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Rumore collettivo: risultato positivo del referendum
21 aprile 2016

«Il percorso notriv in Terra di Bari non nasce dal referendum ma a seguito di una mobilitazione-protesta dovuta alla scelta, a nostro parere scellerata, da parte dell'attuale governo, di concedere ad aziende petrolifere permessi per prospezioni di ricerca di idrocarburi nel mare di fronte alle coste pugliesi . Questa attività è profondamente dannosa per l'ecosistema marino – dice un comunicato di Rumore collettivo -.

Per questo motivo i nascenti o esistenti comitati notriv e le associazioni ambientaliste hanno presentato le osservazioni al MISE dopo un lavoro difficilissimo di redazione. (Alcune di queste osservazioni sono state accolte in particolare quella del Comitato Bonifica Molfetta in collaborazione con Comitato NoTriv Terra di Bari).

Si sono tenute assemblee nei posti più disparati in Puglia e Basilicata fino ad arrivare a settembre dove si è capito che sarebbe stato necessario fare pressioni ai Governatori Regionali, fino a quel momento un po’ indifferenti al tema, per ottenere un referendum sulle scriteriate scelte di questo governo in tema di politica energetica e per questo Coordinamento NoTriv Terra di Bari ha convocato la manifestazione #18S_NoTriv . I quesiti, la cui redazione è stata curata dal Coordinamento Nazionale No Triv, erano 6 in totale, e di questi ne è rimasto in piedi uno, quello per cui abbiamo votato.

Inutile dire che il governo ha boicottato ampiamente tutto questo piazzando la data in un domenica qualunque di aprile, per un unico quesito, e fucilando 300 milioni di soldi pubblici. Questi soldi si sarebbero potuti risparmiare accorpando il referendum alle prossime elezioni amministrative di giugno e si sarebbe potuto avere più tempo per informare i cittadini su una tematica cosi importante ma il Governo della Repubblica ha evidentemente scelto quella data per uno scopo preciso che è stato quello di rendere tortuosa la strada al comitato referendario.

L'informazione dedicata ai referendum, tranne per pochissimi casi, è stata di scarsa qualità e il tempo dedicato al tema è stato limitatissimo, soprattutto prima delle dimissioni del Ministro Guidi per lo scandalo di Viggiano e Tempa Rossa.

Anche i partiti sono stati tiepidi nei confronti del referendum e questo ci pare un fatto politico abbastanza eclatante.

Tutta l'organizzazione quindi è stata affidata ai comitati territoriali che con i pochi mezzi che hanno avuto a disposizione hanno dovuto fare un lavoro incredibile, talvolta buttando il cuore oltre l'ostacolo.

Alla luce di tutto questo il risultato referendario è un risultato di enorme livello perché oltre 15 milioni di persone sono andate a votare e ben 12 milioni e mezzo di esse hanno espresso un concetto preciso: dissenso nei confronti delle scelte energetiche nazionali tutte interne a logiche di interesse delle multinazionali e soprattutto hanno manifestato la volontà di riappropriarsi delle scelte politiche sul proprio territorio, non solo in tema energetico e con una prospettiva di sostenibilità delle scelte stesse.

Il referendum non è la fine di un percorso e non ne è nemmeno il cardine. Crediamo invece che l’istituto referendario sia frutto della mancanza di mobilitazioni sociali significative nel paese, cosa di cui prendiamo atto mettendoci anche, nel nostro piccolo, tra coloro che ne hanno le colpe.

Ci è parso assurdo invece l'interesse, soprattutto da parte di una certa area politica, che questa votazione ha suscitato solo DOPO l'esito del referendum. Ci siamo trovati di fronte ad una tribuna politica di "esperti" di politica e comunicazione pronta a criticare tutto il lavoro fatto. Rispettiamo le idee altrui ma è abbastanza singolare che sedicenti attivisti politici abbiano atteggiamenti timidi o addirittura siano assenti nelle fasi di costruzione e diffusione dei percorsi, notoriamente difficili e che richiedono un impegno sfiancante, e che invece spuntino fuori agli sgoccioli o a risultati referendari fatti, con una spocchia arrogante, ossia nel momento in cui è più facile esimersi dall’appartenenza ai percorsi di lotta e lavoro sul territorio e fare critica esterna anzichè autocritica. Non daremo a queste soggettività risposte, ci basta prendere atto della loro marginalità.
Rumore Collettivo: Chi siamo. Nato nel 2008 in Terra di Bari, Rumore Collettivo è un gruppo informale di attivisti che analizza la realtà attraverso la comunicazione sociale

https://www.facebook.com/RumoreCollettivo-126935204323158/».

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