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Si può ancora vivere di mare? Convegno dell’Associazione “Il popolo granchio”
15 settembre 2022

S i può ancora vivere di mare? E’ questo l’interrogativo dell’incontro promosso dall’Associazione “Il popolo granchio”. Un convegno che ha avuto come relatori il Prof. Ugo Patroni Griffi, Presidente Autor. Sistema portuale M.A.M.; la Prof.ssa Angela Bergantino, Docente Logistica UNIBADirez. ENAC, l’Avv. Francesco Paolicelli, Presidente IV comm. Sv.Econ. Reg. Puglia; il Dr. Leonardo Piliego , Direttore H.R. Rel. industr. Confitarma; il Dr. Pietro Spagnoletti, Coldiretti Impresapesca Puglia; il Dr. Marcello Pica, Direttore H.R. Mar. Dept. Grimaldi Group; il C.d.M. Giuseppe Raguseo, Segretario reg. UIL Trasp. Sez. Marittimi: il Comandante Simone Quaranta, Direttore Centro formaz. Marittima THESI. Moderatore: Dr. Lino Renna Partecipazione dell’Amm. Vincenzo Leone Dir. Maritt. Puglia e Basilicata ionica In apertura, l’ing. Pantaleo Murolo, co-fondatore dell’associazione ‘Il Popolo Granchio’ ha delineato le finalità dell’Associazione, illustrato il tema dell’incontro, salutato le autorità, gli intervenuti e presentato i relatori. L’Ammiraglio Leone, gradito ospite che, per una fortunata coincidenza, era presente a Molfetta: in mattinata si è svolta, sempre nell’area antistante la Capitaneria, la cerimonia di passaggio del comando dal C.F. (CP) Armando Piacentino, al C.F. (CP) Giulia Pe- truzzi, subentrante: prima donna in coman- do della locale Capitaneria; brevemente ha parlato della mission delle Capitanerie e del- la Guardia Costiera, del cambio di Coman- dante (cerimonia avvenuta, come detto, in mattinata) precisando che, nel caso delle Capitanerie, sarebbe più opportuno parlare, … non di comandante, ma di responsabile! Perché, tale è, deve essere percepita la figura di questo comando. ‘Responsabile del servizio’ che è chiamato a svolgere il militare della Capitaneria: ‘servizio’ alla comunità marittima locale ed ai cittadini che vanno in mare. Sostiene, dall’alto della sua esperienza di ‘uomo di mare’, piuttosto che ‘vivere di mare’ sarebbe più oppor- tuno ‘vivere con il mare’. E’ sottile ma impor- tante la differenza, non solo lessicale: il mare è una risorsa non infinita; è necessario dunque ricordare sempre che il mare può …’finire’, se sfruttato, violato oltre certi limiti! E, il nostro è un ‘Paese di mare, è circondato dal ‘mare’ ed è quindi compito della Guardia Costiera tutelarne la risorsa che, oltre a dar- ci le sue ricchezze, a volte, ahinoi, ci dà anche la morte. L’accenno ovviamente è dolorosamen- te riferito alle recentissima, ennesima, straziante tragedia che ha coinvolto due lavoratori molfettesi, scomparsi nel disastro dell’affondamento del rimorchiatore FRANCO P., inabissatosi nel maggio scorso, al largo di Bari; bilancio terribilmente pesante: persero la vita tre marittimi dell’equipaggio: due originari di Ancona e un Tunisino, oltre a due Molfettesi – Sergio Bufo e Mauro Mongelli - che risultano ancora dispersi e, si dubita di poterne recuperare le salme per darne conforto ai familiari e degna sepoltura. Parla poi del nocciolo dell’incontro: ‘vivere con il mare’ – lo ribadisce fermamente, parlando dei Pescatori, tutti ed in particolare di Molfetta e dei Marittimi – un mestiere duro, antico che può, malgrado il suo rigore, dare grandi soddisfazioni, ma che deve essere supportato e protetto. Il parterre era molto affollato, con tanti pescatori, marittimi, famiglie intere che hanno assistito ad un evento poco o per niente usuale, persino per la nostra città. Per essere vicini anche ai tantissimi marittimi locali, ‘lontani’, imbarcati su navi dislocate in tutto il