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Per la giornata dell'Olocausto rappresentazione teatrale di Amnesty 236 Gruppo di Molfetta
24 gennaio 2012

 

 

 

MOLFETTA - Il Gruppo Amnesty International Molfetta celebra la Giornata della Memoria, il prossimo venerdì 27 gennaio, presentando lo spettacolo teatrale "La scelta", di Marco Cortesi. Lo spettacolo si terrà nell'Auditorium San Domenico alle ore 19.00.
Sul palco, Marco Cortesi e Mara Moschini racconteranno sette storie vere di coraggio provenienti da uno dei confitti più atroci e disumani dei nostri tempi: la guerra civile che ha insanguinato l'Ex Jugoslavia tra il 1991 e il 1995. Raccolte durante il conflitto bosniaco dalla dottoressa Svetlana Broz (nipote di Josip Broz, capo di governo jugoslavo, meglio conosciuto con il nome di Tito) e affidate alla voce dei due attori, queste sette storie rappresentano straordinarie testimonianze di eroismo, fratellanza e umanità.
“La scelta” mette in scena storie vere di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi ai pregiudizi, di rompere la catena dell’odio e della vendetta, persone che hanno avuto la capacità di vedere oltre il loro egoismo e di liberarsi dal ruolo di complici passivi di un meccanismo basato sull'odio. Nascondere il vicino in casa propria, dare un passaggio ad una donna, aiutare con del denaro un amico, condividere del cibo con un ragazzo, appaiono piccoli gesti ma diventano enormi esempi di coraggio e di umanità in un tempo di guerra in cui la malvagità regna in ogni angolo, in un tempo in cui proprio l'aiutare quel vicino di casa, amico, conoscente di etnia e religione differente potrebbe costarti la vita.
Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l'Accademia D'Arte Drammatica "Silvio D'Amico", alterna l'attività attoriale in cinema e tv con la sua produzione teatrale ed un programma per Rai Storia sulle memorie del passato ("Testimoni - Le Voci della Storia"). Da anni occupato in attività di volontariato internazionale, porta il suo vissuto personale sulle tavole del palcoscenico.
Al suo fianco Mara Moschini, attrice di tv e teatro, collaboratrice del programma "Testimoni" e di altri progetti di sensibilizzazione.

Per informazioni e contatti chiamare al 3402425235 o scrivere ad amnesty.molfetta@libero.it

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Che la storia sia storia della libertà è un famoso detto dello Hegel ripetuto un po' a orecchio e divulgato in tutta Europa dal Cousin, dal Michelet, e da altri scrittori francesi, ma che nello Hegel e nei suoi ripetitori ha il significato....di una storia, del primo nascere della libertà, del suo crescere, del suo farsi adulta e stare salda in questa raggiunta età definitiva, incapace di ulteriori sviluppi (mondo orientale, mondo classico, mondo germanico = uno solo libero, alcuni liberi, tutti liberi). Con diversa intenzione e diverso contenuto quel detto è qui pronunziato, non per assegnare alla storia il tema del formarsi di una libertà che prima non era e un giorno sarà, ma per affermare la libertà come l'eterna formatrice della storia, soggetto stesso di ogni storia. Come tale, essa è, per un verso, il principio esplicativo del corso storico e, per l'altro, l'ideale morale dell'umanità. Niente di più frequente che udire ai giorni nostri l'annunzio giubilante o l'ammissione rassegnata o la lamentazione disperata che la libertà abbia ormai disertato il mondo, che il suo ideale sia tramontato sull'orizzonte della storia, con un tramonto senza promessa di aurora. Coloro che così parlano scrivono e stampano, meritano il perdono motivato con le parole di Gesù: perché non sanno quel che si dicano.... Se lo sapessero, se riflettessero, si accorgerebbero che asserire morta la libertà vale lo stesso che asserire morta la vita, spezzata la sua intima molla.........Chi desideri in breve persuadersi che la libertà non può vivere diversamente da come è vissuta e vivrà sempre nella nostra storia, di vita pericolosa e combattente, pensi per un istante a un mondo di libertà senza contrasti, senza minacce e senza oppressioni di nessuna sorta; e subito se ne ritrarrà inorridito come dall'immagine, peggio che della morte, della noia infinita. Ciò posto, che cosa sono le angosce per la libertà perduta, le invocazioni, le deserte speranze, le parole di amore e di furore se escono dal petto degli uomini in certi momenti e in certe età della storia? E' stato già detto di sopra in un caso analogo: sono moti della coscienza morale, storia che si fa. (Tratto da: Benedetto Croce, La storia come pensiero e come azione, 1938)
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