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Sciopero della pesca. Ieri assemblea a Monopoli, oggi a Roma: prossimo passo, il disarmo e la disoccupazione Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge sulla licenza a punti. Uno solo lo spiraglio. Attacco serrato alle associazioni di categoria, che non rappresentano i pescatori. Creato un comitato pugliese per la pesca
03 febbraio 2012

MONOPOLI - Questa mattina a Roma alcuni rappresentanti di ogni Regione italiana per esporre al ministro delle Risorse Agroalimentari, Mario Catania, problematiche e proposte per il settore italiano della pesca in sciopero già da due settimane e di fronte al baratro (tre per la Puglia). In caso di risposta positiva, lo sciopero sarà, forse, revocato. Ma, in caso di rifiuto (e i commenti di alcuni pescatori lasciano presagire proprio il peggio) sarà disarmo di tutti motopesca, in particolare quelli pugliesi. Tutti in disoccupazione o cassa integrazione: un pesante aggravio per le casse statali, nella speranza che a quel punto lo Stato italiano si decida a prendere provvedimenti o, quantomeno, ad avviare tavoli di concertazione con il settore e l’Unione europea.
Queste le decisioni finali dell’assemblea tenutasi ieri pomeriggio a Monopoli (nella foto il porto di Monopoli), cui hanno partecipato tutte le marinerie pugliesi (Manfredonia, Barletta, Bisceglie, Molfetta, Trani, Santo Spirito, Mola di Bari, Gallipoli, Taranto, Monopoli, Fasano). Alle prime battute, la notizia che ha spezzato le speranze dei pescatori: il Decreto Legge sulla licenza a punti è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2012. Il Governo Monti ha rigettato la richiesta della Commissione consultiva locale pugliese per il rinvio del decreto.
Uno solo lo spiraglio, forse lasciato proprio per le pressanti proteste del settore e lo sciopero delle ultime settimane: gli art. 14 e 19 offrono al Ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali la possibilità di definire le modalità di termini e procedure per l'applicazione del sistema di punti con successivo decreto.
Intanto, numerose sono state le tensioni nei giorni passati perché alcuni avrebbero preferito andare a lavorare, proposta in ballo proprio a Molfetta la scorsa sera nell’incontro in Assopesca. Certo, una scelta del genere non avrebbe fatto onore alla marineria molfettese, quasi sempre una delle ultime ad aderire a manifestazioni e proteste del settore. Anzi, questo tipo di scelta avrebbe messo in serie difficoltà coloro che, una volta usciti, fossero stati fermati dalle altre marinerie in sciopero (caso di Ortona).
Le misure restrittive imposte dall’U.E. sembrano a molti pescatori lo strumento per stroncare definitivamente la pesca italiana. Ha senso vietare la pesca di determinati pesci o di taglie piccole se poi nel Mediterraneo le imbarcazioni atlantiche o asiatiche pescano qualsiasi specie e taglia, inquinando anche il mare? Qualcosa non torna, anche perché la nuova normativa, elaborata per la pesca atlantica, poco si adatta a quella mediterranea. Allo stesso tempo, si continua a demonizzare la categoria, accusata di essere l’unica responsabile del depauperamento della risorsa ittica. Necessaria una autoregolamentazione, anche se, ridotto lo sforzo di pesca negli ultimi anni, non si sono registrati incrementi della fauna marina. È evidente che altre cause concorrono al depauperamento, come, ad esempio, l’inquinamento del mare. 
Qual è stato l’impegno delle associazioni di categoria? Nessuno, per i pescatori presenti all’assemblea. Anzi, a quanto pare, proprio le associazioni di categoria hanno contribuito ad affossare il settore se i pescatori hanno conosciuto le misure della licenzia a punti e del “lookbook” solo dopo il 9 gennaio 2012, quando è stato emanato il D.Lgs. n.4 «Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura» (e, invece, il Regolamento dell’UE risale al 2009). Perciò, molti pescatori hanno prospettato la fondazione di una nuova associazione di categoria che possa davvero rappresentarli, senza nessun legame evidente e celato con la politica.
Alla fine dell’assemblea, nonostante il trambusto, è stato creato un comitato pugliese per la pesca, formato da uno o due rappresentanti delle marinerie pugliesi, per stabilizzare la protesta pugliese e razionalizzare il settore pesca. Si attendono sviluppi domani mattina.
 
Sul prossimo numero di Quindici, in edicola il 15 febbraio, ampia panoramica sullo sciopero della pesca in Puglia e a Molfetta, con l’intervista al pescatore armatore Vitantonio Tedesco.
 
© Riproduzione riservata
 
Autore: Marcello la Forgia
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Condivido Selene, anche se, con un po' di coraggio, si potrebbe rendere più chiara la drammatica situazione sociale e di vita che sta' affliggendo il pianeta e le società ivi costituite; senza essere accusato di disfattismo e catastrofismo, vado a rileggermi Navigatore Solitario – martedì 24 gen 2012 18:58:44. – Economia. – Alcuni passi: “Il dilagare della disoccupazione, il crollo della produzione industriale, la crisi bancaria e monetaria, comportarono il dilagare di condizioni di miseria, la crescente proletarizzazione dei ceti medi, il crollo dell'economia agraria: fattori tutti che, in presenza dell'incapacità della politica di offrire uno sbocco alla crisi, trasformarono il marasma economico in crisi della società e delle istituzioni, aprirono la via all'ascesa al potere a “guerrafondai” e “poteri forti”, invocati e agitati da larghe masse di piccoli borghesi e dai grandi gruppi economici..... L'affermazione di questi “guerrafondai” e “poteri forti”, si posero sulla via della corsa agli armamenti che doveva sfociare nella “Terza Guerra Mondiale”. Ma il rischio era “una guerra nucleare” che, si suppone, ci sia stata, considerando le forti radiazione, i venti e le tempeste di fuoco ancora visibili e i gas reattivi ancora spinti verso l'alto che non ci permette di avvicinarci a quella che fu una Galassia, la Via Lattea che ospitava un Sistema Solare insieme ad almeno 200 miliardi di stelle, pianeti, migliaia di ammassi e nebulose.........” Questa non è fantasia, perché il “dramma umano” in atto non è che la ripetizione storica di vita già vissuta in passato e sfociata in quella che è la “soluzione unica e finale”. La crisi non è della pesca, del pescatore e del costo del gasolio, dell'avvocato, del commercialista, della politica, del politico o politicante, dell'operaio, dell'impiegato, del giovane, del vecchio, del pensionato, del padre, della madre e del figlio, del nipote, del disoccupato e dell'occupato, dell'ammalato e del sano, del credente, del miscredente e dell'ateo, del colto e dell'ignorante, dell'europeo, dell'americano e dell'asiatico, del giapponese e del cinese…………è la crisi del “tramonto degli orizzonti”, l'esistenza del genere umano sul pianeta Terra, i sintomi già si vedono per coloro i quali hanno occhi per vedere, orecchie per sentire.
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