mondo, attraverso una piattaforma informatica è stato realizzato perfino un collegamento streaming che ha permesso ai detti marittimi di poter assistere da remoto all’evento. Il moderatore accenna ad un progetto (uno dei tanti) dell’Associazione: raccogliere storie, ricordi, situazioni vissute dai Marittimi molfettesi; si deciderà poi di farne una sorta di racconto, di saga che valorizzi e conservi la memoria del ‘popolo del mare che vive (come detto dall’oratore precedente) non di mare, ma con il mare’!. La sig.ra A.L. del Vescovo, proprio a ‘co- rollario’ di quel che ha asserito con convin- zione l’Ammiraglio, ci ha regalato un breve, gustoso racconto riferito, nientemeno che al suo bisnonno Paolo, pescatore di Molfetta vissuto a cavallo fra il XIX ed il XX secolo: …il racconto di ‘Poludd trendacapidd’ (era praticamente calvo), classe 1883; parla di un uomo rude, analfabeta, un pescatore che con la sua barca, a vela, (non era il solo) si avventurava fin lungo le coste dell’Egitto, dove le prede erano più abbondanti. Era analfabeta ma, aveva imparato e conosceva tutti i segreti del mare, del firmamento e della navigazione (all’epoca era fondamentale conoscere un po’ di astronomia: erano gli astri che guida- vano di notte i naviganti). Il pescato che riportava a casa, al ritorno, era talmente abbondante (non c’erano i fri- goriferi, per cui il pesce veniva conservato ‘fresco’ avvolto in panni continuamente bagnati) che, oltre quello che vendeva, ne portava a casa – la ‘buzzetta’ – lui e l’equipaggio, in abbondanza: era festa! Aveva quattro figli che erano anche essi pescatori e una figlia Ma- ria. I figli, tranne uno, persero la vita in mare, pur avendo con gli anni cambiato attività, da pescatori a marittimi imbarcati sulle grandi navi, con benefici economici ma con il fardello delle lunghe assenze dalla famiglia. Si entra dunque nel vivo del dibattito. Vengono, dal dr. Renna, diffuse informazioni sulla valenza attuale del settore marittimo come asset del P.I.L. nazionale; un dato, per tutti: esso vale circa 136 miliardi di euro (circa l’8,4%, riferito al P.I.L. 2020). Il dr. Pica e il dr. Piliego, responsabili ‘H.R.’ (Human Resources), rispettivamente del Gruppo Grimaldi e di Confitarma (Confederazione Italiana Armatori), per la loro funzione aziendale, focalizzano l’intervento, sull’importanza del fattore umano (appunto, human resource), quale risorsa imprescindibile del business globale. E’ la ragione per la quale, tutte le Compa- gnie di navigazione, pongono in primissimo piano – oltre ovviamente ai mezzi, al business propriamente detto – ‘l’uomo navigante’, la sua preparazione al tipo di lavoro peculiare sulle navi: oltre a fornirgli le capacità di affrontare situazioni che, un lavoro con una diversa routine, certamente non ha, gli consente di contenere il disagio della lontananza dalla, così detta, vita normale; il riferimento riguarda anche le recenti restrizioni subite dai marittimi, conseguenza dell’epidemia di Covid: tanti marittimi sono rimasti bloccati più di quanto fosse stato previsto dal ‘turno di imbarco’, lontano dai propri affetti, dalle proprie case. E’ fondamentale che la cultura del marittimo imbarcato sia sempre allineata con i con- tinui aggiornamenti che le navi subiscono, con il progresso tecnologico. Auspicano di conseguenza che lo Stato segua, con dispositivi normativi adeguati, l’esigenza di questo particolare settore dell’economia nazionale. Parlando poi della situazione della ‘flotta mercantile’ nazionale, i dati disponibili vedo- no una crescita sostanziale sia del numero di navi, sia del G.T. (gross tonnage) relativo, fino al 2012, con 18,0 mio G.T.. Poi la tendenza si inverte: a circa dieci