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Rotary Molfetta: la salute e le epidemie di questo secolo
28 febbraio 2009

MOLFETTA - Negli anni Settanta del XX secolo si pensava erroneamente che le malattie infettive fossero state ormai debellate ed indirizzate verso un controllo razionale della medicina, convinzione smentita dall'incedere incessante della globalizzazione e dall'incremento delle migrazioni: pandemie ed epidemie (come quella recente della SARS) si sono riscontrate in ogni parte del mondo ed, allo stesso tempo, si sono ripresentate malattie infettive (vaiolo, malaria, tubercolosi e colera, la febbre emorragica di Lassa e la malattia di Marburg, le cosiddette malattie di importazione), il cui vaccino risulta a volte inefficace per un virus che si è immunizzato. La conversazione “La salute e le epidemie di questo secolo”, tenutasi nella Sala Finocchiaro e patrocinata dal Rotary Club, ha affrontato queste problematiche endemiche, grazie agli interventi del dott. Giovanni Infante, del dott. Tommaso Fontana direttore sanitario dell'Unità Ospedaliera Malattie infettive dell'Ospedale di Bisceglie, e del dott. Michele Mazzola, dirigenti ospedalieri del medesimo reparto (nella foto: Infante; Fontana; Rosario Mastrototaro presidente del Club e Mazzola). Le malattie infettive sono trasmesse mediante i microbi e i germi, di cui la medicina ha censito solo l'1% e la globalizzazione ha accentuato la diffusione di questi agenti patogeni: come ha sottolineato il dott. Infante, “il 60% delle infezioni emergenti sono delle zoonosi, ovvero delle malattie originate dal contatto con animali domestici o selvaggi”. Infatti, le condizioni di trasmissione sono relative alla demografica e all'urbanizzazione, all'invecchiamento della popolazione, al turismo, alle attività lavorative, alla diffusione di comportamenti scorretti (tossicodipendenza e rapporti sessuali non sicuri), alle moderne tecnologie ospedaliere, oltre all'inquinamento (un esempio è l'infezione da tubercolosi in Russia determinata dall'inquinamento da carbone), allo sviluppo economico che ha investito l'allevamento (la maggiore vicinanza tra uomo ed animale accentua le zoonosi) e l'agricoltura, la mancanza di igiene nei Paesi più poveri, la risposta del sistema immunologico dell'individuo. Una nota particolare meritano altri cinque presupposti, quali i cambiamenti climatici (le modificazioni delle rotte migratorie degli uccelli hanno provocato l'infezione del West Nile Virus in Egitto, mentre il pipistrello è il diffusore in Nepal del Virus Nipah), la povertà e le sperequazioni sociali, le insufficienze del sistema sanitario ed il bioterrorismo. Le risposte della scienza sono affidate alla genomica e alla protenomica, per lo sviluppo della diagnostica, alla bioinformatica per la produzione di farmaci, all'archeologia genetica virale ed all'epidemiologia genetica e molecolare. Il dott. Mazzola ha, invece, focalizzato l'attenzione sulla Penisola italiana, rilevando come, soprattutto nel sud Italia, si stiano manifestando in modo cronico malattie infettive come le infezioni HAV, HBV ed HCV (rispettivamente le epatite A, B, C), provocate da una trasmissione sessuale, perinatale-verticale (dalla madre al bambino) e parentelare-orizzontale (tossicodipendenza, punture accidentali, emotrasfusioni contaminate). Non deve essere dimenticata la piaga dell'HIV/AIDS i cui maggiori tassi di incidenza si registrano in Lombardia e Lazio (rispettivamente 4,8 e 4,9), mentre la Puglia registra un tasso dell'1,8. L'Organizzazione Mondiale della Sanità annota la stabilizzazione dell'incidenza, cui, però, corrisponde un aumento del serbatoio di infezione: attualmente in Itali ci sono 140-180mila persone contagiate dal virus dall'HIV e nel 2003 si è registrato un ribasso del 22% del contagio (causato in particolare da rapporti omo/bisessuali ed eterosessuali e dalla tossicodipendenza). Ciò che lascia interdetti è il ripresentarsi di malattie che sembravano essere state debellate: stiamo parlando del colera (nel 1994 a Bari sono stati riscontrati ben 10 casi), della tubercolosi (il cui 32% dei contagiati è rappresentato da cittadini non italiani), la malaria e la procellosi.
Autore: Marcello la Forgia
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