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Quasi 4 milioni di euro di ricchezza bruciati a Molfetta nell'affaire Veneto Banca
01 giugno 2016

MOLFETTA –Una cifra enorme: 3.815.949 euro, a tanto ammonterebbe la ricchezza complessiva “bruciata” nella sola Molfetta nell’ambito dell’ultimo spinoso caso che interessa il sistema bancario italiano, quello di “Veneto Banca”, e che sta facendo tremare in queste ore piccoli risparmiatori e azionisti in tutta Italia.

La stima emerge da uno studio condotto da un istituto indipendente e pubblicato oggi sul sito del quotidiano “La Stampa” che ha calcolato a quanto ammontano le perdite, Comune per Comune, per coloro che posseggono azioni “Veneto Banca”.

E a leggere le cifre relative ai Comuni della Provincia di Bari o della BAT, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli: a Corato rischiano di andare in fumo 4.583.178 euro, a Bitonto quasi 4 milioni, a Bisceglie 4.404.000 euro, a Barletta 4.200.000, ad Andria oltre 10 milioni, fino ad arrivare alla cifra monstre di 52.726.310 euro a Bari. Se questi numeri corrispondessero alla realtà, saremmo di fronte ad un vero e proprio disastro economico e finanziario che riguarda privati cittadini, famiglie, piccoli imprenditori e aziende del nostro territorio che rischiano di finire in ginocchio.

Ma come è potuto succedere?

La vicenda, raccontata in questi giorni dalla stampa nazionale, è nota: per diversi anni gli istituti che fanno riferimento al gruppo “Veneto Banca” (compresa BancApulia, molto diffusa nella nostra regione) hanno collocato ai propri clienti azioni della stessa banca, ad un valore di circa 40 euro a singola azione, sulla base di stime fatte dallo stesso istituto di credito.

Si trattava, in realtà, di azioni non rivendibili sul libero mercato e, pertanto, illiquide, con un valore reale di molto inferiore.

Ora che il gruppo Veneto Banca è costretto ad un aumento di capitale per quotarsi in borsa, il valore di ogni singola azione è sceso bruscamente ed è stato fissato dal Consiglio di Amministrazione tra 0,10 e 0,50 centesimi, con perdite incalcolabili per i risparmiatori.

“Veniva spacciato per investimento sicuro e redditizio – spiega l’Avv. Antonio Calvani, referente della locale Unione Nazionale Consumatori che si sta occupando del caso in tutta la Puglia – un collocamento azionario che esponeva i consumatori a grossi rischi. E quel che è più grave è che, dalle tante segnalazioni che stanno arrivando ai nostri sportelli in questi giorni, emerge con chiarezza che queste operazioni venivano proposte anche a pensionati cui veniva suggerito di investire l’intera liquidazione in queste azioni, oppure a persone che avevano messo da parte, dopo una vita di lavoro, qualche risparmio e che oggi corrono il rischio di vedere il frutto di anni di fatiche andare in fumo. Tutto questo è inaccettabile, anche perché risulta evidente in moltissimi dei casi che stiamo seguendo che non sono state rispettate le norme previste dall’ordinamento a tutela dei consumatori e dei risparmiatori”.

“In questi giorni – conclude l’Avv. Calvani – stiamo avviando le azioni giudiziarie per molti nostri associati, chiedendo la restituzione di quanto inizialmente investito a titolo di risarcimento del danno, soprattutto perché parrebbe che la Banca, nei casi sottoposti alla nostra attenzione, non abbia adeguatamente informato i risparmiatori sul rischio che correvano nel procedere con quel tipo di investimento. E’ giusto che su questo, ora, si pronuncino i giudici per fare chiarezza”.

Per quanti si dovessero trovare a possedere azioni di Veneto Banca, l’Unione Nazionale Consumatori di Molfetta mette a disposizione i propri recapiti per poter fornire ogni ulteriore informazione o assistenza: email info@consumatorifelici.itwww.consumatorifelici.it

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