stati i riconoscimenti e le menzioni di merito a livello nazionale: ad esempio, i due bollini rosa nel 2011 del programma Bollini Rosa promosso da O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna), il Premio Nazionale Federsanità nel 2008 e 2010 per le buone pratiche sanitarie, la menzione di Slow Food e della Commissione Sanità del Senato per la ristorazione ospedaliera, il Premio Solidarietà nel 2008 per l’attività del Pronto Soccorso in occasione del SerMolfetta Day 2008. Ma non basta. A quanto pare, nefrologia e urologia, unità operative di nicchia, saranno trasferite all’Ospedale San Paolo di Bari, dopo un importante investimento finanziario e umano. Stessa sorte per alcuni dirigenti medici di specialità sanitarie portanti. Sarà chiusa anche l’unità di terapia intensiva? Quasi sicuramente, nonostante le migliori prestazioni degli ultimi anni. Declassato anche il pronto soccorso, privando ex abrupto i cittadini dell’assistenza emergenziale. Un indebolimento programmato e finalizzato all’accorpamento del presidio di Molfetta con un altro ospedale. Forse uno di Bari, o le vicine strutture di Corato e Terlizzi (se ancora in attività), da cui saranno emanati dictat gestionali. Misure drastiche, imposte dalla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria nella Provincia di Bari, stabilita da una “profonda riflessione politica” di fronte alla crisi economica attuale. Necessaria un’intima revisione del sistema sanitario per renderlo compatibile con le risorse statali limitate e assicurare ai cittadini prestazioni appropriate. Perciò, la Giunta Regionale ha già messo a punto un piano che prevede la chiusura di 18 ospedali (quelli con un numero di posti letto inferiore a 120, come Molfetta), la riorganizzazione dei punti nascita e l’accorpamento dei servizi. Accorpare o sopprimere l’ospedale di Molfetta potrà potenziare realmente l’offerta dei servizi? O si priverebbe l’assistenza integrata del Nord Barese di un filtro vitale nell’asset sanitario? Potrebbero intasarsi gli altri ospedali, soprattutto quelli baresi, allungando i tempi di attesa e indebolendo l’assistenza anche emergenziale. Nel caso sia necessario un ricovero urgente, le condizioni del paziente potrebbero anche aggravarsi nel tratto stradale tra Molfetta e Bari, se anche a velocità sostenuta l’autoambulanza impiega circa 20minuti? Che tipo di servizio potrà essere offerto ai pazienti più bisognosi, soprattutto gli anziani? Maggioranza e opposizione di Molfetta sono al corrente della possibile (e imminente) chiusura dell’ospedale di Molfetta? Quale sarà l’azione politico-amministrativa del sindaco senatore Antonio Azzollini, dell’assessore regionale alle Infrastrutture Guglielmo Minervini (Pd) e del consigliere regionale Antonio Camporeale (Pdl)? Saranno presi provvedimenti consiliari, come nel caso della presunta soppressione del Tribunale di Molfetta, o si preferirà il silenzio, lasciando campo libero a Terlizzi (città natale di Nichi Vendola) e Corato (il cui sindaco, Luigi Perrone, è presidente dell’ANCI)? Ad esempio, il consiglio comunale di Trani si è riunito il 29 gennaio per deliberare sulla chiusura dell’ospedale locale con una seduta straordinaria e monotematica. Perché non seguire la stessa linea a Molfetta, evitando future strumentalizzazioni politiche? Secondo indiscrezioni, i dirigenti medici dell’ospedale di Molfetta avrebbero già assunto iniziative in merito. Necessario puntare alla salvaguardia dell’attuale presidio, o quantomeno al mantenimento della struttura sic et implicter, nonostante l’accorpamento. Ma, forse, chi è già in campagna elettorale sta pensando più a racimolare voti e consensi che alle urgenze reali dei cittadini.

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