anni di distanza, nel 2021 si scende a circa 13,3 mio G.T.. L’intervento successivo è dell’avv. Patroni Griffi: mette in risalto il nuovo assetto del porto di Bari, reso possibile dall’impiego degli ingenti finanziamenti stanziati (circa 1,00 miliardi di euro) per il completamento dell’area di Marisabella (superficie attrezzata di circa 60 ettari). Il lavoro - procede con speditezza, completamento previsto 2025 –rivoluzionerà tutta l’area portuale del capoluogo. Si avrà dunque un’area di dimensioni ragguardevoli, specializzata, attrezzata e completamente dedicata al movimento dei containers (attracco di navi porta container di dimensioni notevoli, per cui si è dragato il fondale, fino a -13m!); ed all’attracco specializzato per traghetti, anche essi di dimensioni superiori, rispetto agli attuali bastimenti, che aumenteranno il traffico attuale, già consistente ma effettuato con unità di minore stazza/dimensioni e, soprattutto obsolete. Il tutto in aggiunta al traffico mercantile propriamente detto, costituito dalle grandi navi da crociera e dal traffico di merci. Può suonare come uno slogan, ma la linea guida è: meno navi di piccole dimensioni, più navi grandi, moderne, performanti e ‘pulite’! Anche in questo settore, la remora costituita dalla burocrazia, a volte asfissiante, non deve ostacolare più di tanto i piani di realizzazione di opere volte a modernizzare – secondo gli standard correnti; opere essenziali e funzionali alla nuova realtà planetaria dei commerci marittimi, parte integrante di quella che viene definita Blue Economy. Per cui, un messaggio pacatamente rivolto all’oratore successivo, l’avv. Paolicelli: la Regione deve essere coinvolta attivamente in questa sorta di rivoluzione, e lo è, normativamente e concretamente, con piani strategici a lungo respiro. L’intervento del C.d.M. Raguseo, verte es- senzialmente sull’aspetto normativo in cui è attualmente inquadrata l’attività di marittimo. Le norme sono, in tutta evidenza, obsolete, in forte ritardo sulla crescita tecnologica e sociale che deve coinvolgere anche e soprattutto il marittimo. Ed è questo gap – reale – fra la nave moderna, tecnologica, innovativa e chi deve condurla con professionalità, che costituisce un reale handicap, un blocco all’approccio delle giovani generazioni, ad un mestiere duro ma che può anche fornire grandi soddisfazioni. Siamo ancora lontani dal giusto, sinergico connubio fra l’offerta (di lavoro con il mare) e la disponibilità di figure professiona- li che possano sostenerla. Secondo Raguseo, un problema, forse sottovalutato in passato: la soppressione del Ministero della Marina Mercantile – accorpato nel Dicastero delle Infrastrutture (1993) – non ha certo giovato al Settore, rendendo forse un po’ marginali le problematiche relative. Di conseguenza, la dr.ssa Bergantino auspica una sana politica di logistica integrata per affrontare la sfida che impegnerà la nuova, così detta ‘Piattaforma logistica nel Mediterraneo’. Conferma di fatto, quanto sostenuto da Raguseo: si parla tanto di ‘Italia come piattaforma logistica del Mediterraneo’ e, quale altra realtà nazionale può vantare la nostra posizione strategica di pae- se proteso nel Mediterraneo, lo ricordiamo: circa 8.300 km di costa, allo scopo di promuovere la mentalità necessaria allo sviluppo di politiche di miglioramento della vita sul mare, per rendere l’attività più attraente? L’argomento, ancorchè affrontato nelle sue problematiche, ad oggi è ancora un qualcosa a divenire. E’ necessario, innanzitutto modificare la sensazione storica, obsoleta dell’Italia come un molo nel Mediterraneo (il ‘molo’ è qualcosa di fermo, statico dice la Bergantino); è necessario ragionare con la