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Quelle commesse maleducate
15 gennaio 2005

Cosa c'è di meglio per scaricare un po' di stress di un bel pomeriggio di shopping? Ma se la moneta scarseggia allora non si rinuncia al giro rituale per le vetrine, per “adocchiare” gli ultimi capi arrivati, le tendenze della stagione o le novità sopratutto per scarpe ed abbigliamento. Ma a quanto pare, secondo l'opinione comune della gente, a Molfetta in un negozio non si entra più con molta spensieratezza. Mancanza di bon ton, gentilezza o pazienza da parte delle commesse che ti squadrano dall'alto in basso prima di servirti, sono tra le cause dell'esodo dei cittadini che si spostano nei paesi vicini per comprare, forse anche a prezzi più concorrenziali. Alcuni negozi, rafforzati evidentemente dalla loro immagine, sono diventati zone limite per gli indecisi, per i semplici curiosi o curiose, per chi vuole trovare qualcosa di carino ma non sa esattamente cosa. Perché qui funziona la formula o compri o sopporti gli sguardi di infastidite commesse che non si risparmiano commenti a bassa voce oltre a dare giudizi superficiali sulla tua capacità di spesa. Come se da uno sguardo all'abbigliamento che indossa il cliente in quel momento, si possa giudicare la sua capacità economica. Non vogliamo certo scatenare le reazioni dei commercianti molfettesi, sarebbe meglio tracciare i profili adeguati di commesse e compratori: non si può generalizzare. Di certo, però, sono sparite le vecchie abitudini da quando è scomparsa la vecchia lira. Il consumatore appare molto più preoccupato del rapporto qualità-prezzo da quando c'è il caro euro, questo sicuramente può essere un motivo di sosta in più nell'esercizio commerciale. Confrontare i prezzi, tastare il tessuto, pensarci un po' su, forse sono azioni non più di moda per le commesse, vengono giudicate un'inutile perdita di tempo. Ma questa mancanza di affabilità nel negozio non giova al nostro commercio. Non ci aspettiamo le bande musicali che invitano ad entrare e comprare, ma sicuramente qualche sorriso in più, qualche consiglio spassionato, sarebbero piccoli modi per assicurare che quel cliente ritorni. Sono ormai in tanti, come detto, a preferire altri centri per i loro acquisti. Una tendenza degli ultimi anni è quella di privilegiare gli ipermercati. Evidentemente in questi posti, un po' dispersivi e talvolta confusionari, il consumatore si trova a proprio agio perché si sente libero negli acquisti. Ma se vogliamo salvare il nostro commercio bisogna fare qualche sforzo in più: la maleducazione non è certo una buona pubblicità. Laura Amoruso laura.amoruso@quindici-molfetta.it
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