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Powerflor, interrogazione alla Regione sulla centrale termoelettrica di Molfetta
02 ottobre 2008

MOLFETTA - Torna di attualità il dibattito sulla Powerflor, la centrale termoelettrica del Gruppo Marseglia di Monopoli che sta costruendo una centrale a Molfetta in Contrada Ciardone sulla strada provinciale Molfetta-Bitonto, che prevede la realizzazione di due motogeneratori (gruppi elettrogeni) per la produzione di energia elettrica a ciclo combinato alimentati da oli vegetali. I consiglieri regionali Michele Ventricelli (Sinistra Democratica) Presidente della II Commissione Permanente del Consiglio Regionale e Carlo De Santis (Comunisti Italiani) Presidente della VI Commissione Permanente hanno presentato nella giornata di una interrogazione urgente all'assessore regionale all'Ambiente Michele Losappio sulla stessa Powerflor. Ecco il testo dell'interrogazione: «Premesso che in contrada Ciardone a Molfetta è stata costruita una centrale Powerflor, in una zona agricola molto vicina a zone densamente abitate; • è scientificamente risaputa l'alta pericolosità ambientale di una simile centrale, non essendoci ad oggi, alcun filtro capace di fermare le emissioni dei motori diesel di una centrale Powerflor (particolato grossolano PM 2,5 fine PM 10 ed ultrafine PM 0,1); • detta centrale immetterà pertanto nell'atmosfera enormi quantità giornaliere di detto particolato, superando di gran lunga i limiti dichiarati pericolosi per la salute pubblica dalla U.E. (Unione Europea ndr) per la salute pubblica; • studi medici americani dell'associazione cardiologi (AHA), hanno indicato che tali emissioni provocano, sulla popolazione esposta, un forte aumento di malattie cardiovascolari e tumorali, sino ad arrivare ad un aumento di decessi per cause cardiopolmonari e per tumore polmonare rispettivamente del 4, 6 e in taluni casi anche dell'otto per cento; • tale rischio di mortalità è stato ampiamente documentato anche dagli studi di oncologi e cardiologi italiani; Pertanto, considerato che l'incremento della mortalità, dovuto alla presenza di tali tipi di centrali, è stato riconosciuto in tutta la sua gravità, sia da associazioni mediche, che dagli stessi ingegneri chimici che si occupano dell'inquinamento ambientale prodotto da tali centrali, interroga l'assessore regionale all'Ambiente per sapere cosa intenda fare per: verificare la procedura amministrativa che ha portato all'autorizzazione della costruzione di una centrale Powerflor in una zona ad altissima densità abitativa, se detta centrale sia conforme alle prescrizioni della U.E. in tema di sicurezza ed igiene ambientale, e quali interventi intenda infine mettere in campo, ove fossero confermati dalle indagini, i rischi e i pericoli per la salute pubblica, di tale centrale onde poter fermare l'iter amministrativo, volto alla messa in funzione a tutti gli effetti di tale centrale». L'assessore Losappio ha risposto ai suoi due colleghi sostenendo che: «il Dirigente del Settore Ecologia, con determina n. 142 del 3 marzo 2008, ha valutato di ritenere il progetto di potenza complessiva di circa 116 MW di un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ed alimentato ad oli vegetali assoggettato all'applicazione delle procedure VIA per una serie di motivazioni, specificamente indicate, fra le quali l'incremento di potenza di circa 3 volte superiore a quello autorizzato che configura la richiesta come una variazione significativa dell'opera. Conclusa quindi e come su indicato la procedura di screening, se la Società proponente aderirà alla procedura di VIA e presenterà il progetto con lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) previsto dalla legge, gli Uffici ed il Comitato Regionale VIA si esprimeranno nel merito e considereranno anche le valutazioni espresse dagli interroganti». Da parte della Powerflor l'ing. Michele Amato, direttore dello stabilimento in costruzione ha replicato, come in un'altra circostanza a chi sosteneva che la centrale fosse a rischio di inquinamento che «l'impianto della centrale, con una capacità di circa 39 megawatt e una potenza termica pari a 77 megawatt valorizzerà le produzioni floricole senza arrecare alcun danno alle colture tradizionali. Le emissioni dell'impianto sono quelle tipiche di un motore a combustione interna, tipo diesel, alimentato a olio. Ai fini dell'inquinamento atmosferico sono trascurabili le quantità di composti dello zolfo e del cloro, in quanto gli oli vegetali ne sono praticamente privi. Non solo la disattivazione degli impianti di riscaldamento a gas metano, già esistenti nelle serre, consentirà, oltre al risparmio energetico, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica: parliamo di 80 milioni di kg di CO2 in meno. L'impianto consumerà circa 150 tonnellate al giorno di biomassa liquida, che corrispondono a cinque autobotti di olio che percorreranno la strada provinciale per raggiungere la centrale, con un incidenza sul traffico poco significativa". "Il procedimento amministrativo per la nascita della centrale – ha detto ancora Amato - è stato ovviamente lungo è complesso: dalla redazione di un progetto definitivo alla richiesta di allaccio alla rete elettrica di distribuzione, dalla verifica della compatibilità ambientale presso il Comune di Molfetta alla predisposizione di tutta la documentazione idonea al rilascio di un parere di assoggettabilità a Via dell'impianto, come richiesto dalla legge regionale n. 11 del 12 aprile 2001, “Norme sulla valutazione dell'impatto ambientale', che rappresenta la base dell'intero iter autorizzativo. Sappiamo che la salute pubblica e l'ambiente devono essere tutelati pienamente e tra le prescrizioni dei diversi enti a carattere ambientale, come l'Arpa, è richiesto il monitoraggio continuo delle emissioni della centrale e di tutta l'area. Durante l'estate sono state avviate le procedure burocratiche per ottenere l'autorizzazione all'ampliamento dell'impianto di Powerflor a Molfetta. L'ampliamento del progetto da 39 a 116 Mwe consentirà l'alimentazione di acqua calda per il riscaldamento delle altre serre di floricoltura vicine all'impianto».
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