mentalità del sistema, integrando esigenze apparentemente sconnesse ma facenti parte di un uni- co obiettivo: lo sviluppo delle attività sul e con il mare! Il sistema non deve essere inteso come azioni polarizzate ad un solo asset (ad esempio: i containers) ma deve essere percepito come qualcosa di dinamico, proprio perché il ‘ sistema’ diventa sempre più dinamico. Questo deve intendersi come ‘Piattaforma logistica nel mediterraneo’. Il Com. S. Quaranta, già ‘uomo di mare’ – si è diplomato presso l’allora I.T.N. Statale Francesco Caracciolo in Bari – apre una finestra sulla situazione della ‘preparazione’ che devono avere i giovani frequentanti l’Istituto nautico attuale: i futuri Ufficiali; va ricordato che la Riforma Gelmini, ha accorpato quelli che erano Istituti Nautici con specifica vocazione alla preparazione di Aspiranti allievi ufficiali di lungo corso, di macchina ed alcuni, costruttori navali, in plessi che comprendono altre specializzazioni didattiche. La Puglia è una delle Regioni italiane con un grande sviluppo costiero – circa 900 km – dunque sempre stata con spiccata vocazione marinara. La nuova organizzazione dei piani di studio, non garantirebbe – secondo l’oratore che ha esperienza diretta nella sua attuale attività – quella ‘cultura’ pre-profes- sionale che in qualche modo veniva offerta con i programmi di studio in vigore negli Istituti Nautici del passato. Una delle criticità del piano di studi, a parte l’obsolescenza di alcune discipline, è la scarsa importanza dell’insegnamento dell’Inglese, come lingua universale. E’ ormai da decenni che l’equipaggio di moltissime navi, alcune anche battenti bandiera italiana, è – per così dire – eterogeneo: l’organico prevede anche figure di nazionalità diverse da quella Italiana; con costoro, per gestirli, per organizzare la loro attività, la lingua usata per eccellenza è l’Inglese! Chi opera a bordo delle navi moderne, deve co- noscerne, con scioltezza la lingua, per capire e farsi capire. Negli attuali piani di studio, le ore di insegnamento dell’inglese, si riducono a tre ore/settimana. Il dr. Spagnoletti chiude gli interventi parlando della crisi profonda che sta erodendo irrimediabilmente la redditività dell’Impresa Pesca e Acquacultura pugliese, di cui ‘Coldiretti Impresapesca’, da alcuni anni si sta occupando. Le ragioni sono da ricercare nell’abnorme incremento dei costi dei carburanti – figlio delle recenti turbolenze internazionali – e, più in generale, nel fatto che molti Armatori preferiscono smettere l’attività di pesca, facendo diminuire e rendendo più obsoleta la flotta peschereccia pugliese che si è assottigliata di una percentuale pari ad oltre il 30%. Allontanando dal mare, migliaia di operatori. Dunque: flotta obsoleta, costi aumentati a dismisura, pescosità sempre più scarsa e da effettuare sempre più al largo, con incremento dei ‘tempi morti’ (ore di navigazione dal porto alle zone di cattura, che significano maggiori costi del carburante e minore tempo di pesca)! Un combinato di fattori che stanno minando il Settore. Come si vede, gli interventi sono stati articolati e molto puntuali, da parte dei relatori, ciascuno competente per il pro- prio settore. Il quadro che se ne ricava, se non è desolante, non è certo esaltante. Se a questo si aggiunge, come è stato più volte richiamato, il peso morto, la zavorra della BUROCRAZIA becera, che complica di più una situazione al limite, c’è molto da riflettere ed operare. In conclusione, l’incontro ha avuto, fra gli altri meriti, quello di disvelare cose che sono arci-note, ma che nessuno, come si dice, ha mai messo in… piazza. © Riproduzione riservata

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